Sardegna, Italia: la prevenzione impopolare. Ventina di morti un buon prezzo

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 20 Novembre 2013 11:43 | Ultimo aggiornamento: 20 Novembre 2013 11:59
Ciclone Cleopatra si abbatte sulla Sardegna

Ciclone Cleopatra si abbatte sulla Sardegna (LaPresse)

ROMA – Nella cronaca dalla Sardegna di Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera si legge: “Un sindaco ha ordinato l’evacuazione ma molti non si sono voluti allontanare dalle case, salvo poi richiedere l’aiuto degli elicotteri”. Nessuno ci titola sopra, la frase riportata è in coda all’articolo, il nome del sindaco e del Comune prudentemente la giornalista non li fa. E’ sul posto, se facesse quei nomi verrebbe sottoposta a giudizio e condanna popolari. Le verrebbe imputato il sommo peccato, la bestemmia blasfema di attribuire, per via di notizia e non di opinione, una parte della responsabilità di ciò che accade anche alla gente, al popolo, ai cittadini, insomma alle vittime.

Eppure non si fa nessuna fatica a credere a quell’evacuazione rifiutata, ignorata, ascoltata con l’atteggiamento del da questo orecchio mi entra e dall’altro mi esce. Non si fa nessuna fatica perché è cronaca, anzi abitudine, anzi costume non di quel Comune sardo e neanche della Sardegna ma proprio di tutta Italia. Immaginate un avviso di piena ed esondazione del Tevere che arriva 12 ore prima che cominci a diluviare. Immaginate un’ordinanza che vieti ai romani di spostarsi in auto sui Lungotevere mentre loro la pioggia torrenziale ancora non la vedono, anzi non piove proprio. La gente, il popolo, i cittadini di Roma farebbero spallucce e orecchie da mercante e si metterebbero come ogni giorno in fila in auto sui Lungotevere. E se qualcuno mettesse dei posti di blocco a sbarrare il traffico griderebbero al sopruso, alla “militarizzazione del territorio” e accuserebbero l’autorità che ha predisposto il blocco più o meno di tirannide. Senza contare, senza dimenticare di contare il “danno alle attività economiche” che in ogni sede sarebbe lamentato.

Immaginate un’ordinanza che vieti ai napoletani di salire al Vesuvio o di percorrere il “Rettifilo” lungo mare, ordinanza che arrivi mentre ancora splende il sole e solo un venticello fastidioso annunci il ciclone. Chi emette l’ordinanza sarebbe sepolto da una pernacchia di gente, popolo e cittadini. E lo stesso accadrebbe se a Milano fossero interdette le tangenziali e i sottopassi, a Bologna i porticati, a Genova il porto, a Torino i Murazzi.

Immaginate poi arriva il ciclone, il nubifragio, l’inondazione. A Roma, Napoli, Milano…dove volete. Quei cittadini, quella gente e quel popolo che 12/24 ore prima avrebbe gridato al “tiranno” che impediva la libertà di muoversi e commerciare, quegli stessi sono lì ora sconvolti, vittime a gridare alla stessa autorità “assassini, ci avete lasciati soli”. La prevenzione, quella immediata e di autorità è in Italia sommamente impopolare.

Accade perché si è smarrita e dispersa una nozione fondamentale del patto sociale, quella inerente alla sicurezza. Si può, si deve chiedere ed esigere che istituzioni e organismi pubblici lavorino e presiedano alla sicurezza degli individui. E’ il rapporto fondamentale Stato-cittadini. Ma per avere sicurezza si delega, si concede una quota di sovranità. In parole povere se vuoi che un ente collettivo pensi alla tua sicurezza non puoi fare sempre come ti pare come individuo. Ma è appunto la cessione di sovranità che oggi è vissuta e narrata niente meno che come “anti-democratica”. Strano destino visto che la cessione di sovranità dell’individuo allo Stato è la prima pietra appunto della democrazia.

Ma anche quando lo Stato è efficiente e i cittadini hanno consapevolezza dei doveri civici, la sicurezza non può mai essere assoluta: le inondazioni devastano anche la Germania. La sicurezza assoluta non esiste, nonostante quelli che Franco Gabrielli chiama “i biscazzieri del web” la postulino come diritto naturale inalienabile. Biscazzieri a parte, la sicurezza assoluta è davvero ritenuta da molti, moltissimi come cosa possibile e doverosa. Nonostante non sia di questo mondo.

Ma ciò che colpisce non è l’umanissima ingenuità del bisogno di sicurezza assoluta. Colpisce che la si voglia “gratis et amor dei”. Se in Italia è impopolare la prevenzione immediata e d’autorità, impopolarissima e improponibile a pubblica opionione ed elettorato è la prevenzione a lungo tempo e termine. Olbia oggi allagata è stata asfaltata e cementificata impedendo alle acque di scorrere. E lo è stata per iniziativa umana, politica scelta, scelta consensuale con la pubblica opinione e l’elettorato. Olbia come la Gallura, la Gallura come ogni costa sarda, la Sardegna come la Sicilia, le isole come la pianura padana, la pianura come le falde dell’Appennino. Ovunque qualcuno dica: non qui quella casa, capannone, villetta, parcheggio…non qui dove possono scorrere acque…Ovunque quel qualcuno è zittito a furor di eletti, elettori, popolo, gente, cittadini, assessori.

Quindi, poiché la prevenzione è due volte impopolare, mettendo a bilancio questo costume, cultura e volontà popolari, una ventina di morti sono un buon prezzo. Magari la prossima volta la bomba d’acqua si scarica su zone meno popolate e così otteniamo pure un robusto sconto.