Tornado, piloti morti e un sindaco (Ascoli Piceno) precipitoso e esagerato

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 20 agosto 2014 14:42 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2014 8:00
Tornado, piloti morti e un sindaco (Ascoli Piceno) ballista e visionario

Sant’Emidio

ROMA – E’ possibile che non le abbia dette davvero quelle cose, che non abbia davvero pronunciato quelle frasi, che le abbia pronunciate sì, ma dentro un fiume di altre parole capace di annegare, lavare la loro bruttura. Noi le abbiamo lette su La Repubblica le frasi di Guido Castelli sindaco di Ascoli Piceno. E facciamo il tifo perché sia stato frainteso, tirato per la giacca, diciamo così, dalla concitazione del momento e dall’insistenza dell’intervistatore.

Ma se le ha dette davvero, se pensa davvero quel che viene riportato abbia detto…”Le conseguenze potevano essere apocalittiche per il nostro territorio, una questione di secondi e avremmo visto un’ecatombe. Quegli aerei erano troppo vicini alla città”. Di apocalittico c’è solo la fretta, arcigna, del sindaco. Gli aerei erano sulla rotta convenuta. Non è colpa dell’Aeronautica militare se un sindaco si fa portavoce e megafono. “Volavano troppo vicino alla città” è un falso. A meno che il sindaco non volesse dire altro, quell’altro che realmente pensa: volino gli aeri militari dove devono, ma da un’altra parte. Non sulla mia città, sul mio “territorio”.

Di apocalittico c’è poi anche la tendenza all’esagerazione del sindaco: “l’ecatombe…la questione di secondi”. Tutte figure retoriche senza alcun contatto con la realtà.

“Per chi è credente è fuori di dubbio che Sant’Emidio, patrono di Ascoli e protettore dai terremoti, ha voluto, ancora una volta, salvarci”. Ah, ecco…Il sorvolo egli arei militari come una calamità naturale, il terremoto, e Ascoli che se la cava grazie a Sant’Emidio. Ha spinto il santo gli aerei a precipitare un po’ più in là? E, già che c’era, il santo non poteva evitare la collisione in volo tra i due caccia o questo non era di sua competenza essendogli stato assegnata dall’alto la cura esclusiva di Ascoli Piceno? Domande che il sindaco Castelli non potrà giudicare importune se davvero ha detto quel che La Repubblica riporta.

Ma perché attardarsi e in fondo infierire su un sindaco comprensibilmente spaventato e scosso? Perché ormai è un format, un modello di comportamento. Un sindaco, un amministratore, un politico locale si ritiene buono e come tale si propone ai suoi cittadini solo se si fa  i “c…suoi” come sempre consiglia il Razzi di Crozza. I cavoli suoi, dei suoi elettori e del suo territorio. E in nome di questo supremo obiettivo sfonda ogni confine del ridicolo e del decente. E’ pieno, un esempio tra mille: il sindaco di Gioia Tauro che grida alla Bhopal calabra perché in porto scaricheranno da una nave all’altra contenitori di armi chimiche inerti. Scaricano, trasbordano e ovviamente non accade nulla. Ma il sindaco, se vai a domandarglielo, non si sente un allarmista un po’ arronzone, si sente un eroe civico.

Lo stesso starà accadendo per il sindaco Castelli e per le migliaia di sindaci e assessori che al posto suo in questa contemporanea Italia avrebbero pensato e detto più o meno le stesse cose. E cioè: non fate volare aerei militari sopra di noi.

Non si rendono conto questi sindaci, e spesso le loro popolazioni con loro, che la richiesta è simile, anzi identica alla protesta perché un’autoambulanza uscita fuori strada per la troppa velocità mentre trasportava un malato poteva andare a schiantarsi contro una casa. Protesta elevata mentre i medici e gli infermieri sono morti, protesta a cadaveri dei piloti caldi contro l’esistenza stessa di una forza aerea militare. Protesta che è sfregio e oltraggio a quei quattro morti, come se i piloti si divertissero ad andare ad esercitarsi in cielo. Protesta ballista e visionaria, protesta dalla logica cieca e dall’etica sorda e anche un po’ sordida.