Musei top, più custodi senza assunzioni. Gioco delle 3 carte

di Omero Fuggiguerra
Pubblicato il 30 Settembre 2015 7:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2015 14:13
Musei top, più custodi senza assunzioni. Gioco delle 3 carte

Musei top, più custodi senza assunzioni. Gioco delle 3 carte

ROMA – Dopo la nomina dei direttori stranieri (1 su 3), giovani, competenti per meriti acquisiti ai 20 musei top italiani, sembrava giustificata l’enfasi con cui è stato salutato il cambio di passo del ministro Dario Franceschini sulla gestione dell’offerta culturale italiana. Una “rivoluzione”, come ancora oggi titola un articolo de Il Messaggero che anticipando il piano di “ripartizione” del personale informa sul fatto che proprio quei musei in qualche caso raddoppieranno la forza lavoro da impiegare.

Per dire alla Galleria Borghese i custodi saranno 55, il doppio di prima, alla Reggia di Caserta arriveranno 216 rinforzi, e così via. I nuovi direttori, a due giorni dal loro insediamento ufficiale riceveranno il giusto supporto, saranno messi in condizione di raggiungere gli obiettivi. Peccato, ma la circostanza non vale un titolo, che di ripartizione, di redistribuzione, si parli. Non ci saranno nuove assunzioni. La coperta, giudicata universalmente corta, resta la stessa.

Un po’ poco per parlare di rivoluzione. Forse una razionalizzazione intelligente, non fossimo in Italia. Qualche dato tratto dalla ricognizione di Lorenzo Salvia (“Resort Italia. Come diventare il villaggio turistico del mondo e uscire dalla crisi”, Marsilio) sul tema può essere utile. Se l’Italia vuol puntare, come giusto, sulla valorizzazione del suo immenso patrimonio artistico, dovrà pur investire qualcosa, le riforme “a costo zero” presidiano l’oggi mortificante di un brand italiano declassato rispetto a prospettive economiche incoraggianti e spazi di manovra larghissimi.

Il Country Brand Index, l’indice che misura quanto un Paese viene giudicato attraente dal resto del mondo. Nel 2004 l’Italia era prima. Nel 2014, diciottesima […] Il turismo internazionale cresce in media del 5% l’anno (più dell’economia mondiale). Secondo l’Omt (Organizzazione mondiale del turismo) nel 2030 il numero delle persone che faranno un viaggio all’estero sfiorerà i 2 miliardi […]  L’Italia è prima nella classifica di siti classificati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità: ne ha 51, il 5% del totale. Seconda la Cina, grande trenta volte l’Italia, con 47.

Secondo una ricerca della società di consulenza PricewaterhouseCoopers, il ritorno commerciale che hanno gli Stati Uniti sui famosi siti Unesco è sedici volte quello italiano. Quello di Francia e Regno Unito supera il nostro tra le quattro e le sette volte. L’Italia ha 4mila musei, 95mila chiese e 2mila aree archeologiche. Delle centosessanta tipologie di turismo catalogate nel mondo, l’Italia è l’unica in grado di offrirne cento. (fonte Lorenzo Salvia, “Resort Italia. Come diventare il villaggio turistico del mondo e uscire dalla crisi”, dal Domenicale del Sole 24 Ore).