Berlusconi anti Stato pubblico e privato, sgomento di sepolcri intronati

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 18 Ottobre 2011 14:49 | Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2011 14:59

ROMA – Lo dice a Lavitola parlando al telefono e poi il saperlo “fa notizia”. Lo dice in Parlamento, nei discorsi ufficiali, ai giornalisti, nei comizi, nei video messaggi e pure nei vertici internazionali e fa meno “impressione”. Strano caso di inversione della notizia quello che riguarda il Sivio Berlusconi pubblico e privato. Lui è sempre coerentemente anti-Stato ma “l’uomo che morde cane” è la sua telefonata con l’amico, confidente e consigliere mentre il “cane che morde uomo” è il premier che dichiara intollerabili limiti le regole della democrazia parlamentare. Strana inversione della notizia che determina collettivo straniamento: lo sgomento tardivo dei sepolcri intronati.

Sepolcri intronati lo siamo da tempo un po’ tutti. Intronati dall’abitudine, dalla rassegnazione, dal realismo che sconfina nella resa. Quante volte Berlusconi ha detto che l’esser stato votato dalla maggioranza configura per lui uno status speciale, al di sopra della legge e delle leggi? Lo ha detto con una legge che ha fatto votare, il Lodo Alfano. Diceva la legge che lui non era un ministro come gli altri, ma l’intoccabile depositario della volontà popolare. Quante volte ha detto che il potere in Italia è “usurpato” dai magistrati e che i magistrati delinquono? Lo ha detto dicendo della “associazione a delinquere nella magistratura da indagare con commissione parlamentare”. Lo ha detto dieci, cento volte in pubblico e non solo a Lavitola al telefono. Quante volte ha detto che le sue leggi, fatte dal suo Parlamento poi una Procura le impugna e le passa al complice tritacarne della Corte Costituzionale “in mano alla sinistra”? Quante volte ha detto che i giornali mentono e sono da boicottare? Non erano del partito di Berlusconi quelli che davanti al Tribunale di Milano sono andati con il manifesto “Via le Br dalla Procura”? Quante volte Berlusconi ha spiegato che un voto di popolo lo ha reso “istituzione” in carne e ossa? Quante volte ha detto quel che pure ha detto a Lavitola: “Lavoro come un matto, abbraccio tutti, poi mi fischiano e nessuno punisce quelli che mi fischiano e offendono”? Ci ha fatto sopra campagne elettorale e azioni di governo, leggi e comizi: lui, cioè lo Stato, non si fida, anzi considera “eversivi” gli altri poteri dello Stato.

Lo ha detto e fatto tante volte che ci siamo abituati, al punto di diventare sepolcri intronati. Il giorno in cui un capo di governo dice che altri poteri dello Stato complottano e tramano contro di lui, il giorno dopo quei poteri eversivi vengono messi in condizione di non nuocere oppure il capo di governo viene accompagnato dallo Stato e dal paese alle dimissioni. Questo paese, questo Stato, noi tutti abbiamo perso e smarrito l’attimo. Abbiamo accettato di vivere in un mondo in cui ci sono contemporaneamente una magistratura eversiva, una Corte Costituzionale partigiana e un capo di governo che lancia queste accuse e ad esse sopravvive. Contemporaneità intollerabile e venefica: o l’uno o l’altro il paese e lo Stato dovevano esigere. O via l’uno o via l’altro. Ma non siamo stati capaci, per debolezza, opportunismo, stanchezza. Fino al punto di diventare sepolcri intronati. Troppo tardi per tornare indietro, recuperare l’attimo, l’attimo della democrazia. E ogni tanto viviamo sgomento tardivo. Di nuovo e di più di quel che sempre Berlusconi ha detto al paese nella telefonata con Lavitola c’è solo “un cazzo”. “Non conto un cazzo” dice infatti il premier al suo amico, la novità è nel termine e non nel lamento. E la piazza che marcia sul Tribunale? Se ne è discusso nei vertici del Pdl quando si discuteva di manifestazioni di piazza. E l’assedio a La Repubblica? Berlusconi lo aveva lanciato con l’invito agli industriali a non dare più inserzioni pubblicitarie al quotidiano. Strano paese, paese intronato dalle grida di un premier di Stato che da sempre urla che l’ostacolo, il fastidio, il nemico è lo Stato.