Elogio funebre del Pd morto di cancro..Italia. Vivi Berlusconi e Grillo, auguri!

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 20 Aprile 2013 12:52 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2013 14:17

Pier Luigi Bersani (foto Ansa)

ROMA – Ho visto morire partiti, ma mai in un giorno solo. Invece il Pd è venuto giù d’un botto, come quei palazzi che solo in Italia sanno d’un solo botto andar giù. Un terremoto, una frana, un’alluvione e il palazzo che c’era d’un tratto non c’è più: mangiato, sbriciolato, macerie. D’un colpo, appena ieri era lì con tutti i suoi piani, terrazze, balconi, appartamenti, garage, negozi. D’un colpo. Ma non è colpa del terremoto e neanche della frana e neanche dell’alluvione. Questi da soli non butterebbero giù d’un colpo un palazzo se il palazzo non fosse costruito male e costruito là dove non si deve. Noi costruiamo così in Italia: male e dove non si deve. Poi stupiamo del crollo e piangiamo i morti. Accade quando la terra trema o frana, accade anche e allo stesso modo quando tremano e franano la società, l’economia e la politica.

Tra due o tre righe dirò come mal costruito fosse il Pd e dove malamente sia stato edificato, su quale tremenda linea di faglia. Fondamenta sulla linea di faglia e sabbia nel cemento delle strutture…tra due o tre righe. Prima però due o tre parole su ciò che rimane vivo, vegeto e ben dritto in piedi dopo il crollo del Pd. Berlusconi e la sua destra politica e sociale, i milioni di italiani convinti e sicuri che “levandosi dai coglioni” lo Stato, le tasse, l’Europa, Equitalia e magari anche l’euro ognuno si farà i fatti e i soldi suoi. E Grillo e la sua “rivoluzione senza ghigliottina”, cioè i milioni di italiani convinti e sicuri che “levandosi dai coglioni” i partiti, le banche, il deficit e magari anche il Parlamento ognuno sarà “cittadino” della Repubblica dei diritti libera dai doveri. Entrambi diversamente certi di averli “i coglioni”, di essere loro “il popolo con i coglioni”. In un paese abitato e percorso da tribù di eunuchi, comprese quelle popolose e orgogliose di Berlusconi e Grillo.

Il Pd mal costruito, la sabbia nel cemento. L’idea fondante che in Italia possa e debba esistere senza la fatica di costruirlo un riformismo di sinistra e di massa. L’idea che la sinistra abbia l’elettorato e il blocco sociale adatti alla “ristrutturazione” totale del palazzo-Italia e capaci di reggerne lo sforzo e il peso. Sforzo e peso di cambiare fondamenta, facciata e piani interni dell’edificio-paese. Non è così e si è visto con il doppio auto affondamento dei due governi Prodi. Non è così e si vede nella reazione di rigetto di elettorato e blocco sociale del Pd ad ogni vera riforma dell’esistente. Parola d’ordine e faro di questo elettorato e blocco sociale è “resistere, resistere, resistere”. Non nella trincea della Costituzione ma nella Maginot del tanta spesa pubblica, tante tasse e un po’ a tutti in assistenza di quel che ne viene. E’ questo il cemento nella sabbia: il Pd che si assegna l’improcrastinabile compito di cambiare i connotati all’Italia votato e vissuto da chi ritiene sacrilegio e danno il farlo davvero, farlo, come usa dire “sulla pelle della gente”.

Riformismo che è tale perché è di sinistra e se di sinistra non fosse non sarebbe riformismo. Sinistra riformista per diritto di nascita, senza bisogno di offrirne prove perché altrimenti non sarebbe sinistra. E popolo, gente, soggetti sociali che altro non aspirano e attendono che un riformismo di sinistra. Equazioni che non tengono, assiomi che non stanno in piedi: il Pd era questa nobilissima e ingenua, inconsapevole e furbetta falsificazione della realtà.

Ma questi sono discorsi e parole d’altri tempi, sfrontatamente fuori dal tempo di oggi perché complessi, quindi quasi blasfemi. Più immediato parlare della “linea di faglia” su cui era costruito il Pd, la linea di faglia dell’equivoco Italia. Già, perché il nostro paese, noi tutti siamo immersi e avvolti da un grande equivoco. L’Italia è un paese occidentale ad economia di mercato in un mondo di mercati globali, un paese europeo con l’euro per moneta. Di questo status rivendichiamo i diritti e le opportunità. Ma questa cosa che siamo, a grande volontà popolare non vogliamo essere. Lo abbiamo detto, anzi votato a gran maggioranza appena due mesi fa.

Ciò che questo status ci impone (aziende con più capitale di rischio, imprenditoria meno “nana”, sindacati meno corporativi, corporazioni meno potenti, scuola e università più difficili e selettive, salari e investimenti sgravati da tasse perché le tasse pagano meno assistenza e mano morta sociale, spesa pubblica selettiva e controllata, più tecnologia nelle produzioni, più eguaglianza sociale nella formazione del reddito e della ricchezza e non nella redistribuzione del deficit e debito…) tutto questo e altro ancora che attiene a questo status lo abbiamo bocciato il 25 febbraio dopo averne dubitato per anni. Fino a che lo status era gratis, evviva lo status! Essere quel paese lì che siamo, saremmo, costa? Che perisca lo status con tutti i Filistei…con l’accortezza-garanzia, sia chiaro però, per l’elettore-Sansone che le colonne del tempio non cadano davvero. E’ questo il grande equivoco Italia: vota uno su tre per Berlusconi e per quella destra che con lo status europeo, di mercato e di riforme nulla ci “azzeccano”. Vota uno su quattro per Grillo e M5S cui quello status fa anche abbastanza schifo.

In mezzo, al centro dell’equivoco era costruito e votato il Pd. E non ha retto, vien da dire ovviamente, le scosse della faglia. In Parlamento dove il Pd si è auto divorato sbranando Marini, Prodi, Bersani, Bindi e affondando i denti anche sul corpo politico di D’Alema e Renzi non è stata la lotta di correnti interne o la Babele delle faide e dei rancori il motore, la ragione dell’auto cannibalismo. Nessuno, neanche i partiti, si divora da solo. Al massimo si suicida, questo sì. Ma divorarsi ha altra dinamica e fenomenologia.

Il Pd è crollato d’un botto, ha mangiato se stesso perché afflitto o benedetto da un cripto-grillismo di fondo. Cinquanta voti a Montecitorio per il candidato Rodotà di M5S non nono una “corrente” sono un altro partito, un partito altro. Un partito che è di casa dentro il Pd, un partito, un sentire e un volere che crescono. Fatto di Bersani, il Bersani che tutto ha sbagliato e giustamente se ne va, che un attimo dopo non aver vinto le elezioni cerca il governo con Grillo. Non era solo Bersani in quella ricerca, aveva dietro di sé, con sé buona parte dell’elettorato Pd. Fatto dei giovani parlamentari che il popolo lo cercano e lo trovano su Tweet e su Facebook. Fatto di attori, giornalisti, intellettuali e pure cantanti, di sinistra garantita e provata per carità, che poi tutta questa differenza tra M5S e sinistra non la vedono proprio. E allora, perché non Rodotà?

Cripto-grillismo più paura di andare a votare, di nuove elezioni, più imperativo numero uno di non andarci con Renzi leader, più qualche antico misero rancore hanno fatto 101 “traditori” come li ha chiamati Bersani. Tecnicamente traditori al cento per cento: la mattina l’ovazione corale di tutti i parlamentari a Prodi candidato, il pomeriggio uno su quattro che non vota Prodi. Un modello Giuda very fast. Bugiardi, spergiuri. Ma politicamente traditori di che?

Non è un caso che l’alleanza Pd-Sel che doveva governare l’Italia si sia dissolta nel voto per il Quirinale. Anzi, è stata una lezione concentrata in poche ore di quel che sarebbe successo in molti mesi se avessero governato: l’impossibilità di coagulare qualcosa che non sia il “tutti a casa” di Grillo e il “ciascun per sé” di Berlusconi e di farlo diventare governo. Se hanno tradito, e lo hanno fatto, hanno tradito un razionale bisogno, un interesse generale, non certo un elettorato, men che mai il loro di elettorato.

Non è un caso che questa alleanza comunque vada non sarà lei a decidere, volere, scegliere chi sarà il Capo dello Stato. Quel che ne resta si accoderà a un’intesa Monti-Berlusconi oppure si imbarcherà sul carro e sul candidato di Grillo. Cancellieri, Rodotà e comunque un Presidente cui Pd e Sel “concorreranno” in ordine presumibilmente sparso. E in ordine sparso resteranno se e quando ci sarà un governo. Comunque governo per sei settimane, sei mesi, un anno…

E se sarà Napolitano ancora presidente per ragion di salute pubblica, sarà paese e governo palazzo terremotato tenuto su con le travi, come ogni centro storico di città terremotate in Italia. E sarà Pd tenuto in vita artificiale mentre forse comincia “l’espianto degli organi”.

Dieci anni di governo Berlusconi, gli ultimi dieci anni, hanno condotto il paese, in sostanziale accordo con la maggioranza della pubblica opinione, ai margini del suo status di paese europeo. Il governo immaginario, del paese, del Parlamento, di se stessi perfino, di Pd più Sel ha mostrato che non sono in grado di tenerlo e forse di volerlo quello status. Il governo che non c’è, quello di Grillo, è quello che affascina e seduce chi quello status schifa o semplicemente ignora.

Dunque elogio funebre del Pd. Elogio perché era come un figlio mai nato: nella immaginazione il migliore. Elogio perché ora tutti gettano un sasso e neanche un fiore sulle spoglie. Elogio perché l’epitaffio l’hanno già scritto tutti. Funebre perché il Pd non risorgerà neanche con Renzi. Ci sarà un lascito, forse perfino un erede che sappia farne uso, ma quel che era non più. Morto di una malattia che una volta si diceva incurabile e che in questo caso lo era davvero, morto di un cancro dalle mille metastasi, il cancro dell’ equivoco Italia. Il cadavere più grosso finora, quello che “tonfa” di più mentre va a terra. Non il primo e neanche l’ultimo e magari fossero solo i partiti a conoscere funerali.

Nell’equivoco Italia restano vivi e in piedi Berlusconi e Grillo, alla prossima sarà referendum tra i due. Auguri! Ed è questa forse l’unica frase di autentico, sincero, amaro e documentato cordoglio con cui si può salutare il Pd che se ne va.