Il votante e l’astenuto: lo zoppo e il guercio vestiti da gatto e volpe

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 28 maggio 2013 15:41 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2013 15:50
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Il votante e l’astenuto: lo zoppo e il guercio vestiti da gatto e volpe

ROMA – Ma come “lo facciamo strano” ogni volta che andiamo a votare. Già, da un po’ di tempo ad ogni elezione “lo famo strano” come diceva il Carlo Verdone di Viaggi di nozze. Votiamo strano, cioè diverso dal solito, molto diverso. Tanto diverso che votiamo diversamente anche da quanto abbiamo votato non l’altro ieri ma appena ieri. E tra gli altri modi di votare strano va sempre più il non votare proprio. Una tendenza questa dell’astensione, una affermata tendenza che ogni volta ci sorprende perché ci siamo dimenticati della volta prima. Accade così che l’ultima volta, appena domenica scorsa, un altro otto per cento di elettori ha deciso che non valeva la pena. E’ sembrato fossero di più, ancora di più, molti di più. Sol perché ci siam dimenticati che già l’altra volta e la volta prima e quella prima ancora una fetta dopo l’altra il salame dell’elettorato è un pezzo che si assottiglia.

Ma che vogliamo votando strano o non votando proprio? Dice che: mandiamo un segnale ai partiti. Ma che segnale e che vuol dire questo parlarsi a gesti tra governo e partiti ed elettori e cittadini?  Sia pure a gesti e a segni la gente e la politica stanno da un po’ parlando la stessa lingua. A gesti e a segni e non ancora a fatti concreti, ma il governo e i partiti di segnali ne hanno lanciati eccome: via l’Imu, tornino le pensioni prima dei 66 anni e anche dei 65, facciamo 62? Proroga dei contratti ai precari della Pubblica Amministrazione, Cassa Integrazione più lunga e vasta possibile per chiunque perda il lavoro, Regioni e Comuni tutti e tutte contro il “patto di stabilità”, da Brunetta a Fassina una sola concordia: si torni a spendere denaro pubblico. Se non son segnali questi, cosa mai saranno i segnali?

E la gente, la gente che vota e che non vota che segnali manda? Segnala di abolire l’Imu sulla prima casa e magari anche sulla seconda se è intestata alla moglie, al marito o ai figli. Segnala di voler andare in pensione a 60 e maledetto quel giorno della Fornero! Segnala che i giovani senza lavoro sognano soprattutto un impiego pubblico. Segnala che i precari vogliono essere assunti, pardon stabilizzati, soprattutto in base all’anzianità di precariato. Segnala che i sindacati e la sinistra preferiscono di gran lunga lo stipendio piccolo e pubblico a chi ha perso il lavoro, chiamato cassa integrazione, e non amano per nulla che soldi vengano spesi per riqualificazione professionale, insomma perché di lavoro ne venga trovato un altro a chi è in lotta per la difesa del posto di lavoro che c’era. Segnala che “politiche attive per il lavoro”, cioè vedere come si possa produrre ricchezza oltre che garantire reddito, è cosa che ci insospettisce. Meglio politiche “passive per il lavoro”.

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La gente, quella che vota e che non vota segnala una grande, inconsolabile nostalgia per come era prima. Prima dell’austerità e questo ci sta. Prima della crisi e questo è comprensibile ma ci sta un po’ meno nel mondo reale. Prima, prima ancora: nostalgia canaglia per quando non solo facevamo debito quanto volevamo ma ci siamo anche permessi il lusso di smettere di produrre competenza e ricchezza su cui fondare debito, consumi e redditi. Rivogliamo, la gente rivuole quei redditi, quei consumi e quel debito e questo ci sta. Rivuole però la gente anche la condizione di prima, di quando abbiamo cominciato da una ventina di anni non a non potercelo permettere più ma a non voler nemmeno la fatica di permettercelo.

La gente, l’elettorato. Quello che vota Pdl o comunque a destra manda il chiaro segnale che rivuole niente tasse e tanta spesa. E sia. Ma quella gente e quell’elettorato mai e poi mai lavorerebbe a livelli di intensità e produttività come nei paesi dove ci sono poche tasse. E nei paesi dove ci sono poche tasse ovviamente c’è relativamente poca spesa pubblica. Ma la gente che vota Pdl manda il segnale inequivocabile che da quest’orecchio non ci sente e non ci vuol sentire.

La gente, l’elettorato che vota Pd e a sinistra del Pd. Manda il segnale che vuole giustizia sociale, redistribuzione del reddito e della ricchezza. E sia, anzi non solo sia, deve ormai essere. Perché la forbice sociale tra ricchi e poveri si è fatta intollerabile non solo eticamente ma anche economicamente e politicamente. Ma quella stessa gente, quello stesso elettorato manda l’inequivocabile segnale che “l’acquisito” non si tocca. Quindi sia sacralizzata la Pubblica Amministrazione mummificata e lo siano la scuola e l’università imbalsamate. E lo sia la previdenza perché il vero sogno e approdo e meta e garanzia progressista e di sinistra è la pensione. Il segnale è quello di una vita, se capita, di cassa integrazione e poi pensione. Il segnale è quello di un’eguaglianza voluta e necessaria nella redistribuzione della ricchezza. E anche nella produzione di ricchezza, nel senso che produrla non è compito e affare di nessuno.

La gente, l’elettorato che vota M5S o ogni altra proposta elettorale anti sistema manda il segnale, segnale disperato. Disperato perché non c’è speranza nel credere, fermamente credere che una volta tolti i soldi alla politica e ai politici allora ci saranno lavori, stipendi, pensioni, consumi…C’è solo fede nel credere in questo, fede senza speranza, fede ingenua e cieca fino a un certo punto. Poi fede che si incattivisce e si fa violenta nel suo fanatismo.

E la gente, l’elettorato che non vota lancia il suo di segnale: mi astengo, faccio  meno, non ci credo più, mi avete deluso…Deluso di che? Di tante enormi cose che però fanno volume e contorno. Al fondo la delusione è del non trovare più nessuno che davvero ti possa garantire e non solo promettere che si torna a come prima: a consumare, far reddito, far spesa e debito e lavoro senza doversi porre il problema e la fatica di produrre ricchezza. Con questa Pubblica Amministrazione, con questa scuola e università, con queste filiere del commercio e della distribuzione, con queste imprese di pubblici servizi, con questi evasori fiscali, con queste imprese sotto capitalizzate e con poca tecnologia, con questo sindacalismo, con queste corporazioni, cioè con queste decine e decine di milioni di italiani intangibili e immodificabili ricchezza non se ne produce. La pessima classe politica, la casta, è prodotto accessorio e in fondo ovvio.

Quindi il votante e l’astenuto di questa Italia 2012/2013 e probabilmente anche 2014 vogliono in fondo la stessa cosa, lanciano lo stesso ripetuto segnale: vogliamo che torni come prima, tutto come prima. Ma come prima non si può e non solo perché non ci sono i soldi. Ci fossero anche i soldi, quel “come prima” è la macchina che li divora, li trita, li brucia i soldi. Eppure è il “come prima” che i partiti promettono, tutti, Grillo compreso. E’ il “come prima” che vuole chi vota Pdl e Pd e M5S e Sel e Fratelli d’Italia e Lega. E il “come prima” è rimpianto sordo di chi si astiene. Il votante e l’astenuto: uno zoppo e un guercio nel tempo che c’è e nel mondo com’è. Vestiti dal gatto e l volpe nella favola che non c’è.