“Trenitalia regalaci il biglietto”: la Rivoluzione scortati dai Carabineri

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 10 Ottobre 2013 13:23 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2013 13:30
"Trenitalia regalaci il biglietto": la Rivoluzione scortati dai Carabineri

“Trenitalia regalaci il biglietto”: la Rivoluzione scortati dai Carabineri (foto LaPresse)

ROMA – Sabato 19 ottobre a Roma sono convocati e indetti “sollevazione generale e assedio allo Stato”. Parole testuali e programma esplicito, a nome dei “movimenti”, formulati da Paolo Di Vetta, un eroe dei nostri tempi.

Dice il Di Vetta, e la stampa italiana diligentemente registra, che quel sabato saranno a Roma in dieci, venti, centomila a manifestare. Verranno i movimenti per la casa (quelli che le case le occupano), i movimenti per la terra, l’acqua, le valli e le montagne. Verranno i movimenti per qualcosa e ovviamente quelli No qualcosa, a partire dai No Tav capostipite. Movimento per qualcosa e Movimento No qualcosa sono le due facce peraltro identiche della stessa moneta politico-social-culturale. Comunque son Movimenti e qui il Di Vetta mostra la sua “virtute”, il suo essere aedo, cantore e interprete dello spirito contemporaneo.

Dice il Di Vetta, insieme a molti altri dei Movimenti e dintorni a dire il vero, che siccome sono movimenti devono muoversi. Non è Catalano di “Quelli della notte” arboriana trasmissione tv. Non è neanche Totò del “noio che dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?”. No, è p proprio la voce e la riflessione dei movimenti. Che si devono muovere. E, argomenta il Di Vetta, si devono muovere in treno se devono venire a Roma.

Attenti, si sta per raggiungere l’acme, la perfezione, il sublime: i movimenti si devono muovere, in treno per venire a Roma e il biglietto glielo deve più o meno regalare Trenitalia. Trenitalia azienda dello Stato che si va ad “assediare”, Trenitalia azienda del sistema contro cui si fa “sollevazione generale” deve pagare il biglietto, regalare il biglietto ai diecimila, ventimila, centomila o quel che saranno. Paolo Di Vetta è uomo di mondo oltre che di lotta e infatti dice: “Trenitalia favorisca la mobilità…altrimenti è come sancisca il divieto di manifestare”. Favorire la mobilità…parla come un politico o sindacalista di professione. Ma è anche uomo pratico e quantifica Di Vetta: dieci euro di biglietto magari il movimento li può pagare, oltre proprio no. Insomma biglietto “politico” a carico di Trenitalia per consentire ai movimenti di muoversi…verso “l’assedio e la sollevazione” di Roma. A carico di Trenitalia e quindi a carico di tutti i contribuenti italiani ma quando la causa è così nobile e alta non ci si deve attardare nella miseria del calcolo della spesa…altrui.

Ciò che è magnifico, fantasmagorico, da applausi a scena aperta è la consecutio logico-politica del Di Vetta e di decine, centinaia, migliaia e migliaia di alternativi e rivoluzionari dei movimenti e dintorni, sia quelli per, sia quello No. La consecutio è la seguente: io sono l’alternativa radicale e totale al sistema e allo Stato, Stato che è solo “fetente” e corrotto, io sono tecnicamente e idealmente la Rivoluzione, quella che solleva e sovverte lo stato delle cose, di tutte le cose. Quindi, siccome sono la Rivoluzione contro di te Stato fetente, tu Stato fetente regalami il biglietto per venire a fare la rivoluzione.

Geniale, consecutio geniale. E la genialità si diffonde e fa proseliti: si tratta niente meno che di fare la Rivoluzione con la scorta protettiva dei Carabinieri. Questa non era riuscita a nessuno nella storia, nè a quei dilettanti della Rivoluzione francese dell”89, né a quei pasticcioni del ’17 sovietico e neanche a nessuno mai, non al tempo dei Romani, non in Cina, mai nell’orbe terracqueo e nello scorrere dei tempi. La rivoluzione scortati dai carabinieri… non ce l’aveva mai fatta nessuno. Però, però…attenzione: qualcosa del genere c’è stato. Proprio qui, proprio da noi. Anche allora una marcia su Roma, era una novantina di anni fa. Le “colonne” fasciste che i carabinieri di fatto scortavano a Roma non muovendo un mignolo. Un mignolo che, fosse stato mosso, avrebbe disperso le “colonne”.

Ora tra i movimenti del duemila e passa e il fascismo di inizio altro secolo analogia non c’è. Però qualcosa deve essere rimasto, qualcosa di comune affiora dal profondo dello spirito italico che tutti ci accomuna e ci rende dagli altri distinguibili: la rivoluzione scortati dai carabinieri, il biglietto pagato dal “nemico” per andare ad assediarlo è veramente, autenticamente nei secoli un prodotto made in Italy.