Voto di popolo, Europa campa. Referendum sull’euro, Europa crepa

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 20 agosto 2012 12:54 | Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2012 12:58

ROMA – Voto di popolo, Europa campa. Referendum sull’Unione e sull’euro, Europa invece crepa. Ma come la volontà popolare non è una, indivisibile e indistinguibile, sempre sovrana e comunque fonte primigenia e purissima da dovunque sgorghi e comunque scorra, sia insomma essa referendum o elezioni?  No, proprio per nulla: la volontà popolare è una ma anche trina, ma non è un mistero incomprensibile, è la semplice aritmetica della libertà e del potere quando si sommano invece di sottrarsi l’un l’altro l’ossigeno della democrazia.

L’Europa, l’unione monetaria, finanziaria, sociale, economica, la federazione di bilanci, finanze, banche, popoli e Stati ha oggi bisogno di una investitura popolare che non ha. E le elezioni europee che ogni tanto celebriamo sono un pallidissimo surrogato di ciò che serve, di ciò che fa o non fa una Europa unita e federale. Occorre che la fantasia e l’audacia dei governanti d’Europa inventino in fretta un luogo, un momento e un modo nei quali tutti i cittadini europei vadano a votare per qualcosa che conta e governa il continente in maniera percepibile e concreta. Occorre che l’Europa sia una scelta elettorale, che gli elettori europei possano scegliere “quale” Europa e “chi” la governa. A maggioranza, in maniera diretta. Occorrono vere elezioni e istituzioni europee. Occorrono se si vuole che l’Europa campi, altrimenti se ne può fare a meno. L’Unione oggi non ha investitura popolare: se si vuole l’Unione l’investitura va costruita, testata, rischiata. Con appunto un voto di popolo, europeo.

Circola invece l’ipotesi del contrario dell’investitura, del test e del voto di popolo, circola l’idea, la tentazione di un giudizio di popolo sull’Europa che c’è e che manca sotto forma di referendum. E con un  referendum l’Europa crepa. Crepa perché non è per caso che esiste una differenza enorme tra elezioni e referendum. I referendum pongono e rispondono solo a domande e logiche binarie, insomma sì o no. Ma sì o no a che cosa? Prendiamo un condominio con una crepa nelle fondamenta: un architetto condomino sostiene l’inutilità di una trave do acciaio a rinnovato sostegno, un ingegnere condomino ne sostiene l’assoluta necessità. Gli altri venti inquilini non hanno nessuno strumento di verifica o di comprensione della questione, è letteralmente fuori dalla loro sfera di competenza. Se quel condominio risolve la questione con un  referendum, sì o no alla trave, voterà in maniera incosciente e inconsapevole, tanto varrebbe gettasse una moneta in aria e vedesse se vien testa o croce.

Ma in realtà va anche peggio: se in quel condominio fosse referendum, si voterebbe in maniera inconsapevole e incosciente, però guidati dalla simpatia o dalla vicinanza con chi alimenta la paura del crollo o stuzzica il fastidio per l’eccessiva spesa dei lavori per la sicurezza. Non succede per caso che tutte le Costituzioni democratiche e liberali limitino gli ambiti su cui si può decidere per via di referendum. Un referendum tasse sì, tasse no avrebbe esisto scontato. Salvo poi a fine mese trovarsi con stipendi e pensioni non pagate e scuole e ospedali chiusi. Eppure la stragrande maggioranza voterebbe per l’abolizione delle tasse. Perciò un referendum sulle tasse non si può fare, anche la volontà popolare va contenuta quando assume forme suicide. E non si può fare referendum su alcune materie internazionali: un referendum con la domanda se un giovane in armi deve o no rischiare di morire quale risultato avrebbe? Soprattutto i referendum sono la risposta giusta quando la domanda è netta e comprensibile: divorzio sì o no, aborto sì o no, monarchia o repubblica…Ma già un referendum sulla legge elettorale è una auto illusione che i cittadini si regalano e si fanno regalare: nessuna opinione pubblica, anche la più informata, ha davvero gli strumenti per sciogliere con un sì o con  un no la questione dell’esatto, anzi auspicabile, rapporto tra governabilità e rappresentatività. Insomma, come la mano di Mario Brega camionista nel film di Carlo Verdone quando a “nonna” in autostrada serve un’iniezione, i referendum possono essere “piuma o acciaio”, balsamo o veleno della democrazia.

Oggi un referendum Europa sì o no servirebbe come alibi all’elettorato tedesco per rendere l’Europa impossibile, sarebbe la via di fuga per l’elettorato olandese e finlandese, la linea Maginot orgogliosa e nazionalista dentro la quale si barricherebbe l’elettorato francese, il sospiro di sollievo dell’elettorato italiano, sollievo dall’obbligo di diventare un paese decente, la botta di reni, la “bella morte” dell’elettorato greco…Domandare per via di referendum ai popoli europei se vogliono continuare a vivere a debito come hanno fatto negli ultimi decenni è suggerirgli che si può, e quelli risponderanno come la manzoniana “sventurata”. Domandare per via di referendum ai popoli europei meno indebitati se vogliono mollare quelli del Sud è suggerir loro che si può e quindi…Referendum oggi in Europa è sinonimo di ciascun si prende la sua baracca e burattini e si smonta l’Unione. Vere elezioni europee invece vuol dire chiedere ai popoli “come” vogliono affrontare la realtà. Il referendum è un invito e rimuovere la realtà.

E poi non sempre i referendum sono lungimiranti, anzi non lo sono mai. I loro esiti registrano, non fondano né costruiscono. Mario Monti ha citato il ministro degli esteri francese Robert Schuman che nel 1950, cinque anni appena da quando francesi e tedeschi avevano finito di scannarsi in guerra,  propose la Ceca, la Comunità Economica Europa, insomma il mettere insieme parti dell’economia. Se ci fosse stato un referendum sulla questione nel 1950 avrebbe fedelmente registrato l’odio e il rancore ancora comprensibilmente caldi. I referendum n on possono e non devono fare il mestiere e il lavoro dei governi, dei ceti dirigenti, della pubblica opinione informata. I referendum possono essere l’ultima stazione, l’ultima istanza, la verifica di legittimità e di consenso sul lavoro fatto, sulle idee proposte, sulle scelte attuate. Se si vuole l’Europa  si facciano in fretta vere elezioni e vero governo europeo e questi poi disegnino una Costituzione europea che possa essere sottoposta a referendum. Ma domandare oggi a un tedesco se vuole prestare soldi a un greco, domandare ad un italiano se vuole davvero pagare le tasse, domandare ad un francese se vuole garantire per uno spagnolo è solo un modo per fare in modo che l’Europa crepi.