“Italiani meritano di sapere”, ma quando mai? Imu si fa Service, Iva si rimodula

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 23 settembre 2013 16:04 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2013 16:46
saccomanni

Fabrizio Saccomanni (foto Ansa)

ROMA – Coraggiosa e impegnativa la frase del ministro Fabrizio Saccomanni: “Gli italiani meritano di sapere la verità…”. La verità, ovviamente, sui conti dello Stato, sulla finanza pubblica, su tasse e spese. La verità e non solo, sempre citando Saccomanni, “la propaganda”. “Meritano”, verbo che si declina quando a coloro che meritano qualcosa questo qualcosa viene negato o non riconosciuto. Non è però il caso del rapporto tra gli italiani, la gran parte di essi, e la verità sull’economia pubblica. Questa verità gli italiani a larga maggioranza non la vogliono sapere e se qualcuno gliela racconta o peggio gliela dimostra…s’incazzano pure. Ci sono molti modi per non volerla sapere la verità. Il primo e il più innocuo è quello di accettare di essere un po’ presi in giro. Presi in giro a fin di bene, trattati come bambini cui non si rubano certo le caramelle ma cui è difficile spiegare che le caramelle sono finite. Quindi si incartano sempre le stesse caramelle dentro confezioni diverse e il bambino è convinto che sono sempre nuove e diverse. Si è fatto, si sta facendo con l’Imu, la tassa sulla prima casa che sparisce, annullata, cancellata, mandata all’inferno. Infatti ricompare l’anno prossimo e si chiama Service Tax. tanti miliardi prendeva l’Imu, tanti miliardi deve dare la Service Tax. Diversamente non si può fare ma intorno all’Imu si fa tarantella, anzi politica italiana. E gli italiani che la verità non la vogliono sentire, anzi si innamorano della sceneggiato, sono sull’Imu decine e decine di milioni. Si sta facendo analoga cosa sull’Iva: gran teatro su aumenta o no. Alla fine comunque vada l’Iva si “rimodula”, cioè cambiano le singole merci nelle diverse aliquote: tanto doveva dare l’Iva prima, tanto in miliardi dovrà dare dopo… Poi c’è un secondo e più profondo modo di non volerla sapere la verità. E’ il modo con cui il paese più o meno tutto grida alla verità un gigantesco “ma quando mai?” Paese che in ogni suo angolo e respiro lamenta che non arrivano più soldi pubblici. La verità sarebbe, anzi è, che di soldi pubblici è fatta più di metà della ricchezza prodotta, che 850 miliardi di spesa pubblica sono una quantità a mezza strada tra le socialdemocrazie nordiche e il sistema sovietico. Agli italiani il sapere questa verità fa orrore. La verità di milioni e milioni di addetti alla Pubblica Amministrazione che sono intralcio e non servizio alla vita collettiva? La verità di intere filiere parassitarie che fanno dei nostri prezzi al consumo i più alti d’Europa? La verità di imprenditori che non mettono un euro di loro in azienda, privatizzano i guadagni e pubblicizzano le perdite? La verità di tasse non più sopportabili e di milioni che non pagano le tasse comunque sopportati? La verità di sindacati che difendono solo i quasi vecchi che stanno per andare in pensione? La verità di imprenditori e sindacati che hanno realizzato la più bassa produttività d’Europa nelle aziende da quasi venti anni? La verità di enti e governi locali idrovore di risorse e cornucopie di spreco? La verità di un ceto politico incapace, incompetente e arraffone e la verità che anche se fossero aboliti tutti gli stipendi dei politici e anche tutte le pensioni veramente d’oro questo non metterebbe al riparo le decine di milioni di esentati dal ticket sanitario, esentati dalla dichiarazione dei redditi veritiera, esentati dalla produttività, esentati dalla concorrenza… La verità, sulla verità gli italiani hanno quasi sbattuto la faccia due anni fa,estate-autunno 2011. E da allora non hanno fatto che fuggirla la verità. Condotti per mano alla grande da Berlusconi Silvio ma anche nel suo piccolo dai Fassina Stefano. Condotti per mano altrove ma non costretti a non conoscerla la verità. La verità sui conti pubblici e sulla vita pubblica economica gli italiani non la “meritano”, non la vogliono proprio neanche dipinta.