Tangentopoli, l’evoluzione della specie. Navigando in un mare di “vaffa”

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 15 febbraio 2013 15:01 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2013 15:03

ROMA – Tangentopoli è tornata o no, è come, meglio o peggio di prima? Non c’è alcun bisogno di sentirselo confermare da Monti e negare da Berlusconi, nessuna necessità di farsi spiegare da Bersani che c’è stata “catastrofe etica”, nessun pulpito e nessuna cattedra che valga l’esperienza concreta e quotidiana che ciascuno di noi ha nella vita di ogni giorno: la corruzione e la tangente sono l’olio e la benzina del motore Italia.

Ma non è come Tangentopoli all’inizio degli anni ’90 e per il decennio che seguì, è molto di più, c’è più quantità e qualità nel corrompere e tangentare. Attività che negli anni ’90 erano praticate sostanzialmente solo da due pezzi e segmenti sociali: i politici di livello medio alto e gli imprenditori di analogo livello. I partiti chiedevano, imponevano agli imprenditori “pedaggio”, se vogliamo “pizzo”. Gli imprenditori pagavano e ottenevano commesse, appalti, lavoro. La tangente alimentava la vita dei partiti, letteralmente vivevano di questo. Ma in misura minima ed episodica la tangente arricchiva Tizio, Caio o Sempronio proprio lui come individuo o famiglia. E gli imprenditori pagavano di buon grado, lo consideravano un affare, almeno fino a che la tengente fu del 3/5%. Ressero fino al 10%. Poi quando arrivò al 20% senza che neanche fossero poi sicuri e garantiti la commessa e l’appalto, allora corsero dai magistrati. Quanto alla gente, quei non molti ma neanche pochissimi che sapevano, professionisti di ogni ramo, ristoratori, taxisti, fornitori di servizi, la gente stava al gioco e, se pensava fosse rubare, la gente non disdegnava di fare il palo.

Comunque a corrompere e tangentare erano in centinaia, migliaia al massimo. Anche se i “bagnati” dall’acqua di tangenti erano poi decine, centinaia di migliaia, forse fino ad arrivare a un milione o due di italiani. Venti anni dopo è manifesta e rigogliosa l’evoluzione della specie il cui antenato non perfettamente adattato all’ambiente era appunto Tangentopoli. L’evoluzione della specie ha fatto quel che fanno appunto le specie vincenti: ha modificato l’habitat nello stesso tempo e misura in cui adattava se stesso all’habitat. Adesso a corrompere e tangentare non più solo politici e imprenditori di medio alto livello, adesso a corrompere e tangentare è la classe, il ceto dirigente. Tutta? Tutta no. Ma gran parte, molta parte, troppa parte.

Piaccia o no classe, ceto dirigente è Alessandro Proto accusato di imbrogliare risparmiatori e investitori. Ceto dirigente è Massimo Cellino presidente di una squadra di calcio accusato di prendere in ostaggio amministratori e sindaci e soldi pubblici per farsi uno stadio. Ceto dirigente sono Giuseppe Orsi accusato di strapagare (10% di stecca) i contratti Finmeccanica in India e nel mondo. E Gianluca Baldassari accusato di aver truccato più o meno tutto a Mps e fermato con l’accusa di esser pronto a fuggire con una paccata di soldi. E Giuseppe Mussari  che ora si becca le monetine quando va all’interrogatorio. E Melania Di Nichilo moglie di Angelo Rizzoli, entrambi accusati di far fallire aziende incassando e non rimettendoci un euro…Sono tutti classe, ceto dirigente. Come classe e ceto dirigente sono quelli della Maugeri e i memores domini amici di Roberto Formigoni. Come classe e ceto dirigente sono quelli che compongono il lunghissimi elenco degli indagati per aver corrotto e tangentato. Elenco lunghissimo ma in realtà microscopico a confronto con l’elenco comparato, la tavola sinottica di quante volte ciascuno ha incontrato nella vita quotidiana del paese il corrompere e il tangentare.

Un intero ceto dirigente o quasi, mica più solo la politica. Un intero ceto dirigente e poi anche…la gente. Andate ad Anagni a parlare di Franco Fiorito. Troverete rimpianto per Batman e astio per chi lo ha “abbattuto”. Provate a far di conto, di semplice di addizione dei beneficiati in stipendi, sovvenzioni e stanziamenti da Luigi Lusi e Francesco Belsito. Sommate quanti hanno avuto concreto e materiale vantaggio dal governo Formigoni e da quello della Polverini. Troverete per l’Italia cento, mille Anagni che piangono il loro Fiorito. Senza contare i luoghi dove nessuno sparge lacrima perché il corrompere e tangentare è vivo e lotta insieme a noi. Un paese che Marcello Sorgi descrive su La Stampa: “popolato da avventurieri pieni di soldi che sempre trovano ascolto presso esponenti periferici delle amministrazioni e dei partiti e subito dopo riescono a risalire al centro delle decisioni conquistandosi un posto in prima fila. Promettono guadagni strepitosi…si fanno largo con mazzette di banconote da 500 euro…passano di mano centinaia di milioni, a volte qualche miliardo, barche, ville…l’arricchimento opaco è del tutto personale…in un paese più corrotto di quanto ci si potesse immaginare”.

Questo paese “più corrotto di quanto ci si potesse immaginare” non è abitato come ai tempi di Tangentopoli da centinaia e migliaia. Nella Tangentopoli evoluzione della specie abitano a milioni, milioni di italiani sono cittadini della città, della polis dove si corrompe e si tangenta. Il ceto, la classe dirigente, delle professioni e mestieri. Il ceto politico ovviamente, ma anche la gente.

Non tutta la gente per carità. Ma tanta gente, troppa gente. Comunque di gente ce n’è anche tanta altra e di altro tipo. Quella convinta, affascinata dal “vaffa” alla città del corrompere e tangentare. Navighiamo in un mare montante di “vaffa” di cui è facile non solo comprendere ma anche condividere la natura e l’istinto. Che altro vuoi dire a questa città del corrompere e tangentare in cui sei costretto a vivere? “Vaffa!” Gente comune che non ne può più, gente avvilita e offesa che vuol fuori chiamarsi. Gente che cerca le immagini e le parole e i sentimenti. E li trova, li trova come cose nuove di zecca anche se in realtà son sempre stati nei magazzini della storia.

“Disinfettare” quel che è corrotto. “Materiale da psichiatria” uomini e donne del Parlamento, delle istituzioni, della politica. “Basta con i giornali, i sindacati, i contributi, gli ermellini”. Farli sloggiare tutti “per ora con le buone”. Cancellare Imu ed Equitalia a partire dalle loro sedi e insegne. E “nani”, “zombie”, “morti” o “dementi” tutti quelli che stanno di mezzo o di mezzo si mettono alla marcia indignata della gente. Sempre e comunque non proprio umani, un po’ meno che umani. E massima semplicità e semplificazione: una battuta felice vale, conta di più della realtà: “basta anche con la Francia che l’Italia appoggia nel Mali”. Non è vero, appoggio non c’è ma la battuta non si cancella. E’ un estratto dell’ultimo comizio-spettacolo di Beppe Grillo. Con lui e dietro di lui un popolo in marcia, gli altri milioni di gente. Altri rispetto ai milioni che corrompono e tangentano. Milioni che marciano a “disinfettare”. Milioni di qua, milioni di là. Fino a che non finiranno i soldi o fino a che i “vaffa” non diventeranno bastoni. Sono queste le due forze montanti in Italia, montanti anche nelle prossime scelte di voto. Tutto il resto, i milioni di italiani che sono in mezzo ai due blocchi montanti, tutto il resto declina o resiste, nulla più che resiste.