Problema non era solo Berlusconi, gradualismo male letale del montismo

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 15 Dicembre 2011 15:02 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2011 16:02

I banchi del governo Monti alla Camera (Lapresse)

ROMA – Si legge su La Repubblica: “Ancora una volta le lobby più potenti hanno la meglio sulla razionalità economica. I farmacisti, i tassisti, i parlamentari e il sottobosco della politica locale e nazionale, ma anche le banche… La pressione corporativa che oggi si abbatte sulla manovra rischia di dimostrare che il problema non era solo Berlusconi”. Il problema non era solo Berlusconi: se lo si legge in prima pagina niente meno che su La Repubblica… E allora “chi” è il problema?

Forse Bossi e la sua Lega? Certo Bossi e la Lega dell’Italia se ne fregano e vantano di fregarsene dell’Italia. Non solo di quella geografica e tricolore, di fatto se ne fregano anche della possibilità, del rischio che nessuno presti più soldi all’Italia, che tra due/tre mesi non ci siano soldi per pagare stipendi e pensioni. Se ne fregano i leghisti del debito e del default, nelle commissioni parlamentari votano contro leggi grandi e piccole che avevano firmato parlamentari leghisti quando la Lega era al governo. Un po’ si sono dimenticati di avercela messa quella firma, molto giocano a dispetto. La Lega è un problema, il problema di un partito a responsabilità zero a caccia di popolarità mille. Ma la Lega non è “il” problema.

Allora il problema è Di Pietro? Anche l’Idv gioca contro, non solo boccia ma grida ai quattro venti peste corna e vituperio del decreto “Salva-Italia”. Di Pietro cerca il suo “popolo” più che tra i malcontenti tra i malmostosi. Cerca voti, sposa ogni argomento, anzi umore che possa far “cassa”, appunto di voti e di viscerale consenso. Di Pietro è un problema, il problema di un partito con la insostenibile attrazione allo sfascio. Ma non è Di Pietro “il” problema.

Allora il problema è la Camusso e la sua Cgil e più in generale i sindacati? Certo sono un problema: difendono “lobby” più popolari e popolose di quelle dei farmacisti, dei tassisti, dei politici. “Lobby” socialmente più rilevanti e più sofferenti certo, ma i sindacati sono un problema perché le difendono con cultura e metodi da lobby, per di più alquanto miopi. Ma non sono i sindacati “il” problema. Almeno non quello del proprio qui ed adesso.

E allora qual è “il” problema, qui e adesso? Il problema è qui e adesso il governo, o meglio il gradualismo malattia letale del montismo. Ascoltiamo il governo, ascoltiamo Corrado Passera: “Sulle liberalizzazioni ci sono state resistenze pazzesche, è un mondo difficilissimo, non ringrazio chi si è messo di traverso”. Ma “chi” si è messo di traverso, chi pazzescamente ha resistito Passera non dice, e questo è “il” problema. Dice Mario Monti: “Le resistenze non si vincono al primo colpo”. Ed eccolo ancora “il” problema: la certezza forse eccessiva di averlo in canna e di avere il tempo per il secondo e il terzo colpo. Dice Monti: “Siamo indipendenti ma dai partiti politici dipendiamo”. Dice: “C’era una patrimoniale fattibile ma non c’era particolare entusiasmo di alcuni partiti nel farla”. Dice che presto il suo governo aprirà altri “cantieri per la crescita”. Ma forse il professor Monti calcola male e costruisce sghemba equazione tra gradualismo e realismo.

Aveva due cose da fare Monti: impedire che saltasse il banco e riaggiustarne le gambe. La prima cosa doveva farla in fretta e l’ha fatta. La seconda non poteva farla in fretta, ma poteva metterla per iscritto. Poteva e doveva non attendere il secondo tempo e colpo per le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Perché non sta scritto da nessuna parte che Monti un secondo tempo lo avrà. Se mette l’orecchio a terra del Parlamento che sta per votargli la fiducia, sentirà netto e chiaro che i partiti lo sopportano, che non c’è spazio e cammino dentro la “dipendenza” dai partiti politici. Lo sopportano perché l’alternativa è il diluvio, solo per questo. Altra e diversa corda non gli daranno. E quindi il “secondo tempo” Monti ai partiti lo doveva imporre adesso, sotto forma di provvedimenti e leggi da far scattare domani ma da scrivere oggi. E le resistenze pazzesche? Rivolgersi al paese e chiamarle con nome e cognome, svelare chi è quel “chi”: partiti o lobby che siano. Rischioso certo, ma oggi molto meno rischioso che farlo domani o più probabilmente non poter farlo mai.

Non è solo “colpa” di Berlusconi quella di un paese che non ci sente e neanche tanto ci vuol sentire. “Colpa” della Lega, di Di Pietro, dei sindacati, di decenni in cui l’intero paese è stato allevato a non “fallire” mai, a trovare sempre qualcuno che paga, a non mollare mai l’osso o la polpa di denaro pubblico o di monopolio di mercato afferrato. “Colpa” di cui Monti e il suo governo sono innocenti. Ma da qualche giorno non del tutto esenti e non al di sopra di ogni sospetto. Lo stato di grazie e di sostanziale onnipotenza del governo Monti non solo non durerà a lungo, ma si scolora e si perde se Monti non lo usa.

Qui e adesso il gradualismo corrode e nega il buon governo possibile. Non è prudenza e neanche saggezza, è far buon viso al solito cattivo gioco. Gradualismo, una “malattia” della politica che talvolta, anzi spesso, fortifica l’organismo-governo allevando e rendendo esperto ed efficiente il suo sistema immunitario. Gradualismo, talvolta anzi spesso malattia infantile, anzi “di crescita” come le mamme sanno di fronte a qualche bolla sulla pelle del bimbo. Ma questa volta no, questa volta il gradualismo è malattia letale che si contrae stando al coperto e non rischiando il gelo esterno di una tramontana.