Pd, “Giorni bugiardi”…continuano. Le non verità di Bersani & Co

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 14 Novembre 2013 12:34 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2013 18:32

Pd, "Giorni bugiardi...continuano. Le non verità di Bersani & CoROMA – Con l’assenso pubblico niente meno che di Enrico Letta, premier in carica, la “Ditta Bersani & CO” (non tutto il Pd ma un bel pezzo di Pd) ha voluto stabilire e comunicare che…

1) “Non è vero che Bersani segretario ha sbagliato un gol a porta vuota”.

2) “Bersani si è immolato e senza il suo tentativo non ci sarebbe stato questo governo”.

I due suddetti pilastri logico-argomentativi-documentari sostengono e riassumono il lavoro di Chiara Geloni, ex responsabile di Youdem, e di Stefano Di Traglia, a suo tempo uomo comunicazione dello stesso Bersani. Non proprio due storici e neanche due”fonti terze” come usa dire. Diciamo due testimoni dei fatti, testimoni e attori insieme. Insomma due bersaniani di ferro, ieri e oggi. Che hanno scritto un libro dal titolo sferzante: “Giorni bugiardi”. Bugiardi sarebbero i giorni che hanno portato all’abbandono da parte di Bersani della segreteria del partito, un po’ come il “destino cinico e baro” di Saragat per cui pochi che se lo ricordano.

Bene, anzi male: i “giorni bugiardi” continuano perchè i due suddetti pilastri della ricostruzione-narrazione-auto assoluzione e promozione di Letta e Bersani sono di cartone, anzi nemmeno. Sono semplicemente delle non verità. Bersani e il suo Pd non hanno “sbagliato un rigore a porta vuota” perché non sono riusciti a fare un governo con Bersani leader e Grillo alleato. Questo era impossibile anche se Bersani, proprio lui, ci ha creduto a lungo. Il “gol a porta vuota sbagliato” è, come tutti sanno e Bersani e Letta fingono di dimenticare, il non aver vinto le elezioni mentre Berlusconi perdeva sei milioni (sei milioni!) dei suoi voti.

Quando l’avversario politico ed elettorale perde sei milioni di voti e tu non ne conquisti neanche uno di quei sei milioni, anzi ne perdi tre milioni dei tuoi, cosa è politicamente se non un “gol sbagliato a porta vuota”? E dopo il clamoroso sbaglio di una campagna elettorale sbagliata il continuare a prendersela con il terreno che avrebbe tradito e deviato il tiro a rete ben indirizzato…il non aver capito e il non voler capire.

Avesse il Pd segnato la sua campagna elettorale con reali provvedimenti e proposte anti intollerabile e vergognosa spesa di soldi pubblici per il kombinat della politica, non avesse il Pd cincischiato e peggio su vitalizi parlamentari e nei governi locali, avesse messo all’angolo i suoi che difendono Province e ogni sorta di mano morta politica su servizi e società, il Pd avrebbe preso a febbraio 2013 qualcuno dei voti andati a Grillo. E tutta, proprio tutta la storia, sarebbe stata assai diversa. Non ci sarebbe stato, tanto per dirne una, il bisogno di questo governo “di larghe intese” che Enrico Letta ha ormai smesso di giudicare e presentare come il meno peggio possibile e propaganda come il migliore possibile. La differenza tra le due cose è notevole, è la differenza tra il realismo e il trionfalismo (un po’ anche il, se così si può dire, il tronfialismo).

Peggio, avendo lasciata aperta e spalancata la porta per i voti in fuga e corsa verso Grillo, poi Bersani…E qui secondo la vulgata Letta-Bersani il Bersani si sarebbe “immolato”. Dimostrando col il suo corpo politico straziato che con Grillo non si poteva e quindi con Berlusconi si doveva. Veramente Bersani ha straziato prima il corpo politico di Franco Marini (il candidato che vuoi far eleggere davvero alla presidenza della Repubblica lo presenti alla quarta votazione, altrimenti o non vuoi o non sai). E poi quello di Romano Prodi. Anche se Geloni e Di Traglia affermano senza prove che i 101 voti segreti anti Prodi “non possono prescindere dai 41 renziani in Parlamento”, la realtà è che a votare contro Prodi sono stati quelli che volevano aprire a Rodotà e quindi a Grillo (in quei giorni guarda caso Bersani avrebbe fatto e faceva qualsiasi cosa per avere un sì da Grillo) e quelli che volevano le larghe intese (guarda caso gli stessi che le difendono oggi contro Renzi).

Bersani non si è “immolato”, si è schiantato contro una sconfitta elettorale ottenuta nelle migliori e forse irripetibili condizioni per vincere e contro una strategia-tattica politica, la sua, che prevedeva un solo obiettivo: Bersani a Palazzo Chigi. A questo obiettivo Bersani avrebbe “immolato” davvero tutto. Dio solo sa, e non solo dio purtroppo ne ha avuto notizia e sentore, di cosa avrebbe concesso Bersani a Grillo dopo che il Pd di Bersani non aveva raccolto i voti per sostenere Bersani presidente del Consiglio.

Le non verità di Bersani & Co ricostruiscono uno ieri che non c’è stato. E questo spiace. Spiace ancora di più, molto di più per l’oggi e per il domani. Non tutto il Pd ma una buona parte del Pd, soprattutto quello doc, proprio non ce la fa ad avere un rapporto diretto e franco con la realtà dei fatti. Che non ci riesca Bersani, ci sta. Un onesto e laborioso e faticatore amministratore e funzionario, un mediocre e lento e rancoroso politico. Ma che non ci riescano gli altri, che Enrico Letta si presti a narrar la favola che tutti si comportarono nel migliore dei modi, che nessuno sbagliò politica, che il Pd non cambia perché sono tutti una pattuglia di eroi, questo sì è sconfortante.

Dicono lo facciano in astio, opposizione, sbarramento a Renzi. Sarà, e se lo fosse non sarebbe gran giustificazione. C’è da temere che l’anti-renzismo sia solo la forma non più neanche senile ma ormai senescente di una brutta malattia politica: l’inadeguatezza.