Sciopero bus e se come in Spagna “soldi finiti per pagare dipendenti pubblici”?

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 20 luglio 2012 13:25 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2012 13:25

ROMA – Stamane in Italia c’è sciopero dei bus, stamane in Spagna lo spread dei “Bonos” si è avvicinato a quota 600, stamane a Bruxelles si prova a decidere quanto dare di tasca europea a Madrid, un centinaio di miliardi dopo i 240 dati in due tranche alla Grecia, i 67 all’Irlanda, i 78 al Portogallo. Ieri sera in ottanta città spagnole si protestava in piazza contro “los recortes”, i tagli e le accorate cronache de La Repubblica raccoglievano il lamento “Rajoy ci sta cancellando” gridato dalle stesse voci che gridavano “Zapatero ci sta cancellando”. Protestano soprattutto i dipendenti pubblici e il ceto di mezzo fino a ieri garantito, i pompieri si son messi addirittura nudi in foto con solo l’elmetto in testa. Ieri al Parlamento italiano sono stati presentati 1.800 emendamenti, 600 ciascuno da parte Pdl e Pd, alla spending review, 1.200 limature, cancellazioni, esenzioni al meno soldi per la macchina pubblica, 1.800 aghi lanciati a bucare il pallone.

Ieri sera e stamane: un economista che si interessa e diletta anche di storia e politica mi ha detto che secondo lui la tragicommedia dell’euro rigore finirà quando la gente assalterà i palazzi davvero, quando davvero non ne potrà più. Può darsi, di sicuro è che quel giorno la gente nell’eventuale assalto troverebbe i palazzi vuoti…di soldi purtroppo. Per non non è assalto ai palazzi, per ora è assedio ai forni perché da dentro i forni lancino pagnotte e qualche brioches se ancora capita a chi assedia più forte. Lo sciopero dei bus è per avere il rinnovo del contratto di categoria scaduto da più di due anni. Sciopero che sta diventando un’abitudine del venerdì, sciopero che si è fatto più pressante e nervoso da parte di chi lo indice e chi lo fa perché c’è in giro quella nuvola scura chiamata spending review: non la fanno davvero, ma hai visto mai? Mettere regole e bocca sulle aziende pubbliche dei servizi, controllare assunzioni e bilanci? Figurati se ci riescono, ma se ci dovessero riuscire…meglio farsi lanciare da dentro il forno la pagnotta di un rinnovo di contratto. Quindi, assediamo il forno, assediamolo forte. Non è la tecnica solo di chi manda avanti bus e metro, è la tecnica di ogni categoria.

Ancora ieri ma di primo mattino: al Parlamento spagnolo il ministro delle Finanze e dalla Pubblica Amministrazione dice: “Lo Stato ha finito i soldi per pagare i dipendenti pubblici, se quei soldi non ce li dà l’Europa o la Bce stipendi e pensioni pubbliche non si pagano, lo Stato fallisce”. Questo ha detto agli spagnoli e questa è la situazione spagnola con lo spread a quasi 600 e i tassi di interesse da pagare sul decennale a quasi il sette. Ma in Spagna si scende in piazza contro e in Italia si “assediano i forni”. Tutti più o meno immemori, volutamente inconsapevoli che stipendi e pensioni dei pubblici dipendenti sia lo Stato spagnolo che quello italiano li pagano se qualcuno presta loro una parte dei soldi necessari. Se nessuno presta, niente titoli di Stato venduti, niente stipendi. A quota 500 di spread è un rischio, teorico ma un rischio. A quota 550 diventa una possibilità. A quota 600 una probabilità. A quota 700 difficile che ci arrivi: o ti hanno salvato prima o sei morto.

Venerdì sta finendo, il penultimo di luglio. Poi sarà l’agosto della canicola degli spread. Per settembre in Italia sono in calendario un’infinità di assedio ai forni, dallo sciopero dei pubblici dipendenti al lavoro elettorale dei partiti. E se, come in Spagna, un brutto giorno “lo Stato finisse i soldi per pagare i dipendenti pubblici..?”.