Letta, il magico mondo di Enrico: “Italia paese giovane, virtuoso, credibile”

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 26 settembre 2013 15:35 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2013 16:11
Enrico Letta

Enrico Letta (foto Ansa)

ROMA – Ora chiede una “verifica di governo”, anticamera e prologo della crisi di governo. Appena 24 ore fa Enrico Letta viveva in un suo paese delle meraviglie e narrava dagli Usa dell’Italia “paese giovane, virtuoso e credibile”. Il mondo immaginario di Enrico Letta.

Giovane un paese afflitto da vecchiaia demografica e senescenza civile. Virtuoso un paese che scivola sul piano sempre più inclinato della ingovernabilità e insolvibilità del debito pubblico, un paese a due passi dalla “legge di stabilità scritta a Bruxelles”. Credibile un paese la cui unica riforma dopo due anni dal faccia a faccia con la bancarotta è stata tagliare mezza Imu, cambiare nome all’altra metà e la cui unica eterna forma è quella di Berlusconi che chiama “colpo di Stato” l’osservanza della legge e che chiama tutti gli italiani a pagare in moneta sonante il prezzo della mancata concessione della sua personale immunità e impunibilità.

Certo appena 24 ore Enrico Letta era l’oste che decanta le qualità del suo “vino”. Non si può chiedere, non sta all’oste la verità sul vino, come sia davvero il vino è domanda che all’oste non si deve fare. Però Enrico Letta sembra proprio essersi autoipnotizzato nel decantare le virtù nascoste della sua cantina. Non solo come è giusto e doveroso intende fare il suo mestiere di presidente del Consiglio fino all’ultimo fiato e fino all’ultimo minuto. Va oltre, troppo oltre è andato. Fino ad immaginare quel ce non c’è e a fare di questo immaginare un metodo.

Un metodo di governo: il “paese giovane, virtuoso e credibile” del premier fa il paio con il ministro Zanonato che dice “Non è successo molto a Telecom, Telecom non diventa spagnola, spagnola è solo la Telco”. Già, la Telco che controlla Telecom. E Letta e Zanonato fanno “scopa” con Stefano Fassina vice ministro che dice di essere alla ricerca di altri partner per Alitalia.

Un intero governo che abita e vive nel suo “paese delle meraviglie”. Paese e governo che scoprono niente meno che Telecom, per Telecom passano le telecomunicazioni, che vagheggiano di”scorporo della rete” per neutralizzare gli spagnoli. Paese e governo che rifiutano l’elemosina di Air France. Infatti proprio di elemosina si tratta, l’elemosina che si fa al mendicante Alitalia.

Nel paese delle meraviglie si omette, anzi proprio non esistono i fatti. Non quello per cui ci vogliono 7/10 miliardi per pagare lo”scorporo della rete” e i successivi investimenti in tecnologia ammontano almeno ad altrettanti. Quindici miliardi alla grossa e chi ce li mette? Ci fossero stati quei miliardi gli spagnoli di Telefonica non avrebbero potuto comprare un bel niente. Telecom è scalabile perché è una scatola piena di debiti, scatola saccheggiata dalle “cordate” di imprenditori italiani con la politica che ha fatto “il palo” per quasi venti anni.

Nel paese delle meraviglie non esiste il fatto che Alitalia è una flotta di “piani industriali” falliti ed è una baracca che se non trova qualche centinaio di milioni subito non ha i soldi per far volare i suoi aerei oltre Natale. Nel paese delle meraviglie si sogna e si resta invaghiti dell’Italia come è stata per tanto tempo: i soldi per Telecom e per Alitalia ce li mettono i contribuenti e si trovano per via di tasse. Non per cattiveria verso i contribuenti ma perché a governar così si rimanda, si rinvia e nessuno si lamenta troppo. Nessuno di chi di Telecom e Alitalia ci campa. Salvo poi morir tutti di tasse.

Ecco, i soldi sono finiti e le tasse pure. Ma il metodo no, quello continua. Un metodi di governo del paese e di governo delle cose. In fondo è lo stesso metodo applicato al Congresso del Pd: rinviare e mai scegliere. E Letta, Zanonato e Fassina sono tutti e tre del Pd. Forse un caso, forse invece una cultura: quella del medico pietoso, con quel che segue.