I No per i ministri, i Ni dei sondaggi. Renzi: buchi nell’acqua della “palude”

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 18 febbraio 2014 16:52 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2014 17:23
I No per i ministri, i Ni dei sondaggi. Renzi: buchi nell'acqua della "palude"

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – Cortesemente e con rammarico gli hanno detto di no Alessando Baricco e Andrea Guerra che sono suoi amici ed estimatori. Goffamente, anzi “gaffamente” si dovrebbe dire, gli ha detto di no Fabrizio Barca. Con eleganza, anzi con elegante e motivata superbia gli ha detto no Lucrezia Reichlin. Al dunque gli ha detto no anche Luca Cordero di Montezemolo, anche se questa è stata a suo modo una conferma, conferma del fatto che al dunque Montezemolo sempre si sfila. Gli ha detto di no Romano Prodi e sarebbe stato ben difficile, è ben difficile e assai improbabile che Prodi dica di sì a qualcuno dei politici oggi in Italia. Al netto dell’impraticabile e implausibile rientro al governo di Enrico Letta, gli dicono di no a fare i ministri del suo governo amici e conoscenti, estimatori e incoraggiatori. Matteo Renzi, l’uomo del “we can” italiano, anche da chi ci crede o solo ci spera, riceve quasi sempre un “potrai ti, avviati tu che io magari vengo dopo”.

Insomma Matteo Renzi fatica eccome se fatica ad avere il sì, il sì a diventare ministro del suo governo, da parte di quella che dovrebbe essere l’élite al tempo stesso competente e riformista del paese. Addirittura gli stesi che tifano o guardano con benevolenza all’azione politica di Matteo Renzi a chiamata non rispondono. Anzi, peggio: rispondono con un “no grazie”. “No grazie” che impasta e fonde insieme sano scetticismo e pavido alibi. “No grazie” che attesta e documenta come non mai alcune cosette.

Prima: è illusorio pensare che la dequalificazione professionale che ha investito il paese abbia risparmiato il ceto dirigente “democratico e di sinistra”. La prima “cosetta” è che Renzi grandi personalità da portare al governo non ne trova perché grandi personalità non ci sono. La seconda “cosetta” è che quel poco di borghesia intellettuale e competente che è rimasta, insomma la classe dirigente, è giustamente sfinita di illusioni e disillusioni. Ne hanno viste troppe, si sono illusi troppe volte in passato. E hanno occhi per vedere oggi. Vedere la “geometrica potenza” di tutto ciò che si opporrà a Renzi o almeno alle sue parole: le corporazioni, i sindacati, i senatori, i piccoli partiti, la minoranza del Pd, “l’orgoglio e la storia della sinistra”, il pubblico impiego incistato di pessima amministrazione, i governi e i poteri locali, i cultori della “costituzione più bella del mondo”, gli assuefatti all’obolo o alla prebenda in pubblico denaro, Beppe Grillo e la rabbia anti Casta, la Casta in persona. Ma dove va Renzi con tutta questa roba contro? Questa roba lo “asfalta” prima o poi, come ha già asfaltato tanti, tutti prima di lui.

La seconda “cosetta” è quindi che la classe, il ceto dirigente (quello che ce n’è) non riesce a crederci. Magari gli augura a Renzi “you can”. Però a pronunciare “i believe” non ce la fa. E ha tanti buoni motivi per non farcela, occorre quasi essere degli incoscienti oggi in Italia per crederci e fare a fidarsi.

La terza “cosetta” però è che a fianco a questa sacrosanta e insuperabile scetticismo c’è anche, marcia ottimo alibi. “Non si può fare” è ottimo alibi per chi in fondo, ma proprio al fondo, trova scomodo che si faccia. Scomodo come?   In Italia non solo la pubblica opinione ma lo stesso ceto dirigente hanno entrambi smarrito la nozione che “riforma” è qualcosa dopo la quale qualcuno ci ha rimesso e qualcuno ci ha guadagnato. Rifare la forma al Welfare, al salario, alla previdenza, al fisco, al Parlamento vuol dire che nella nuova forma appunto qualcuno ci rimette e qualcuno ci guadagna. Al contrario in Italia la stragrande maggioranza è convinta sia giusto, possibile e doveroso fare riforme che, una volta fatte, ci guadagnano tutti o almeno non ci rimette nessuno. Per questo e non per altro in Italia di riforme non se ne fanno da 30 anni almeno.

L’alibi “non si può fare”, ” non gliela fa”, “ma come fai a fidarti e affidarti in queste condizioni” è buono e utile per tutti. Per il ceto politico, di destra, centro destra, centro, centro sinistra, sinistra, sinistrissima e grillino che non vuole e non sa modificare la sua pratica di ricerca e ottenimento del consenso. Il consenso che la politica vuole e sa ottenere è funzione di quanto e come “lisci il pelo” al popolo, anzi “ai popoli” e, ovviamente, “ai territori”. Cioè di quanto denaro, eccezioni, esenzioni e agevolazioni distribuisci. L’alibi serve, è utilizzato da tutto il ceto dirigente politico-sindacale-imprenditoriale-manageriale-burocratico. E anche, sì proprio lo stesso alibi, è utile e buono per quello che ogni sera grida in televisione: “Il debito l’hanno fatto i politici”. Vero, l’hanno fatto i politici e l’hanno distribuito nelle tasche di tutti o quasi gli italiani in mille forme. Ma questo l’urlatore indignato caro ai Santoro e Paragone non lo vuole proprio sentire. Perché è vero.

E’ un alibi opportunista e pavido, oltre che inattaccabile quello del “non si può fare”, “non ce la fa a fare”. E lo sa l’alibi di essere inattaccabile, funzionale ma anche opportunista e pavido. Tanto lo sa che si veste istintivamente, come a seguito di un pressante bisogno, di altri e più nobili panni. Nei sondaggi spunta, emerge l’altra forma dell’alibi, quella più nobile: il “così no, non si fa così” a Renzi che sloggia Enrico Letta. Singolare paese d’improvviso scosso da scrupolo etico. Scrupolo etico, chi noi? Singolare che Letta avesse il gradimento più basso da parte della pubblica opinione e d’improvviso si ritrova ad essere dalla pubblica opinione compatito. In realtà non è scrupolo etico, è accorto “armiamoci e partite”. Se Renzi contro ogni pronostico ce la fa, lo scrupolo sparirà. Se non ce la fa, sarà una festa, pioveranno bombe d’acqua di “l’avevo detti io che cominciando così…”.

Come che sia, nei sondaggi non sfonda e il massimo che raccoglie nei sondaggi è un “Ni” sommando e sottraendo i favorevoli di prima e i perplessi di adesso. E nella ricerca di ministri belli, buoni e tosti raccoglie soprattutto dei No. Almeno finora. Quindi Matteo Renzi, sempre almeno finora, rispetto alla “palude italiana” da lui identificata come il nemico, l’avversario, il pericolo e l’attuale posizione del paese, ha praticato solo dei buchi…nell’acqua della palude. Così stanno le cose al secondo giorno, ma anche qualcun altro ce ne mise almeno sette ed era ancora più dura e complicata che tirar fuori l’Italia dalla palude, quell’Italia che nella sua palude “hic manebimus optime”.