Monti: il partito dell’ingoia o affoghi… e quello dell’evasione civile

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 11 Novembre 2011 14:26 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2011 15:56

foto Lapresse

ROMA – Il partito dell’ingoia se no affoghi, e quello degli evasori civili. Al loro primo aperto duello e scontro, quello di questo fine settimana. I fatti, prima gli incontrovertibili fatti. Primo: in questo fine settimana Silvio Berlusconi si dimette, il suo governo è finito. Era atteso come il giorno della rovina, oppure come quello della liberazione. E’ arrivato quel giorno e non c’è tempo né per festa o lutti, e già questo la dice lunga sul come sta l’Italia: per incredibile che sia, ha altro di cui occuparsi. Secondo fatto: in questo fine settimana Mario Monti verrà incaricato di formare un nuovo governo. Terzo fatto: all’annuncio i mercati hanno concesso 48 ore di tregua. Quarto fatto: a “legislazione invariata”, cioè con le manovre finanziarie già fatte o che abbiamo creduto di fare, legge di stabilità appena approvata compresa, il calo del debito nel 2012 e il pareggio di bilancio nel 2013 non ci sono. Quinto fatto: se dopo questo fine settimana non calano i tassi di interesse sul debito e gli spread l’Italia entra già la prossima settimana in crisi di liquidità, cioè non ha mercato dove prendere i soldi per pagare le pubbliche spese del 2012.

I fatti non finiscono qui: ce n’è un sesto. Al partito dell’ingoia se no affoghi se ne contrappone un altro, presente e forte in Parlamento come tra la gente. Il partito di quelli che vogliono togliersi e vogliono toglierci il peso di pagare il peso di un debito accumulato in trenta anni. Difendono questa posizione con molte ragioni: non ce la faccio a pagare, oppure non è giusto che sia io a pagare. Oppure ancora: ma io ci rimetto. O anche: perché proprio io, cominci prima quell’altro. O ancora: non è colpa mia. E dove vanno a finire quei soldi. E dove vanno a finire i miei diritti acquisiti e le mie sacrosante abitudini. Sono molte le ragioni di chi non ci sta e non tutte campate in aria. Ma rassomigliano come goccia d’acqua alle ragioni su cui si regge l’elusione e l’evasione fiscale. Stavolta è elusione ed evasione civile.

E’ un partito vasto e trasversale e dotato di consenso di massa. In Parlamento conta sulla Lega che è contro “i governi non votati dal popolo”, contro i “governi dei banchieri” e della demo-pluto-finanza. E conta sull’Idv di Di Pietro per cui “Monti rischia di essere la faccia pulita di Berlusconi e io non lo voto”. E conta su quelli del Pdl che la stampa chiama gli “irriducibili”, quelli che “non si governa con i comunisti”, quelli che “non si mortifica la politica”. In Parlamento sono molti, nella società forse ancora di più.

Perché ai parlamentari leghisti, dell’Idv e di mezzo Pdl (si assiste perfino ai “bastioni di Orione” del Pdl, cose che “voi umani…”: Berlusconi che prova a placare e domare i suoi) si aggiungono nella società la Cigl di Susanna Camusso, la Sel di Nichi Vendola, presumibilmente i vari “popoli viola”, una parte del tessuto sociale ed elettorale del Pd. Non si toccano le pensioni di anzianità e neanche la tassazione sulla casa. Non si tocca la spesa pubblica dei partiti e neanche quella di Regioni, Comuni e Province. Non si vendono le aziende pubbliche e non si privatizzano i servizi pubblici. Non si fa una patrimoniale e, se si fa, una tantum e poi non se ne parli più. Non si toccano i dipendenti pubblici e neanche gli agricoltori. Men che mai i piccoli commercianti e neanche gli studi professionali. E’ un partito vasto, molto vasto quello della elusione ed evasione civile.

Probabilmente nella società e tra la gente ancora più forte di quanto non sia in Parlamento. Tuona contro l’inciucio e l’incesto di un governo a vario e diverso modo sostenuto da Pdl e Pd, il diavolo e l’acqua santa o viceversa se preferite. Tuona contro la “macelleria sociale”, anche quando questa è in realtà liposuzione. E quando la “macelleria” taglia davvero un dito, preferisce all’amputazione una serena e prolungata carestia. Invece del sangue, meglio l’inedia e “io speriamo che io me la cavo”. La gente ha mille ragioni per pensare così: non è tenuta a sapere e, se sa e comprende, se si accolla la fatica del capire, non è la gente che è tenuta alla fatica della responsabilità.