Papa se ne va, Grillo viene: lezioni opposte sul potere

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 12 Febbraio 2013 14:04 | Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2013 14:10
Papa Benedetto XVI, Udienza Generale

Papa Benedetto XVI (LaPresse)

ROMA – Ci sia consentito, anzi perdonato, l’accostare il sacro e il profano: il Papa che se ne va e Grillo che arriva. Accostarli, mischiarli senza confonderli, senza sminuire l’uno e innalzare l’altro. Tenerli entrambi in un solo discorso legati dal filo di una personale suggestione che forse è fantasticheria o forse è invece intuizione. La suggestione o quel che è consiste nella circostanza per cui entrambi, il Papa che se ne va e Grillo che viene, impartiscono in questi giorni e in queste ore lezioni sul potere. Lezioni opposte sul potere.

Papa Ratzinger è l’espressione di un potere letteralmente millenario. Potere il cui esercizio si è fuso con la storia stessa di ciò che chiamiamo Occidente, insomma con la nostra stessa storia, con ciò che noi stessi siamo. Potere che nei secoli si è coperto di gloria e di infamia. Potere che ha conosciuto la massima investitura popolare e i massimi intrighi di Palazzo. Potere sulle anime, sulle menti, sui corpi, sulle terre, sui patrimoni, sui soldi. Per non poco tempo anche potere di vita e di morte. Potere temporale come pochi regni e potere spirituale come poche religioni. Potere che la dottrina canonica e la fede popolare hanno agganciato al divino: il papa niente meno che il vicario di Dio in terra. Potere raffinato, elegante. E potere sanguinario, violento. Potere cui nel corso dei secoli miliardi e miliardi di umani hanno consegnato le chiavi niente meno della salvezza nella vita eterna. Potere che poteva chiudere o aprire la porta della “vera vita”. Potere che nel corso dei secoli ha macinato miliardi di miliardi di ogni moneta e finanza umana.

Papa Ratzinger, espressione di questo potere, dimettendosi impartisce la sua lezione sul potere. Comunica che il potere, come la storia e il mondo, sono il regno della complessità. Nulla può essere compreso nella sua essenza e nel suo manifestarsi, nulla almeno dell’agire umano, se non si usano le categorie concettuali del complesso e del faticoso da apprendere. Di fronte ad una mutazione antropologica, cioè di fronte ad un essere umano storicamente divenuto diverso da quello che ha accompagnato la Chiesa fino ad ancora la prima metà del secolo scorso, di fronte al mutare degli animi e delle menti nell’Occidente sempre più “secolarizzato”…E di fronte alla complessità enorme di questo mutamento, e di fronte alla complessità di un “corpo Chiesa” che mal reagisce o non reagisce (l’immobilità della Curia, la “sporcizia nella Chiesa”, “il carrierismo”), e di fronte al suo stesso complicato e complesso vedere e non sapere come agire, volere reagire ma senza mutare quel che non sa come mutare. Di fronte a tutto questo l’uomo espressione del potere quasi per antonomasia si arresta, si ferma. Non è lecito dire che si arrende, anzi. Ma lascia, passa la mano. E nel farlo muove, smuove, sommuove la sua Chiesa. La scuote al confronto con il mondo. E lo fa non decidendo ma denunciando di non poter più decidere. Perché così è la storia, complessa e non diritta. E la lezione di Ratzinger è quella che se vuoi esercitare, cambiare, smontare o montare il potere, allora devi avere consapevolezza, storica consapevolezza. In primo luogo della complessità perché di questa materia è fatto l’umano.

E’ una lezione molto dotta, aristocratica, colta. Lezione faticosa da apprendere la soprattutto da sviluppare. Anche a condividerla, poi non basta. Andrebbe poi coltivata, con la fatica dello studio, della verifica, della comparazione e analisi, della applicazione della plausibilità e fattibilità. Applicazione e studio per cosa? Per ogni opinione o atto politico, per ogni relazione tra umano che investa la res publica. E’ la lezione che ti dice che ciò che viene narrato o semplicemente ti appare come ovvio e immediato, ciò che ti sembra facile o come tale ti viene narrato non è la strada più veloce per afferrare in mano il potere o per cambiargli i connotati a tuo piacere. Al contrario è solo il sentiero dove si disperde oppure il campo dove si aizza la folla, in entrambi i casi fingendo di accompagnarla o guidarla alla conoscenza e al possesso del potere.

Su altro piano e in altra cattedra e altra scuola Beppe Grillo negli stessi giorni e ore impartisce altra lezione sul potere. Batte infaticabile il paese, tocca gli animi e le menti per dire a tutti che il potere è marcio e basta una spinta per farlo crollare. Aggiunge che il nuovo potere, il nuovo esercizio del potere è altrettanto a portata di mano: sarà il potere esercitato attraverso una consultazione permanente via rete telematica. Si può e si deve realizzare questo potere orizzontale e telematico perché ad ogni problema esiste, c’è “la” soluzione. Individuabile da tutti e alla portata di tutti. Senza competenze e deleghe da riconoscere ad alcuno. Se la soluzione è una ed evidente e non realizzata solo perché colpevolmente il potere che c’è l’avversa e nasconde, allora il nuovo potere e “la” soluzione coincidono.

La lezione di Grillo sostiene e insegna che chi la mette sul complicato e sul complesso è solo uno che ti sta fregando o si sta nascondendo dietro quei paraventi per conservare il mondo storto di prima. Complessa la questione della finanza? Ma quando mai? Togliamo le banche dalle mani dei banchieri e tutto si risolverà nel migliore dei modi. Complessa la questione del debito e dell’euro e del welfare? No, invece è semplice: si sospende o annulla il debito, si fa referendum sulla moneta, si stabilisce che questo e questo qualcuno me lo deve dare. Semplicità e immediatezza sono il cuore della lezione di Grillo sul potere. Semplice e immediata “la” soluzione: la politica la si toglie ai politici (“apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”), l’informazione si toglie a giornali e tv (“spargitori di merda a comando”), la dignità si toglie a chi non sta con te perché se è così in errore deve essere o “zombie” o “morto”, comunque non a pieno umano. Oppure chi non sta con te è “infame” per ignobili e abietti motivi, quindi, di nuovo, è uno che ha perduto il crisma della dignità umana. Semplice, diretto, immediato, facile: sono questi i pilastri della lezione di Grillo sul potere.

“Ci stiamo spargendo come un virus” va dicendo Grillo e, mutuando la sua di metafora, la consapevolezza storica di se stessi sarebbe l’antidoto che cancella il virus. Quindi, coerentemente, nella lezione di grillo sul potere non vi è né traccia né voglia della consapevolezza storica di se stessi, quella che invece trabocca nella lezione di Ratzinger. Papa Ratzinger è consapevole della dimensione e connotati storici del suo agire e della storicità del contesto in cui agisce, Grillo non porta questo fardello né ha di questi occhi. Due opposte pedagogie su ciò che è il potere, come si cambia, gestisce, prende il potere. E su quale relazione il potere abbia con la storia e con l’individuo. Ciascuno ascolti se stesso, scruti quale lezione è in grado o ha voglia di ascoltare, quale lo intriga o lo coinvolge di più, quale lo induce a pensare più dell’altra e quale gli sembra a sua misura. Così facendo ciascuno saprà appunto qual è la sua misura.