Elezioni, rivotare con le preferenze: al peggio non c’è mai fine

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 5 Agosto 2014 14:10 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2014 16:38
Elezioni, rivotare con le preferenze: al peggio non c'è mai fine

Foto d’archivio

ROMA – Il popolo, la gente, l’elettorato, l’opinione pubblica, il paese….chiamatelo come moda, uso e costume di volta in volta comandano comunque non cambia: il popolo, la gente, l’elettorato bocciò le preferenze elettorali come il peggio della politica che c’era allora. Allora era quando un referendum, un voto popolare, cancellò il votare per via di preferenze. Referendum, volontà popolare espressa che abrogò le preferenze perché giudicate culla e contagio della mala politica, del traffico di soldi pubblici in cambio di consenso elettorale, delle faide interne tra partiti e potentati. Insomma il peggio che c’era quando ancora il popolo, la gente, la pubblica opinione, il paese…non giudicavano tutti i partiti politici come il peggio che c’è.

E sia, facciamo a dimenticarcene, facciamo che quel voto non vale più, anzi non parliamone proprio più di quel referendum. Altrimenti, solo a ricordarcene, dovremmo farci delle domande seccanti guardandoci allo specchio. Se ieri la preferenza elettorale era l’arma e lo scudo e la bandiera e il portafoglio del politico alla meglio arraffone e alla peggio corrotto, come mai oggi la preferenza è “ridare la parola ai cittadini”? Come accade e perché accade che tradizioni politiche e segmenti di pubblica opinione che hanno combattuto e vinto il mal costume delle preferenze oggi lavorino a rivotare con le preferenze?

Domande seccanti davanti allo specchio. Si dovrebbe ad esempio rispondere che l’ala Bersani del Pd, l’ala degli irriducibili a Renzi vuole le preferenze in modo da convogliare su alcuni candidati il voto e le indicazioni di voto dei “non Renzi”, Cgil della Camusso in testa. Obiettivo legittimo certo, difficile però definirlo “baluardo della democrazia”. L’ala Bersani e dintorni del Pd vogliono le preferenze perché conviene alla loro corrente di partito. Punto. E via a sbianchettare anche la memoria di quando la sinistra, pure quella comunista, era contro le preferenze.

Già, pure quella comunista. I comunisti raccontavano e documentavano come le preferenze fossero il bottino dei candidati imbottiti di soldi, come le preferenze fossero il peggior veicolo del peggior voto di scambio, come i pacchetti di preferenze fossero spesso in mano ai potentati locali, quella della clientela. E anche quelli della criminalità. Come accade che oggi i vari Vendola, De Petris Loredana, Civati…insomma la “sinistra-sinistra” che più sinistra non si può, rivoglia le preferenze?

Le stesse preferenze che vuole il Nuovo Centro Destra di Alfano e che vogliono chi più chi meno tutti i piccoli partiti e dentro i partiti le piccole correnti. Le stesse preferenze che grida di volere M5S di Grillo. Già, perchè? Domande seccanti a farsele allo specchio, domande seccanti che avrebbero risposte imbarazzanti. Risposte che quindi non si danno, non girano.

Gira invece una risposta bugiarda e tragicomica: le preferenze per porre fine al “Parlamento dei nominati”. Quanta presa per i fondelli in questa risposta! A meno di non pensare che possano essere i cittadini a scegliere i candidati (guardare per credere quel che accade in M5S: alcune decine di migliaia di abilitati al sito e al MoVimento scelgono i candidati, alcune decine di migliaia su quarantacinque e passa milioni di elettori) a meno di non trastullarsi con l’idea alquanto schizofrenica di una democrazia senza delega, con le preferenze si vota per selezionare al peggio quel che la politica sforna.

Sempre nelle elezioni regionali ad esempio i peggiori candidati raccolgono il maggior numero di preferenze, il Batman del Consiglio regionale del Lazio ne è la prova e la contro prova è ovunque. Con le preferenze gli elettore scelgono chi spende di più, promette di più, si compromette di più, traffica e impiccia e imbroglia di più. Non a caso la preferenza la usano il 10 per cento degli elettori al Nord, il 15 al  Centro e il 30/40 per cento al Sud.

Rivotare con le preferenze: lo vuole M5S, lo vuole la sedicente sinistra Pd, lo vuole la sinistra dicentesi alternativa, le vogliono Angelino Alfano e Formigoni, non dispiacerebbero a Fitto, le vogliono i futuri alleandi elettorali di Berlusconi, tutta la destra e le destre che ci sono purché più piccole di Forza Italia. E verso le preferenze si sta riscivolando, così, tanto per vedere se sulle preferenze si riusciva a far rompere Berlusconi con Renzi e viceversa. Le preferenze erano il peggio abolito per referendum, ma al peggio non c’è mai fine.