Finmeccanica e Ici alla Chiesa: due colpi a vuoto di Monti

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 7 Dicembre 2011 13:26 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2011 15:19

Mario Monti (Foto LaPresse)

ROMA – Finmeccanica e Ici alla Chiesa: due colpi a vuoto di Mario Monti. Al governo di super emergenza, “colpevole” di aver sparso e spalmato soprattutto tasse, nel day after del decreto “Salva Italia” si chiede la Luna e anche Marte. Non ha ridotto il costo e l’inefficienza della Pubblica Amministrazione e, a parte le pensioni, non ha fermato le macchine burocratiche-politiche che producono spesa pubblica. Con nessuna tassa si potrà mai inseguire e raggiungere una macchina pubblica che brucia ogni anno 900 miliardi di spesa, neanche aumentando la benzina a dieci euro al litro. Non ha davvero liberalizzato, né le professioni né i pubblici servizi. Anzi ha lasciato che i servizi gestiti dalla mano pubblica siano in eterno e “naturalmente” in perdita, rifinanziando la Sanità con l’aumento dell’addizionale regionale sull’Irpef e il trasporto pubblico con l’aumento dei carburanti. Non ha liberalizzato e neanche privatizzato e neanche ha varato una riforma del mercato del lavoro, tranne qualche lodevole accenno al contratto unico per tutti, all’abolizione della barriera tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a tempo e in scadenza e al reddito minimo garantito. Non ha tagliato davvero i costi diretti della politica, cioè il pagamento a piè di lista da parte del Tesoro delle spese delle Caste, quella parlamentare e quelle dei governo locali. E nemmeno i costi, ben maggiori, “indiretti” e cioè il maneggio di pubblico denaro da parte della politica attraverso le migliaia di società “partecipate” dalla mano pubblica. Tutto vero, ma questo è il programma di un governo non di super emergenza ma di ricostruzione piena a totale dell’Italia. Ci vogliono…facciamo un paio di legislature, una decina di anni senza partiti e senza elezioni.

La Luna e anche Marte: Monti non li poteva portare sulla “Terra Italia”. Però un paio di cose le poteva fare, anzi tre. La prima: non accettare che la vicenda Finmeccanica si chiudesse, anzi proseguisse più o meno come sempre, con le dimissioni di Pier Francesco Guargaglini “incentivate” con una liquidazione di cinque milioni di euro. Poteva, doveva il governo esigere le dimissioni di tutto il Consiglio di Amministrazione che al gestione di Guargaglini aveva votato e approvato quando già si sapeva tutto quello che c’era da sapere sulle inchieste, sugli appalti e commesse di favore, e sul rosso di bilancio. Poteva e doveva comunicare al paese questo segno di “discontinuità”. Ne avrebbe tratto guadagno in credibilità e popolarità.

Poteva e doveva il governo Monti porre pubblicamente alla Chiesa, e anche ai partiti e ai sindacati, la questione dell’Ici da pagare sugli immobili di cui soprattutto la Chiesa, ma anche partiti e sindacati, fanno uso. L’esenzione dal pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa è di fatto totale e non limitata ai luoghi di culto. Se ne rende conto anche il cardinale Tarcisio Bertone quando la definisce questione “complessa” e fa scudo alla Chiesa della sua attività di “sostegno sociale”. Chiedere alla Chiesa di non pagare l’Ici solo nelle chiese e non altrove era mossa utile al governo per trovare gettito, consenso ed equità. E se anche partiti e sindacati pagassero l’Ici nei loro immobili non sarebbe attentato alla democrazia, tutt’altro.

Due colpi e a vuoto, due colpi che non sono stati neanche messi in canna. E poi c’era il terzo, difficilissimo da sparare: una comunicazione del Tesoro alle istituzioni “autonome” quali il Parlamento o le Regioni recante la non accettazione del cento per cento della “autonoma” richiesta di fondi per il loro funzionamento. Ci voleva molto, forse troppo coraggio, al limite della temerarietà. Si sarebbe sollevata indignata tutta la “politica” o quasi, ma si sarebbe levato un sospiro di ragionato sollievo da parte dell’opinione pubblica che già da oggi giustamente e inevitabilmente paga alla pompa di benzina e domani pagherà con il modulo F24 in banca la nuova Imu sulla casa. E si sarebbe zittito qualche neanche sessantenne che grida alla pensione mancata.