Far politica a meno di 10mila al mese? “Sogno spezzato” di un sacco di gente

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 8 ottobre 2012 15:09 | Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2012 15:09

ROMA – Spuntano, proliferano e giornali e televisioni comprensibilmente li presentano come casi-limite o quasi, come notizie-umane fuori dall’ordinario, insomma eccezioni. Invece sarà il caso di cominciare a pensare che siano non la regola, questo no. Ma la statistica normalità, questo sì. Sono gli eletti dal popolo, insomma i politici che da un capo all’altro d’Italia vanno dicendo e lamentando che se l’attività politica non ti fa portare a casa tra i dieci e i quindicimila al mese, allora è carriera spezzata e sogno tradito. Già, proprio sogno tradito. E attenti perché la gran parte di coloro che lo van lamentando non mentono, vivono proprio la sindrome del sogno tradito e spezzato.

Prendere Raffaele Cattaneo, all’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Lombardia. Lui nella vita ricorda di aver seguito Comunione e Liberazione e poi Roberto Formigoni, ricorda di aver scelto un percorso, non certo una missione ma di certo una carriera. Che tanto chiedeva e tanto garantiva. Cattaneo dice “Io vivo di questo”. Il “questo” sono 8mila euro netti al mese per 14 mensilità più altri duemila al mese come consigliere della Sea, più forse qualche “gettone” per esser membro del Consiglio di sorveglianza di Infrastrutture lombarde Spa. Noi tutti guardiamo e stupiamo perché Cattaneo aggiunge: se me lo tagliano, il “questo” come faccio con seimila, settemila al mese massimo? Vediamo Cattaneo esibire il “cedolino” di settembre, 6.420,66 netti e siamo assaliti da una rabbia incredula: ma come fa questo a dire che non ce la fa, che è poco?

Comprensibile rabbia, sacrosanta incredulità. Poi vediamo che Cattaneo non è solo, che non è “matto”. Dal Veneto il consigliere leghista Santino Bozza mugugna: “Sono nostri diritti acquisiti”. Dalla Puglia il Pdl Lucio Tarquinio pone la questione di “democrazia”: “Ma chi li ha eletti questi che ci tagliano?”. E di fronte alla domanda se diecimila…risponde “Ma la famiglia la devo far campare bene oppure no?”. Vagliamola questa risposta perché è il cuore pulsante di un qualcosa che non vediamo e in parte non vogliamo vedere o ancora e meglio vogliamo vedere solo in parte.

La “cosa” da vedere è che per migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia il buttarsi in politica, sfondando oppure no poi si vedrà, ha rappresentato e rappresenta una carriera e un “sogno” come dicono in tv. Come sognare di fare il calciatore, in fondo è pieno di papà e mamme che tifano e trattano per i pargoli sui campetti. Come sognare di andare in tv per le ragazze, velina o presentatrice non importa, ne son piene le case e i diari di questo sogno. Buttarsi in politica e sfondare voleva dire, finora ha voluto dire “far campare bene la famiglia” con almeno diecimila al mese di reddito reale, almeno. E questo non è stato il sogno criminale di una ristretta banda ma la scorciatoia sociale sognata da un sacco, proprio un sacco di gente. Che ora si sente tradita, svilita, a suo modo truffata.

Non meritano nulla ovviamente, nulla tranne l’effettivo e non certo reale dimezzamento dei soldi che portano a casa. Però dobbiamo ricordarci che siamo stati noi tutti a creare ed accettare un sistema sociale, un percorso dei sogni dove se vieni assunto in azienda ti danno dai mille ai duemila euro mentre se vieni eletto in Consiglio ne prendi dieci volte tanto. Questa non è gente che si è intrufolata, sono stati tutti votati a man bassa, hanno tutti avuto pacchi di voti e preferenze, 17 mila il famoso Cattaneo di Lombardia”. Sono tutti figli del nostro tempo, del “ventennio perduto”. Nel loro lamento senza pudore, nel loro sguaiato senza misura è d’obbligo avvertire l’assonanza, la comunanza di note con altri lamenti. Quello del commerciante che grida: perché proprio ora e perché proprio a me l’ispezione della Finanza? Quello del pensionando a 58 anni che lacrima: perché proprio io devo essere il primo ad andare in pensione così, fino a ieri, ancora ieri si andava in pensione di anzianità. Quelli di tutti coloro  che credevano di aver trovato la “svolta” nelle comode pieghe del tanto paga qualcun altro e che avevano battezzato come “sogno” e poi “diritto acquisito” l’aver appunto “svoltato”.

P.S. I Cattaneo e i Tarquinio sono prodotto genuino della destra sociale e politica. Ma sinistra non son solo rose: è tutto un piangere “non per me ma per i miei collaboratori”. Sembra pudicizia, per di più “sociale”, è invece soprattutto ipocrisia, per di più corporativa.