Fiducia moscia di maggioranza finta, l’unità nazionale è all’opposizione

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 16 Dicembre 2011 13:53 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2011 15:36

Il governo Monti (Lapresse)

ROMA – Poche ore prima che il governo ottenesse la fiducia alla Camera, il Corriere della Sera era in edicola con il titolo in prima pagina: “Unità nazionale, all’opposizione”. Spiegava il quotidiano: “Mario Monti non guida il governo con la più ampia maggioranza parlamentare della storia. Guida il governo con la più ampia opposizione mai vista. Quella palese, anzi sguaiata, della Lega. Quella ormai dichiarata dell’Idv. E quella sotto traccia dei democratici, del Pd, che manifestano contro la manovra e di Berlusconi che fa ormai ogni giorno professione di perplessità”.

Ma come, tutti all’opposizione poche ore prima che tutti, in verità non proprio tutti, votassero la fiducia a Montecitorio? Era un abbaglio quello del Corriere della Sera, poche ore dopo smentito dal voto parlamentare? Tutt’altro: il Corriere della Sera coglieva nel segno e il voto parlamentare, a saperlo leggere, lo confermava.

L’unità nazionale all’opposizione si manifestava in Parlamento in due modi, coerenti tra loro. Il primo erano i 495 sì al governo, in stragrande maggioranza accompagnati e sottolineati da una pubblica e ripetuta presa di distanza da quel che pur si votava. Il Pdl sulla manovra e sul decreto non ci mette né la faccia né la firma, poche ore prima Berlusconi si era detto contrario all’intervento sulle pensioni, a quello sui capitali “scudati”…Il Pd sulla manovra e sul decreto teneva a far sapere che avrebbe fatto altrimenti, sulle pensioni, sulla patrimoniale, sull’Ici. Dunque 495 sì, ma almeno 400 di questi con pubblica riserva. Il secondo modo di manifestarsi dell’unità nazionale all’opposizione erano quei 65 voti negati. Negati al governo e alla sua manovra. All’insediamento i sì per Monti erano stati alla Camera 556 e zero erano state le astensioni. Quando ha votato la manovra, il decreto, la Camera ha registrato 495 sì, 61 in meno, e quattro astensioni in più. Sessantacinque voti negati: quelli di Di Pietro, quelli di molti del Pdl. Cui vanno aggiunti gli assenti, assenti per “malattia” politica.

E allora i conti veri fanno fatti altrimenti: da una parte 495 deputati che votano sì al governo ma malvolentieri e per nulla convinti almeno per tre quarti di quei 495. Dall’altra i 65 e più che negano il voto cui vanno sommati i sindacati, le lobby, le categorie… L’unica forza reale del governo Monti non è nei numeri che danno immagine infedele della realtà, l’unica forza reale è l’impossibilità di farlo cadere oggi questo governo appena nato. Su questa leva Monti può ancora forzare e far forza, senza paura di spezzare quel che già è incrinato e comunque lasciato  a se stesso non terrà.