Perché salario 2011 vale come salario 1993? Perché il paese puzza… dalle teste

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 23 Maggio 2012 15:32 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2012 15:32

ROMA- Con lo stipendio del 2011 ci compriamo quel che ci compravamo con lo stipendio del 1993. Come è successo, quando è successo, perché è successo? L’unica cosa certa, sicura, documentata e scritta nelle cifre è che non è stata una disgrazia improvvisa. Non una disgrazia, invece una conseguenza. E per nulla improvvisa: conseguenza di venti anni di scelte. Scelte di chi? Poiché il “pesce puzza dalla testa”, scelte di tutta la testa della società italiana. Chi ci ha governato? Sì, certo, loro. Ma magari fossero stati solo loro, fossero stati solo loro non ci sarebbero riusciti. Sono, siamo stati in tanti, tutte le teste di un paese che ora “puzza” come un pesce che sta andando definitivamente a male.

Sono più di dieci anni che la produttività in Italia è ferma mentre praticamente ovunque nel mondo e anche in Europa invece aumenta. Vuol dire che gli altri con la stessa quantità di lavoro producono più beni di prima, ogni anno da almeno dieci anni e noi no. Qui la “testa” che puzza è anche quella degli imprenditori che sono fuggiti dalle nuove tecnologie, hanno tentato di conservare la dimensione familiare, hanno provato a resistere con un po’ di evasione e un po’ di nero. E qui “puzza” anche la testa dei nostri sindacati che impegnati da venti anni a fare in modo che in azienda e in ufficio non si sposti una pianta o si muova una carriera o si faccia un’assunzione senza il timbro sindacale, si sono dimenticati sia del salario da far crescere sia della produttività che il salario fa crescere.

E se abbiamo il costo dell’energia più alto d’Europa è colpa della “testa” politica che di politica energetica si interessa solo se e quando porta voti, puzza la testa di una politica che per i voti si venderebbe la mamma. Ma “puzzano” le teste delle varie corporazioni dell’energia, da quella dei petrolieri e quella dei fotovoltaici. E se non c’è un porto che funziona, se gli aeroporti sono sono la bandierona o bandierina dei politici locali, se costa di più in Italia muovere merci e persone è certo colpa dei governi centrali, ma molto di più dei governi locali. Colpa della politica che per un pugno di voti si è venduta la mamma e la sorella ma anche colpa di chi li votava solo e soltanto se portavano a casa un pugno di euro.

E se la giustizia civile è la più lenta e inaffidabile del continente, qui “puzzano” le teste dei magistrati e degli avvocati, entrambe le categorie responsabili di questa drammatica lentezza. E se abbiamo una delle peggiori formazioni scolastiche, qui le teste che puzzano sono quelle di presidi e prof che hanno accettato e incoraggiato l’abbassamento ai livelli minimi della fatica dell’apprendere e del sapere, quelle di genitori che esigono il successo scolastico e quelle degli studenti che sino progressivamente sindacalizzati come un Cobas del pubblico impiego facendo finta di voler un mondo nuovo.

Non è successo per caso e non è stata una disgrazia improvvisa e non è colpa della crisi cominciata nel 2007 e arrivata qui l’anno dopo. E’ da prima della crisi che in Italia c’è scarsa innovazione, poca produttività, poca formazione, scarsa cultura, troppa rendita, troppo spreco, troppa immobilità. Per questo con lo stipendio del 2001 ci compriamo quel che ci compravamo con lo stipendio del 1993. Perché è da venti anni che crediamo e seguiamo ogni testa di pesce che ci dice che basterà sostituire la testa di pesce che c’era prima e agio e benessere saranno finalmente liberati dai magnifici magazzini dove sono stati nascosti. Senza accorgerci da venti anni che quelle teste di pesce sono i nostri politici, i nostri imprenditori, i nostri sindacalisti, i nostri professionisti, i nostri professori, i nostri impiegati pubblici, i nostri studenti, insomma noi.

L’altro giorno un taxista per nulla ordinario chiedeva cosa pensassi potesse cambiare dopo l’elezione di Hollande. Alla risposta: molto ma non sogniamoci si possa far tornare l’era dei pasti a debito, il non ordinario tassista è sbottato: “Il debito? Io non ho fatto nessun debito, l’hanno fatto loro”. Ecco, l’idea di gran successo che i politici, fossero anche dieci volte quelli che sono, possano aver fatto duemila miliardi di debito, magari mettendoseli in tasca. Ecco l’idea che la produttività in azienda sia un problema di qualcun altro, che il costo delle infrastrutture debba pagarlo qualcun altro, che fatica e rischio dalla scuola al posto di lavoro debba riguardare qualcun altro, che se la fabbrica non si aggiorna deve diventare problema di qualcun altro…questo è stato il ventennio che si è mangiato i nostri stipendi.