Euro roulette gioca il 5 e il 9. Se non escono… rien ne va plus

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 29 Novembre 2011 13:34 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2011 13:34

Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti (Lapresse)

ROMA – Sulla roulette del default, insomma del “tutti a casa” in una sorta di “otto settembre dell’euro”, si giocano due numeri: il cinque e il nove. Il cinque dicembre italiano e il nove dicembre europeo. Se “escono”, allora si continua a giocare. Altrimenti, rien ne va plus.

Il cinque dicembre italiano. Quel giorno Mario Monti e il suo governo devono dire e fare: la nuova tassa sulla casa, qualunque essa sia. Il nuovo calcolo delle pensioni future, qualunque sia l’età per andare in pensione: La nuova tassa patrimoniale, difficilissima da fare perché i patrimoni o sono appunto case o sono depositi bancari o sono nascosti al fisco. I tagli di spesa alla politica, indispensabili come esempio. Il probabile aumento dell’Iva che però non ha senso se non si accompagna ad un parallelo meno tasse sul lavoro e impresa. L’avvio della vendita di patrimonio statale. Quale che si la miscela e a quanto ammonti il totale del conto: 15 o 25 miliardi subito, il cinque dicembre Monti deve dire, fare e rischiare. Senza troppo “concertare” con partiti e forze sociali.

L’anno che viene sarà di “recessione”: un tg satirico l’altra sera raccontava di Umberto Bossi euforico alla notizia e che poi si correggeva: “avevo capito secessione…”. Scenetta inventata e paradossale ma non lontana dalla realtà. E non è solo Bossi, il Pdl non vuole la patrimoniale, l’Ici la vogliono tutti ma non sulla prima casa, la Cgil non vuol sia “fatta cassa” sulle pensioni…Se concerta troppo e troppo a lungo, Monti ritesse la solita tela di Penelope e comunque fabbrica un vestitino leggero non buono per l’inverno che arriva. Il cinque dicembre italiano deve essere di lana forte e grezza, anche se irrita la pelle della politica e quella del paese. E poi il cinque dicembre italiano, se “esce” e paga la puntata, va portato   al tavolo che conta di più, quello europeo.

Il nove dicembre europeo. La Bce deve avere il via alla possibilità di prestare denaro liquido alle banche europee che di liquidi non ne hanno più. Prestito massiccio per due o tre anni e non ad una settimana o ad un giorno come adesso avviene. E la Bce deve avere il via a fissare un limite invalicabile: quello del cinque per cento di interesse sui titoli di debito sovrano. Insomma gli Stati europei devono avere la certezza di poter prendere denaro pagandolo in cinque per cento e non di più. Se il mercato chiede tassi più alti, la Bce deve avere il via a comprare lei al cinque per cento quel che il mercato non compra. Il via la Bce deve averlo dai governi, in primo luogo dalla Germania.

Germania che chiede, per darlo questo via, controlli preventivi e sanzioni sulle leggi e sui comportamenti degli Stati che i mettono sotto l’ombrello della Bce una volta che questo sia stato aperto. Il nove dicembre europeo deve dire che questo patto, questo scambio è deciso, fatto e parte l’indomani.

Altrimenti? Se il cinque e il nove non “escono” sulla roulette italiana prima ed europea poi? Se va altrimenti il Gran Casinò Europa chiude, il croupier pronuncia il fatidico rien ne va plus e il giorno dopo i mercati spengono la luce.