Pd che ci fa con 17 sindaci a zero? Ci fa catenaccio anti Renzi

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 11 Giugno 2013 14:20 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2013 14:54
Conferenza stampa Partito Democratico Campania

Il segretario del Pd Guglielmo Epifani (foto LaPresse)

ROMA – Sedici sindaci a zero nelle città grandi e piccole, anzi diciassette visto che è arrivata anche Catania. Pd diciassette e zero Pdl e zero M5S. E che ci farà il Pd con questo diciotto a zero? Forte è la tentazione, l’istinto, l’attitudine ad usare il risultato da partita di rugby  come catenaccio da partita di calcio: catenaccio contro Matteo Renzi. Non è per niente un caso, non c’è nulla di fortuito nella circostanza per cui la prima cosa che è venuta in mente, a diciottoa zero ancora caldissimo, a Guglielmo Epifani, segretario del Pd, è stata: “Non tradiremo Renzi, è uno della famiglia”. Conosce i suoi polli Epifani, sa che molti sono pronti, prontissimi  far barricata contro Renzi. “Non lo tradiremo, è di famiglia…”. Escusatio non petita, accusatio manifesta, insomma la lingua batte dove il dente duole e il Pd, molto Pd, non tutto il Pd, userà il diciassette a zero contro Renzi.

Matteo Renzi, forse è un bluff, lui proprio lui come persona e personaggio politico. O forse no, forse non è bluff e miraggio. Forse è sostanza. Non c’è che la prova del budino per sapere, come dicono gli inglesi: assaggiare.

Matteo Renzi, forse, anzi probabilmente nessuno e neanche lui può soddisfare, esaudire la caccia degli italiani al tesoro perduto, a quei diritti, redditi e consumi acquisiti e pur conquistati. Diritti, redditi e consumi che non sono un peccato e neanche un eccesso e neanche qualcosa che mai più può tornare. Ma tornare non possono senza la grande, grandissima fatica di studiare più e meglio, lavorare più e meglio, investire più e meglio, tassare e spendere in maniera molto diversa da quella conosciuta e difesa. Se l’obiettivo della caccia al tesoro perduto degli italiani è tornare a “prima” con le abitudini, le garanzie e la poca fatica di “prima”, allora nessuno può soddisfare, esaudire, guidare la caccia fortunata e vittoriosa. Nemmeno Renzi o tanto meno Renzi, quale sia la formula esatta in fondo non cale.

Ma se c’è uno che oggi può mettere insieme una maggioranza elettorale questo è Matteo Renzi. Una maggioranza di elettori che vota magari un bluff o un miraggio, vai a sapere, ma che è maggioranza e non perché una maggioranza se l’è inventata una legge elettorale oppure è stata fabbricata in laboratorio parlamentar-istituzionale. Una maggioranza invece formata da gente che vota e ha votato Pd e gente che ha votato M5S e gente che ha votato Scelta Civica e gente che ha votato Berlusconi. Se c’è uno che oggi può mettere in piedi, ottenere, formare e portare al voto una maggioranza così, questo si chiama Matteo Renzi. Se c’è uno con cui si possono vincere le elezioni e poi fare un governo che non sia il governo della larghe intese e lunghe attese, questo è Matteo Renzi.

Matteo Renzi, questo passa il convento, questo è il meglio che passa il convento.  Se i frati e i fratacchioni del Pd non preferiranno morire di fame piuttosto che consegnare a Renzi le chiavi della dispensa e della cucina. Se? Anzi, senza se e senza ma: è proprio questo quel che faranno, anzi già stanno facendo frati e fratacchioni. Bersani in testa ma dietro di lui e al fianco a plotoni: primarie per eleggere il segretario Pd dove a votare possa andare la gente più controllata e controllabile. Controllata che non voti Renzi e controllabile che non ceda in tentazione. Che vadano tutti, proprio tutti i pensionati ddella Cgil e non un giovane, uno sotto i 40 o 30 anni che alla Cgil non è mai stato iscritto. Che non un solo voto sia “inquinato” e “inquinante”, che siano regole di sbarramento. E poi congresso lungo, lungo assai, anzi orizzontale. E che vorrà mai dire orizzontale? Vuol dire che si eleggono e nominano i dirigenti locali, cioè l’ossatura del partito, prima del grande e aperto e dibattuto e combattuto congresso nazionale. Cioè, se esce un segretario “strano”, comunque ha in mano la chiave che non apre le porte del partito.

Primarie, congresso e altre ne verranno: alleanze, rimembranze, identità. Prima o poi risponderanno alla chiamata anti Renzi i Vendola e le Camusso e  gli Errani e forse anche i nuovissimi Civati. Troppo grande è la tentazione, la tradizione, troppo radicati l’istinto e l’abitudine a far qualsiasi cosa di sinistra prima pur di non dover fare davvero un governo di sinistra dopo.