Governo, partiti, elezioni: topi chiusi nel labirinto del formaggio

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 6 Ottobre 2011 14:12 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2011 14:12

ROMA – Fino al 2013 così, con questo governo e soprattutto con questo governare, non si può continuare. Lo dicono e soprattutto lo pensano tutti, perfino Umberto Bossi: andare avanti un altro anno e mezzo così non si può. O meglio, tutto è possibile, anche che nulla cambi fino al 2013. Ma se nulla cambia, se resta questo governo e questo governare fino al 2013 ci si fa male, molto male. Con il suo linguaggio lo ha detto la Bce, con parole non molto diverse l’ha detto Angela Merkek. Con i suoi numeri e la sua lettura del caso Italia lo ha detto il Fmi. Lo dicono i mercati, i tassi sui Btp, gli spread, Confindustria, gli imprenditori una volta berlusconiani doc e oggi diventati ex per disperazione. Che lo dica Pier Luigi Bersani è perfino accessorio. Così, con questo governo e questo mezzo, anche meno di mezzo governare, non si può. L’unico che dice il contrario è Silvio Berlusconi. Lui, il premier, schiocca le dita e subito mutano le leggi in cantiere su intercettazioni e processi. Lui, il premier, schiocca le dita e l’economia ignora lo schiocco. Ecco perché così fino al 2013 non si può.

Ma un altro governo nemmeno si può. Walter Veltroni cercava di spiegare l’altra sera in tv quanto serva come il pane e l’aria da respirare un governo guidato da una persona credibile con un programma di emergenza e risanamento credibili. Una cosa, un governo con altro premier da Berlusconi e votato in Parlamento, a vario titolo, dal Pdl, dalla Lega e dal Pd e dall’Udc allargata a Terzo Polo. Ma, per quanto disegnasse architetture, la matita graffiava sul foglio e sfuggiva di mano a Veltroni. Una maggioranza così che dia la fiducia a questo “altro” governo non c’è e non ci sarà. Il Pd di Veltroni, tanto per fare un esempio, ospita al suo interno le opinioni antitetiche e opposte sulla Bce, sulla lettera da Francoforte. Per mezzo Pd è una “lettera dei padroni”, per l’altra metà è una mappa, un tracciato per le riforme che servono. Questi due mezzi Pd come sosterrebbero un governo? E quando mai il Pdl che non sopporta non solo Tremonti ma neanche i vincoli europei e neanche ogni riforma che possa far perdere voti potrebbe sostenere e votare per un simile governo? E perché mai potrebbe farlo la Lega che già riscivola verso il secessionismo? Qualcuno dice e sussurra che al prossimo voto di fiducia il governo Berlusconi potrebbe cadere sotto “fuoco amico” post democristiano, insomma Pisanu, Scajola e una quindicina di deputati con loro. Improbabile ma, anche fosse, non ne nascerebbe un nuovo governo.

Col governo che c’è andare avanti non si può, un altro governo il sistema politico, i partiti e il parlamento non sono in grado di produrlo. Allora elezioni? Con il vantaggio accessorio di eliminare dalla scena il referendum sulla legge elettorale e quello più concreto per molti partiti di andare al voto con la legge che c’è? Votare nel 2012: Berlusconi può esserne tentato, sarebbe lui il candidato premier e sarebbe lui a scegliere chi del Pdl va in Parlamento. Ed elezioni subito potrebbero tenere la Lega legata all’alleanza con il Pdl per il premio di maggioranza. E creerebbe un monte di problemi al Pd, inchiodandolo all’alleanza con Vendola e Di Pietro e sottoponendolo al “massaggio” della lotta per la leadership. Può essere, può essere che si vada a votare. Ma se Veltroni disegna castelli in aria quando parla di nuovo governo senza passare per elezioni, lo stesso Veltroni dice concretissime cose quando rileva che tre mesi di campagna elettorale aggiunti alla crisi economica fanno “sballare l’Italia”. Italia che non ha il tempo economico e finanziario per fermarsi e impegnarsi tutta e solo da novembre ad aprile nella caccia al voto popolare. Ma come, l’annuncio di elezioni e quindi nuovo governo ha fatto bene alla Spagna, perché non dovrebbe accadere lo stesso all’Italia? Perché al mondo nessuno è “fesso” e sono tanti quelli che sanno che da nuove elezioni potrebbe uscire non un vincitore ma due perdenti: una maggioranza alla Camera e una diversa al Senato. E sanno che se il vincitore è la terna Pd, Sel, Idv sarà un governo forte in riforme come burro squagliato. Se invece dovessero rivincere Berlusconi e Bossi sarà dopo che entrambi hanno promesso agli italiani il miracolo gratis dell’essere esentati da crisi e riforme.

Quindi? Quindi governo, partiti, Parlamento, opposizioni e crisi, anzi già quasi dramma economico italiani stanno e si aggirano, sempre più spesso battendo la testa, come topi nel labirinto. Topi che non trovano via d’uscita e che, pur rinchiusi nel labirinto, pensano a difendere e addentare ognuno il formaggio. Quello che ne è rimasto. Difficile, molto difficile che escano dal labirinto, più facile che il labirinto, scosso dalle spinte della caccia al formaggio, crolli e ricada con le sue pareti sulla testa. Sulla loro testa e sulla nostra.