Letta-bis, voto a novembre, voto a marzo: comunque finisce…a troika

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 29 settembre 2013 11:37 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2013 11:42

Letta-bis, voto a novembre, voto a marzo: comunque finisce...a troikaROMA – Finisce a…troika. Comunque vada la crisi aperta da Berlusconi finisce a troika che è un po’ come quando con sdoganato turpiloquio si dice che “finisce a puttane”. Finisce a troika, cioè a Banca centrale europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea che si fanno carico dell’Italia, la ingessano e le impongono una dura riabilitazione. E i tre, Bce, Fmi e Ue, non lo faranno per maligna ingerenza o caritatevole beneficenza, lo faranno per sopravvivenza, la loro.

Finisce a troika, a vigilanza internazionale della finanza pubblica italiana, perché il governo che c’era scaricava sul debito pubblico tutta l’incapacità del sistema politico e sociale di cambiare i connotati al fisco, alla produttività, alla spesa. E il governo che non c’è più e quello che potrebbe esserci e la campagna elettorale che verrà e il governo che dopo la campagna elettorale e le elezioni verrà, tutti e tutti insieme scaricheranno sul debito pubblico. Debito che oggi è sopra il 132% del Pil, che salirà in percentuale. Fino a percentuali che faranno domandare a più d’uno: ma è “solvibile” un debito del genere? Al dubbio, alla sola comparsa del dubbio, Bce, Ue, e Fmi dovranno intervenire, “commissariare”. Legare le mani del marinaio Italia con la fune del giubbotto salvagente. Per salvare il marinaio che apriva falle nella nave e con lui tutta la ciurma.

Finisce a troika perché se una banca italiana dovesse andare in difficoltà non ci sono più denari pubblici per impedire che chiuda. O meglio, ci potranno essere solo se l’Italia chiede e accetta aiuto finanziario internazionale. Alle condizioni che questo comporta.

Finisce a troika perché in due anni, dall’estate del 2011 ad oggi, passando per Berlusconi-Tremonti e poi Monti e poi Letta e poi ancora Berlusconi-Brunetta nessuno dal governo ha fatto nulla per modificare davvero il sistema fiscale oppressivo e al tempo stesso cieco. Ancora meno i governi hanno fatto sul fronte della spesa pubblica. E nulla sulla produttività, il vero motore della creazione di ricchezza. Nulla hanno fatto i governi e nulla di realmente diverso hanno chiesto le opposizioni alla Grillo, Sel o estrema destra. Né modifiche hanno chiesto i sindacati e le corporazioni, anzi si sono fieramente opposti.

Finisce a troika perché è un’intero paese che vuole aspettare, esige che tornino i tempi di prima e non vuol capire che sono i tempi di prima la causa prima dei guai di oggi.

Finisce a troika, un po’ più stringente di quanto in Spagna, un po’ meno di quanto in Grecia. E questo indipendentemente dalle forme nazionali della crisi politica. Elezioni il 24 novembre, come vuole Berlusconi. Oppure elezioni a marzo, come in fondo vuole il buon senso rassegnato a fare i conti con la realtà. Oppure un governo Letta-bis con i voti dei per ora fantasmi dei “moderati” del Pdl che mollano Berlusconi. Oppure un “governo del presidente”, cioè un governo nominato da Napolitano solo per controfirmare la legge di stabilità scritta dalla troika e per provare ad andare a votare, a elezioni anticipate a marzo con una nuova legge elettorale.

Sarà gran convulsione e gran battaglia di cortile tra l’una o l’altra di queste soluzioni nazionali. E certo ci sarà apprezzabile differenza tra l’uno o l’altro esito della crisi. Ma la partita vera, quella per tenere in pedi la nostra economia, il nostro welfare, il nostro Pil, il nostro bilancio con la nostra capacità di produrre e di governare, quella partita è andata. La giochiamo da più di due anni e non abbiamo mai tirato veramente nella porta avversaria. Ora un pazzo furioso ha bucato il pallone. Deciderà quindi la “terna arbitrale”.