Lavoro ultima stazione per Monti. Esaurita la “spinta propulsiva”

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 14 Marzo 2012 13:10 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2012 13:10

ROMA – E’ il 14 di marzo, i Btp a tre anni stamane lo Stato li vende pagando il 2,76% per cento di interesse. Cinque mesi fa i Btp a tre anni lo Stato, cioè il Tesoro, se li voleva vendere doveva pagare interessi tra il 5 e il 7 per cento. E’ il 14 marzo e stamattina lo spread è sotto quota trecento, cinque mesi fa era sopra cinquecento. Ma non “frega” più niente a nessuno e diciamo non a caso “frega” perché il più corretto termine “importa” non rende l’idea della sopravvenuta indifferenza. Nei “Palazzi”, chissà tra la “gente”, fiorisce la primavera dell’indifferenza incosciente. Ieri sera 43 parlamentari hanno sottoscritto una richiesta al governo per istituire “un ministro per la Sicilia”. Ieri sera i partiti in Parlamento hanno votato un ordine del giorno che impegna a “salvare il Sulcis” in Sardegna, l’Alcoa e costi quel che costi. Ieri sera i partiti in Parlamento hanno votato un ordine del giorno per dimezzare l’Imu a chi ha un portatore di handicap in famiglia, Imu da dimezzare dunque a centinaia di migliaia di famiglie. E ieri pomeriggio il Pd si è schierato al fianco degli agricoltori che vogliono dimezzata o giù di lì anche l’Imu per i fabbricati agricoli. E sempre ieri Angelino Alfano segretario del Pdl ha tuonato contro le banche esigendo che “girino” alle famiglie i 139 miliardi che hanno preso in prestito dalla Bce all’uno per cento. Alfano ha detto: altrimenti che ne fanno di quei soldi? Forse non sa e comunque Alfano non vuol sapere che con parte di quei miliardi le banche pagano le loro obbligazioni, con altra parte comprano i titoli di Stato. Non importa, non “frega”, quel che importa e “frega” è rimettere in moto la macchina dei soldi che girano: quelli delle clientele, dei sussidi, dei proclami e delle promesse.

Era sempre ieri e Francesco Pizzetti, Garante della privacy, si è fatto interprete, bandiera e portavoce di un “sentimento” insieme antico e nuovissimo: il pianto sulle tasse. Non sono state ancora pagate le tasse del “Salva Italia”, si pagheranno nel 2012, ma già si piange e ci si dispera come se fossero già state sborsate. Si torna, dopo rapida sospensione, al mistero buffo di un paese, anzi di un ceto dirigente (?) che denuncia come afflitto da “dittatura fiscale” il paese secondo solo alla Grecia nella classifica dell’evasione fiscale. Se è dittatura fiscale, la “resistenza” anti fisco ha da tempo “liberato” amplissime zone del paese. Qualche settimana fa Silvio Berlusconi, che scopriamo intendersi di politica italiana più di quanto non gli fosse accreditato, aveva invitato Umberto Bossi a non agitarsi troppo contro Monti e il suo governo. Berlusconi prevedeva “Idi di Marzo”. Previsione non proprio azzeccata: nessuno pugnala il “tiranno”. Previsione però non campata in aria: quasi tutti i “coltelli” disponibili sono dall’arrotino ad affilarsi. Non sono “idi di marzo”, è invece una sorta di otto settembre primaverile: lo “Stato” politico e sociale sotto i piedi del governo si sfarina e promette di squagliarsi presto.

E’ la mattina del 14 marzo ed Emma Marcegaglia a nome di Confindustria ironizza pesante sulla Fornero e sulla sua “paccata di miliardi”. Con scettico astio Confindustria fa da sponda a Cgil, Cisl e Uil nel respingere il progetto del ministro Fornero sugli ammortizzatori sociali. Confindustria rifiuta l’idea che a pagare i nuovi istituti per chi perde il lavoro siano anche e soprattutto le aziende: “Ci fanno chiudere”. I sindacati rifiutano l’idea di cambiare il sistema, Bonanni parla di rischio di “choc sociale”. Confindustria e sindacati almeno sugli ammortizzatori sociali vogliono nei fatti che tutto resti come è adesso. Un “adesso” in cui i posti di lavoro diminuiscono e i salari che restano in piedi se li mangia l’inflazione. Scrive Michele Salvati sul Corriere della Sera: “C’è un’emergenza democratica, una anomalia seria rispetto alle democrazie decenti. L’anomalia non sta nel governo tecnico ma nella situazione di incapacità decisionale dei governi politici che l’hanno preceduto…si tratta di una debolezza profonda della democrazia all’italiana perché il governo Monti è una replica di quanto era avvenuto con i governi tecnici tra il 1993 e il 1995. Allora essi fecero seguito a governi politici in cui si sosteneva che stavamo vivendo nel migliore dei mondi possibili mentre l’inflazione era il doppio che nel resto d’Europa e il debito si accumulava a ritmi vertiginosi. Il governo Monti fa seguito a un governo in cui il premier e il ministro del Tesoro sostenevano che la situazione era migliore che altrove e che tutto andava bene mentre il paese ristagnava da dieci anni…”.

E’ la mattina del 14 marzo e l’anomalia della “democrazia all’italiana” rifiorisce rigogliosa come un prato in primavera, spuntano ovunque margherite che corrodono e sghiacciano il “permafrost” invernale dei governi “strani”. C’è nell’aria la promessa e il profumo di un governo a venire come “quelli che hanno preceduto” il governo che c’è. Governo Monti che è un treno la cui caldaia si sta spegnendo, governo che infila a velocità che è solo e soprattutto inerzia l’ultima stazione: quella della riforma del lavoro. Sui binari ci sono i sindacati, Confindustria, i partiti. E non si spostano, sanno quello che fanno: la “spinta propulsiva” del governo Monti si sta esaurendo. E’ il 14 marzo e domani Monti proverà a rifornirsi di carburante ed energia nel vertice con Alfano, Bersani e Casini. Gli daranno benzina per farsi un altro piccolo giro e poi parcheggiare, gli daranno carbone bagnato da mettere in caldaia. L’inverno Monti sta finendo, è cominciata una primavera lunga un anno, un lungo anno di campagna elettorale durante la quale dei Btp e dello spread appunto “chi se ne frega”.