I morti in mare il prezzo inevitabile del limite all’immigrazione

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 12 Febbraio 2015 14:22 | Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2015 14:28
I morti in mare il prezzo inevitabile del limite all'immigrazione

I morti in mare il prezzo inevitabile del limite all’immigrazione

ROMA – Gli stessi giornali, gli stessi talk-show televisivi, la stessa gente in carne e ossa che oggi dice “vergogna”, vergogna a noi che non siamo andati a salvarli e li abbiamo lasciati morire in mare, ieri diceva “basta”, basta alle navi che li andavano a prendere a poche miglia dalle coste da cui partivano su natanti sfondati tanto poi arrivavano i soccorsi italiani. La stessa gente che vuole “mai più” è poi quella del “il troppo è troppo”. Non vogliamo che muoia nessuno nel tentativo di raggiungere l’Italia fuggendo dal suo paese. E insieme non vogliamo che la raggiungano l’Italia. Non vogliamo andare a prenderli morti e non vogliamo neanche andarli  prendere vivi.

Così va il mondo e così è. E allora che si fa? Si rileva l’incoerenza del mondo e ci si sente al mondo che c’è un po’ superiori? Protestare, denunciare il mondo reale come incoerente non è un buon sintomo. Di efficienza logica e salute etica. Meglio guarda meglio e vedere (non ci vuol poi occhio d’aquila) che i fatti, i fatti duri e tosti, una coerenza ce l’hanno. E i fatti dicono che i morti in mare sono il prezzo inevitabile del limite all’immigrazione.

Scrive Goffredo Buccini sul Corriere della Sera che quelle che ora si spargono per gli ultimi 300 migranti affogati sono “lacrime di coccodrillo” e ha ragione, proprio di questo tipo di pianto si tratta. Meno ragione ha quando individua “la grande bugia” nell’operazione Triton. Quella che, al contrario di quanto faceva Mare Nostrum, i migranti non li va più a prendere. Triton se ne sta acquattata poche miglia lontano dalle coste d’Europa, molto più polizia di frontiera che rete di salvataggio in mare. Ma la “grande bugia” non è spacciare Triton per quel che non è e l’invocazione al ritorno di Mare Nostrum non è simmetricamente la “grande verità”.

La tostissima realtà ci dice che per non farli affogare a centinaia, a migliaia, per avere morti a grappoli o a mucchi sull’uscio di casa una via c’è. Una e una sola: si consenta a chi vuole chiedere asilo politico e/o a chi fugge dalla miseria nelle sue terre un regolare visto di ingresso. Magari temporaneo, magari revocabile. Di certo valido per tutti i paesi dell’Unione Europa. Un visto da rilasciare prima che si imbarchino o vengano imbarcati come schiavi dai trafficanti di carne umana. E anche prima che si infilino sotto i semiassi dei Tir (chissà perché morire schiacciati nella Borsa dei titoli di notiziario vale meno che morire affogati). E anche prima di essere rapinati dai predoni libici, egiziani, turchi. Insomma se non si vogliono morti affogati invece che pattugliatori della Marina militare si mandino traghetti della Marina mercantile. Solo così sarà davvero “mai più”, solo così le lacrime non saranno più di coccodrillo, di parata e di ipocrisia.

Ma a proporre traghetti pochissimi arrivano e tra questi pochissimi nessuno che conti men che nulla. Dalla presidente della Camera Boldrini, passando per l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, risalendo su per mezzo Pd e tutta Sel e tutta la Cgil e tutta la sinistra e tutto il Vaticano e ogni parrocchia e cattolica associazione è tutto un rimpiangere Mare Nostrum. Al netto di qualche postuma mini rivalsa politica (un premier sull’altro) tutti si imbarcano su mare Nostrum, nessuno sui traghetti. Il commento di stampa più commosso, quello di Gad Lerner su La Repubblica, anche qui al netto del dar un po’ di colpa a Renzi il che non guasta mai, ai traghetti non ci arriva. La bandiera dei “buoni” è oggi Mare Nostrum. Che torni subito e ci sollevi ed emendi dalla “vergogna”. Peccato che sullo stesso quotidiano l’ammiraglio Angrisani comandante delle Capitanerie di Porto osserva che “con quel mare non si poteva fare di più” e che quindi non è che Mare Nostrum, quello di ieri, li salvava tutti e neanche il Mare Nostrum resuscitato domani tutti li salverebbe. Questioni tecniche, dettagli che non devono oscurare l’obiettivo “politico” del ripristino della missione soccorso Marina italiana a 30 miglia dalle coste africane e non a 30 miglia da quelle europee.

Di salvarli tutti imbarcandoli su traghetti dopo averli dotati di visto di ingresso non parla nessuno dei coraggiosi cosmopoliti e dei ferventi compassionevoli. E un motivo c’è, anche questo è un tostissimo fatto. Nessuna pubblica opinione, nessuna società, nessun elettorato, nessuna gente in Europa è disposta ad accettare una immigrazione senza limiti. Qualunque governo la attuasse verrebbe travolto dalle leggi del consenso. Qui non stiamo parlando dei pur molti che considerano carne infetta quelli che ce l’hanno scura, quelli che l’unico extra comunitario buono è l’extracomunitario in galera o a casa sua. Un fatto, tostissimo fatto, è che, al netto dei nazisti più o meno inconsapevoli di sé, dei ku-klux-klan del bar o del web, dei razzisti per vocazione e convinzione, l’Europa democratica una immigrazione senza limiti non la vuole, non la ammette, non la consente.

E quindi poiché ci tiene ai limiti all’immigrazione sceglie, in solido e in comunione governi e genti d’Europa, scelgono di pagare il prezzo inevitabile del limite all’immigrazione. Come a Ceuta e Melilla, enclaves spagnole in Africa, o c’è una barriera anti immigrati e contro questa barriera inevitabilmente qualcuno trova la morte tentando di varcarla, oppure la barriera non c’è e tutti passano. E’ lo stesso per i migranti in mare: o visto di ingresso e traghetto o limite e frontiera. E se c’è limite e frontiera nessun Mare Nostrum ci libererà dal peso di quei morti né libererà loro dal rischio, talvolta la certezza, di non approdare mai.

E’ tosto assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Un’intera cultura declina e omaggia e festeggia e idolatra le scappatoie dall’assumersi la responsabilità. L’Europa, i governi, la gente europea democraticamente non intende sospendere i limiti all’immigrazione. Qui non importa sapere se è “giusto” o “crudele”, se è ovvio e sensato oppure inumano e illusorio. E’ così e sarebbe un segno di maturità civile ed emotiva non recitare ad ogni strage la parte di chi non sa, non immagina, non può immaginare.

E’ tosto ragionare con ragione e coscienza fusi insieme ad onestà intellettuale su esseri umani che vanno a morire in massa, a schiantarsi contro le porte semi chiuse di casa nostra. Per cui preghiamo troll neo nazisti consapevoli o no del proprio status, dispregiatori della carne infetta, razzisti da web e osteria di astenersi dall’adornare con i consueti “commenti”  questa nostra modesta fatica. Non fosse altro che per tenerci al riparo dal rischio di individuare anche noi una razza inferiore, la loro.