L’Europa si sfarina, scolla e smonta. E’ l’ora di un governo politico

Mino Fuccillo
Pubblicato il 25 luglio 2012 14:35 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2012 18:39

ROMA – L’Europa si sfarina, si scolla, si smonta. E quindi, e anche purtroppo, è l’ora di un governo politico, competente se può, ma di certo non tecnico. A fine anno, nel caso improbabile si voti a novembre, oppure a fine aprile 2013 nel caso si voti la prossima primavera, in fondo non cambia molto. Ma il governo che verrà deve essere politico per il semplice e drammatico fatto che dovrà decidere cose che tecniche non sono, se mai ce ne sono. Se l’Europa si sfarina, si scolla e si smonta, l’elettorato e le forze politiche, i votanti e i votati devono assumersi la responsabilità di quel che fanno. L’esatto contrario di quanto avviene adesso dove tutti, opinione pubblica, categorie sociali, sindacati, movimenti e partiti politici e perfino al gente comune si tengono lontani e distanti dal governo e legano la loro sopravvivenza sul mercato dell’opinione al non condividere, assumere e sottoscrivere appunto nessuna responsabilità. E governo politico dovrà essere perché quello tecnico di Monti era buono e adatto ad inserire l’Italia nel gruppo di quelli che si salvano, era il governo che trovava posto all’Italia nell’Europa che salvava se stessa. Ma se l’Europa si sfarina, si scolla e si smonta, allora non è più questione di salvarsi, è questione di guidare un nuovo cammino che è anabasi dopo la rotta. Qualunque sia la rotta, suicida ed oscura, oppure lucida e diretta a riveder le stelle, non può essere un tecnico questo tipo di guida.

L’Europa si sfarina: si fanno meno intensi e stringenti i rapporti commerciali tra i vari paesi dell’Unione, sempre più ciascuno di loro cerca salute nelle esportazioni fuori area euro. Nel periodo gennaio aprile 2011 la Germania produceva fuori dell’area euro il 59% del suo export, nello stesso periodo 2012 la percentuale è salita al 61%. Solo la Germania? No, analogo raffronto mostra la Francia ad un passaggio dal 50 al 52 per cento delle esportazioni fuori area euro e la Finlandia al 78% là dove era 68%. E anche l’Italia ha fatto lo stesso: 7 per cento in più di esportazioni fuori area rispetto ad analogo periodo 2011. Si riducono i legali commerciali all’interno dell’Unione e non è ardita l’equazione secondo la quale a tale riduzione corrisponde riduzione di una delle fonti materiali dell’interesse a restare uniti e insieme, magari ad ogni costo.

L’Europa si scolla: tutte le banche europee stanno riducendo l’esposizione nel continente, nel loro continente. Le banche francesi nel 2009 avevano in Europa, Francia ovviamente esclusa, il 61,7% della loro esposizione, ora l’hanno ridotta al 54,9%. Le banche tedesche sono passate dal 63 al 56 per cento.

L’Europa si smonta: da metà del 2011 sono uscita dall’Italia e dalla Spagna capitali bancari e finanziari per circa 500 miliardi ovviamente diretti in Nord Europa. Senza calcolare quelli usciti da Grecia e Portogallo. Un’impresa tedesca si finanzia praticamente a zero di denaro in prestito, una italiana si finanzia tra il 5 e il sei per cento di tasso da pagare sul credito ottenuto.

L’Europa si sfarina: il sito del governo spagnolo annuncia che Madrid, insieme e d’accordo con Parigi e Roma, preme su Berlino o l’Olanda per avere subito  lo scudo anti spread. Parigi fa sapere che a Madrid sono matti, loro con la Merkel non litigano in piazza, Roma sbugiarda Madrid.

L’Europa si scolla: tutti a ovest del Reno e sud delle Alpi dicono che tocca alla Bce, che tocca alla Banca centrale europea stampare in un modo o nell’altro quegli euro con cui comprare il debito sovrano degli Stati che stanno esplodendo. La Bce può farlo e forse in qualche modo e misura presto, molto presto, lo farà. Ma la Bce non può controllare quel che poi i singoli Stati e governi ci fanno con i miliardi stampati dalla Bce. E la Germania e anche altri paesi non accetteranno mai di stampare moneta senza poter controllare se mai una Spagna ci finanzia e paga il pozzo senza fondo e regola delle sue autonome Regioni o se un’Italia ci finanzia e paga il sovraccosto di sistema secondo cui ogni passo “pubblico” e della pubblica cosa non è e non può essere, di certo non procede quel passo se non distribuisce obolo di denaro pubblico al “sociale”, ai “servizi”, oppure alla corruzione.

L’Europa si smonta perché a rimontarla davvero ci stanno in pochi. I tedeschi dicono: soldi in comune, cassa comune solo dopo controllo collettivo e primario delle leggi di ogni singolo Stato, Bello, giusto, ma funziona come il dilemma su prima l’uovo o la gallina? Funziona, e forse serve, a far sì che la risposta e l’ora non arrivino mai. Come quei cartelli nei negozi: oggi non si fa credito, domani sì. I francesi dicono: solidarietà subito, controlli, forse, magari domani. Parigi vuole un sistema di controlli assolutamente simile a quel pollaio dove son così tanti i galli a cantare che non si fa mai giorno. Finlandesi e olandesi vogliono mollare, greci e spagnoli si sentono mollati. Gli italiani…L’Italiano Monti ha puntato sulla Merkel: portarle in dote un’Italia mai vista, un’Italia seria e credibile e quindi far scaturire da questa offerta una Merkel che comprende, apprezza e agisce di conseguenze. La Merkel ha compreso, apprezzato ma è a sua volta non affidabile nell’agire. Lo schema Monti non ha funzionato, la Merkel non è di granito, quel granito che Monti aveva pensato di poter spostare sia pure con una fatica di Ercole. La Merkel va e governa a vento anche lei. Lo schema del salvarsi, del salvare l’Italia dentro il contenitore Europa e salvare l’Europa senza amputazioni, soffrendo sì ma tutti insieme e non mollandosi mai non sta funzionando. Era lo schema migliore, anche per questo detto “tecnico”. Però non va.

E quindi che il prossimo sia governo politico e che si cominci a dirselo subito. Cosa che nessuno fa: l’alibi Merkel, l’alibi Bce, l’alibi Monti. Elettorato, opinione pubblica e partiti politici italiani, tutti, da Maroni a Grillo traversando tutto l’arco delle sigle, buttano la palla in tribuna. Colpa della Merkel, no della Bce, no di Monti, no delle banche… Chi scrive non pensa che il governo Monti sia stata iattura e sciagura. E’ però un governo troppo anomalo, fin quasi alieno rispetto all’Italia vera. Poteva servire, è servito, serve fino a quando si tratta di salvarsi d’urgenza. Per salvarsi d’urgenza e d’emergenza un governo degli ottimati è alternativa preferibile e più utile del governo dei pessimi che c’era e del governo dei mediocri che c’era prima ancora. Ma se appunto l’Europa si sfarina, si scolla e si smonta, allora a decidere se vogliamo un po’ di anni di inflazione al 10 e passa per cento oppure se si consolida forzosamente il debito pubblico sulle spalle del risparmio e patrimonio privato, oppure se non si fa nulla e si va alla deriva finché dura che fa verzura…tutto questo ed altro ancora a deciderlo deve essere un elettorato e a farlo deve essere schieramento, Parlamento e governo politico. E se poi sarà di nuovo governo dei pessimi o al massimo dei mediocri? Vorrà dire che questa è la nostra cifra, la nostra volontà e la nostra strada.

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