Movimento 5 stelle non lo è più, ora è un partito. E cominciano i guai

di Bruno Tucci
Pubblicato il 15 Agosto 2020 10:23 | Ultimo aggiornamento: 15 Agosto 2020 10:23
Movimento 5 stelle non lo è più, ora è un partito. E cominciano i guai. Nella foto Luigi Di Maio

Movimento 5 stelle non lo è più, ora è un partito. E cominciano i guai

Ora nessuno può più chiamarlo Movimento. I 5Stelle sono un vero e proprio partito.

Movimento 5 stelle, i grillini hanno perso la loro identità. Addio al doppio mandato e al divieto di alleanze. Ora si va alle urne a braccetto con il Pd, tanto è vero che si è già trovata una intesa per i governatori delle Marche e della Puglia. Dove è finito dunque il sogno di Beppe Grillo? Nel cassetto. Non c’è più, è sparito e con lui anche Gianroberto Casaleggio, messo all’angolo dalla piattaforma Rousseau.

Che cosa non si fa per il potere! Aveva ragione Giulio Andreotti quando diceva che “il potere logora solo chi non ce l’ha”. Nasce dunque una nuova asse che fa esultare Zingaretti, il quale dice con un tono di voce più alto: “Ecco una diversa stagione riformistica”.

Non c’è dubbio che se andrà avanti questo patto si compirà una metamorfosi storica. “Niente sedi, né soldi, né tesoretti”, tuonava anni fa Grillo. Tutto è finito nel dimenticatoio. “Siamo maturi”, sostiene Luigi Di Maio. “Ora ai sindaci si offre una seconda chance”. Per tutti, anche per Virginia Raggi? Sorgono i primi, forse insormontabili problemi perché Zingaretti non ne vuol sapere di dare fiducia all’attuale sindaco di Roma. “Non la sosterremo mai! Sono stati cinque anni drammatici. Occorre una Capitale forte”. Tutto questo mentre su un giornale vicinissimo ai 5Stelle si titola a caratteri cubitali: “Il popolo di Rousseau la rivuole in Campidoglio”

La prima cittadina di Roma (per il momento) non sta nella pelle per la gioia. Si lascia andare dopo mesi di attesa trascorsi in un silenzio assordante: “Andiamo avanti a testa alta”, confessa: “I nostri avversari vogliono bloccare il cambiamento, tornare al passato, ma sappiano e si convincano che noi non rubiamo”. Riferiamole alla stragrande maggioranza dei romani queste parole. Trasecoleranno, rimarranno perplessi e interdetti. Dicono: “Possibile che fra i Grillini non si comprendono i danni che la Raggi ha fatto all’immagine di Roma?”

Insomma, per farla breve, questa della poltrona del Campidoglio è una grossa bega per Di Maio e Zingaretti. Hanno stretto un’alleanza che, secondo loro, dovrebbe essere duratura. Invece, ancor prima di cominciare, la coppia deve sbrogliare una matassa difficilissima da liberare. In che modo si concluderà questo autentico braccio di ferro?

Saranno probabilmente le urne nella prossima primavera a togliere dagli impicci il nuovo asse tra il leader dei Dem e il “vero” portavoce dei 5Stelle. Ad oggi, i sondaggi danno per certa la sconfitta della Raggi, perché chi vive a Roma se ne infischia delle beghe e degli intrighi politici e pensa solo a far tornare la Capitale quella di una volta: pulita, con i mezzi pubblici che funzionano e con le strade senza buche se non voragini.

Per il momento si deve prendere atto di questa nuova alleanza fra i Grillini e il Pd che potrebbe significare una grande svolta per il futuro del nostro Paese. I 5Stelle abbandonano la tesi che li vedeva correre sempre da soli e si schierano con un partito che non è tutto dalla parte dell’ormai ex Movimento. Alle regionali di settembre andranno compatti decisi a sconfiggere clamorosamente il centro destra.

E il trio Salvini, Berlusconi Meloni come si potrà difendere? Per ora da quel fronte le bocche sono cucite, se si esclude una dichiarazione della leader di Fratelli d’Italia che chiede ancora una volta le dimissioni di Conte e di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps che ha taciuto i nomi dei furbetti di Montecitorio. Ma queste sono solo parole al vento. Ci vuole ben altro per opporsi al centro sinistra.