Mino Fuccillo

S’io fossi Renzi, prenderei governo ed elezioni. Ecco come

Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Matteo Renzi: così come sta messo, così come l’hanno messo,  così come si è messo…non è messo bene. Nonostante l’abbondanza di incensi accesi intorno a lui, anche se non soprattutto da chi non vede l’ora di “normalizzarlo. Al bivio in cui sta Matteo Renzi come fa sbaglia.

Se lascia, se lascia il governo a Letta, fa il bell’affare di dieci mesi a venire con un governo che chi lo sa quanto non può e quanto non sa, di certo non fa. Se Renzi lascia, resta un governo già al minimo dell’efficienza e della popolarità e destinato ad andare ancora più in giù in entrambe le classifiche. Resta un governo cui resta impiccato il Pd. Resta un governo dead walking ribattezzato però vivo e vegeto e di lunga salute proprio da Renzi in persona. Se Renzi lascia, se lascia il governo a Letta, Renzi si sgonfia, il Pd si sbrindella per attrito con la realtà, il paese si tiene un altro governo suo malgrado e a governare resta Letta con la sua pratica e teoria del “cacciavite” laddove servono invece il piccone e la gru. Se Renzi non va a Palazzo Chigi fa la figura e incarna la sostanza dell’eterno armiamoci e partite.

Se invece prende, se Matteo Renzi prende il posto di Letta, il governo e Palazzo Chigi, allora fa il bell’affare di guidare un governo che più Armata Brancaleone non si può, roba che l’Ulivo marmellata di Prodi era marmo al confronto. Un governo quello prossimo venturo di Renzi “da Giovanardi a Vendola” come qualcuno ha già osservato. Un governo con dentro alla rinfusa il Pd, Ncd di Alfano, frammenti sparsi di quel che fu Scelta Civica, insondabili e mobili gruppi parlamentari centristi dalle denominazioni cangianti, magari un appoggio esterno di Sel e magari una decina di ex M5S che Grillo bollerebbe come “traditori e Scilipoti”.

Non basta, oltre ad una maggioranza parlamentare più liquida della sabbia liquida, se prende il governo Renzi aggiunge al bell’affare il bell’affare di una sua “dalemizzazione”. “Dalemizzazione” nazional-popolare a quel punto. Diventerebbe irresistibile, irrefrenabile la narrazione, per dirla alla Vendola, di un Renzi che predicava dal pulpito del “mandato elettorale condizione per governare” e del “mai più grandi intese” e poi razzolava nelle “staffette” senza passare dal voto e nei governi “da Giovanardi a Vendola passando per ciò che resta di Monti”. “Dalemizzazione”, cioè più o meno demonizzazione di un leader: Renzi, quello che per saltare di corsa sulla sedia di presidente del Consiglio vendette la primazia dell’investitura popolare. Renzi, quello che doveva contendere i voti a Grillo mostrando un “nuovo” vero e concreto invece di quello immaginariodi M5S, e che fa quel che hanno fatto tutti i “vecchi”: una “staffetta di Palazzo”.

Non basta ancora, c’è anche la terza parte del bell’affare: regalare a tutti i risentimenti, malumori e umori acidi, talvolta anche fetidi del paese, l’alibi e il target di un governo non eletto da nessuno che si siede e proclama di voler durare fino al 2018. Se prende, se si prende il governo, Renzi soffoca in culla la speranza in Renzi. Se lascia, se lascia Letta al governo, Renzi ammette di non avere il fiato, l’aria, l’ossigeno per far correre e crescere quella speranza. Come fa sbaglia, o la padella o la brace.

A meno che…a meno di non saltare fuori sia dalla padella che dalla brace. E come si fa? Un antico generale romano, il più celebre ma non ne facciamo il nome per rispettare le proporzioni storiche con noi stessi tutti e quindi anche con Renzi, si trovò in Gallia ad accerchiare la capitale dei nemici e ad essere successivamente accerchiato dai rinforzi e alleati del nemico accerchiato. Il romano poteva tentare la sortita e la fuga, oppure l’assalto definitivo alla città però con le sue spalle scoperte. Insomma la padella o la brace. Decise invece il romano di combattere contemporaneamente su due fronti. Non fuggì ma non provò l’assalto e l’azzardo, lasciò fossero i due eserciti dei Galli a logorarsi contro le sue palizzate. Fece il romano più o meno quel che secoli e secoli fa cominciò a consigliare un cinese: fare della tua debolezza la tua forza.

E quindi se io fossi Renzi prenderei il governo e anche le elezioni. Come? Accetto l’incarico, compongo il governo. E già mentre lo compongo semino malumori nei partiti perché non accetto sotto dettatura indicazioni precise e voglie sparse. Poi vado alle Camere e presento un programma più o meno fatto di

1) Abolizione del Senato con senatori stipendiati, abolizione delle Province qui e adesso prima delle amministrative di maggio, abolizione dei rimborsi elettorali ai gruppi consiliari nelle Regioni, diminuzione dei poteri e soprattutto della libertà di spesa delle stesse Regioni.

2) Contratto unico per chi viene assunto. Contratto a garanzie crescenti ma senza la sostanziale inamovibilità che oggi comporta un contratto a tempo indeterminato. Revoca della delega e dei soldi a Regioni e sindacati per la formazione professionale. Reddito di disoccupazione a chiunque non lavora a condizione che accetti di studiare un lavoro nuovo e accetti di lavorare quando il lavoro nuovo si profila. Altrimenti nessun reddito pubblico. E tutto questo al posto della Cassa Integrazione.

3) Aumento della tassazione sulla rendita finanziaria e diminuzione della tassazione sul lavoro, almeno 3 punti percentuali di Irpef da finanziare appunto con più tasse sulla rendita, meno spesa per la politica, meno soldi in mano ai governi locali, meno ripiano a piè di lista per i deficit delle aziende pubbliche. Aziende pubbliche da ricondurre a parametri di economicità e di efficienza del servizio pubblico prestato, altrimenti si passa la mano.

4) Cancellazione della Bossi-Fini sull’emigrazione prendendo atto che i “Centri di identificazione e espulsione” sono lager, che il reato di immigrazione clandestina è ridicolo e inapplicabile prima ancora che ingiusto.

5) Definizione immediata di uno status giuridico paritario per le coppie di fatto, paritario rispetto alle coppie sposate. Stesse regole per eredità, all’ospedale, in tribunale. Stesse regole, stesso status subito, ora. E niente matrimonio gay che serve solo a far scena e a fermare la sostanza di tutto il resto.

6) Cancellazione della Giovanardi che manda in galera sia se spacci cocaina sia se fumi uno spinello. Niente galera per il consumo di droghe leggere e niente ipotetica legalizzazione delle stesse droghe.

7) Immediata attuazione del testamento biologico, testamento vero in cui uno dica come e se vuole essere curato in fin di vita e sia lasciata a lui e a lui solo la decisione.

8)….si può andare avanti fino a dieci o dodici o quindici. Ma già un programma così a Renzi non glielo passerebbe nessuno.

Non Berlusconi e Grillo, non Forza Italia e M5S. Ma neanche Ncd e Alfano e Vendola e Sel. E neanche quei parlamentari che si accodano perché puntano che con Renzi premier non si vota. Un programma di governo che non “aggiusta” ma cambia i connotati al paese a Renzi non glielo passano. Se io fossi Renzi lo costruirei così il mio programma.

Me lo bocciano? Lo bocciano a Renzi? Bene, e allora saranno elezioni, qui, ora e subito. Nemmeno Napolitano potrebbe a quel punto obiettare. Un Renzi così prenderebbe Palazzo Chigi ed elezioni non o Palazzo Chigi o elezioni. Un Renzi così avrebbe anche nel suo programma non fatto passare la base chiara, finalmente chiara di una campagna elettorale condotta non solo per fermare Grillo o rifermare Berlusconi.

Un Renzi così farebbe in fondo un favore a tutti, primi tra questi gli italiani che sarebbero liberi dal sortilegio di non poter mai avere un governo votato (dura dal 2011 ed è dura farlo durare fino al 2018) e che potrebbero con chiarezza accettare o rifiutare di cambiare i connotati al paese. Un favore a Napolitano, al Pd, a Berlusconi, a Grillo, a se stesso. Ai cittadini, agli elettori: tutti messi in grado di pronunciarsi su quello che sarebbe un referendum: volete voi al governo un partito conservatore, riformatore o distruttore? E lo volete davvero uno dei tre?

Un Renzi così, nella mia fantasia. S’io fossi Renzi, ma sono ovviamente nessuno.

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