Se Napoli chiama, Juve risponde. Crollano Inter e Lazio, risorge Fiorentina

di Renzo Parodi
Pubblicato il 3 Febbraio 2013 19:34 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2013 19:34

Napoli chiama, la Juve risponde

Se il Napoli chiama, la Juve risponde, con qualche affanno ma i tre punti raccolti battendo il Chievo a Verona (2-1) valgono oro colato e ristabiliscono le distanze in classifica. E smorzano sul nascere le velleità della squadra di Mazzarri, ringalluzzita dalla vittoria sul Catania. Lo ha rimarcato Alessio, tornato in panchina per la squalifica di Conte. La pressione si è allentata e sarà il Napoli a dover riprendere la rincorsa sulla Juve. La controprova è dietro l’angolo, nell’anticipo di sabato a Torino sarà di scena la Fiorentina, rilanciata dalla vittoria sul Parma. E otto giorni dopo la Juve viaggerà alla volta di Roma, attesa dalla squadra giallorossa nell’oscuro dopo Zeman. Nella stessa tornata di tempo il Napoli farà visita alla Lazio che a Genova ha perduto una partita riacchiappata per i capelli, e quindi riceverà la Sampdoria. Gli impegni di Champions comanderanno il Celtic come avversaria dei bianconeri, ostacolo abbordabile che tuttavia reclamerà energia fisiche e mentali alla squadra campione d’Italia. La vittoria di Verona ha detto che non è ancora tornata la Juve cannibale del primo scorcio di torneo ma insomma, si è rivista a tratti la squadra che aveva monopolizzato il torneo. Il ritorno di Pirlo ha ridato fiducia alla squadra che tuttavia ha risentito delle assenze di Asamoh e Marchisio. Buon primo tempo, messo al sicuro dalle reti di Matri (un attaccante sottovalutato dalla critica e anche da Conte) e Liechsteiner. Il Chievo non ha mollato i pappafichi e nella ripresa si è gettato all’assalto. Black out bianconero nei primi dieci minuti, i clivensi hanno dimezzato lo svantaggio con Thereau, poi la Juve ha ripreso il controllo della partita e ha rischiato il giusto. «Adesso non dite che senza Conte in panchina la tensione era scesa», ha chiosato Alessio, denunciando che la tensione c’era eccome, in campo e in panca. Non è stata insomma una passeggiata.

Crollano Inter e Lazio, Fiorentina risorge

Saranno le assenze (Cambiasso, Syankovic, Samuel, Milito), saranno i nuovi (Kuzmaniovic, Schelotto, Kovacic) che ovviamente richiedono tempo per inserirsi a dovere, ma l’Inter arranca. A Siena contro un’avversaria disperata, la Beneamata dei milanesi crolla fragorosamente, demolita più dai propri limiti che dalla prodezze senesi. Stramaccioni ammette che la sconfitta è giusta, ma non spiega come è arrivata. Cher il centrocampo sia il punto dolente non è una novità, ma adesso anche la difesa traballa. Subire tre gol dalla squadra ultima in classifica, titolare di uno dei peggiori reparti di attacco della categoria, dà spazio a pessimi pensieri. La squadra non ha ancora trovato una fisionomia precisa, si ondeggia fra il centrocampo a quattro e a cinque, il tridente sì, il tridente no. Stramaccioni ha qualche responsabilità in proposito e gli infortuni a raffica non possono essere chiamati in causa come esimenti. Tutte le squadre sopportano numerosi infortuni è il pedaggio che si paga al calcio moderno, logorante e distruttivo. Il quarto posto dell’Inter è già a rischio, ancor prima che il Milan disputi i tre punti all’Udinese nel posticipo serale. La Fiorentina si è avvicinata ad un solo punto ed è magra la consolazione prodotta dalla caduta della Lazio (1 punto nelle ultime 3 partite), battuta in zona Cesarini a Genova, dopo l’inopinata rimonta sul Genoa rivitalizzato da Ballardini. Il primo tempo della squadra di Petkovic è stato inguardabile. Lazio appesantita dalle assenze, (Hernanes, Candreva e la coppia dei difensori centrali Biava-Dias), ma insomma dopo l’effimera sfuriata iniziale biancoceleste, il Genoa ha colpito due volte (Borriello e Bertolacci) restando in pieno controllo del match fino all’intervallo. Nella ripresa, Petkovic ha rinunciato a Klose, toccato duro al ginocchio, e l’ingresso di Kozak ha offerto un atout ulteriore in area di rigore. Ma è stata tutta la squadra a ritrovare verve e convinzione, il Genoa è rinculato eccessivamente e dopo il gol di Floccari, (un attaccante completo, guai a sacrificarlo di nuovo in panca), la squadra ha cercato con vera convinzione il pareggio. Konko si è divorato un gol già fatto, poi l’arbitro Tagliavento ha rimediato concedendo alla Lazio un rigore per un fallo in mischia che ha visto soltanto lui, Proteste veementi dei giocatori del Genoa, che hanno prodotto tre gialli. Mauri ha spiazzato Frey e la Lazio ha agguantato un pareggio che al riposo sarebbe stato un peccato di presunzione immaginare. Ma così va il calcio. Stupisce e punisce. La Lazio si è rilassata e il Genoa, che era quasi sparito dal campo, ha ritrovato la forza di cercare il gol. L’ha segnato in articulo mortis Luca Rigoni, uno dei dieci acquisti del presidente Preziosi, che ha concluso il suo personale Daspo che lo aveva bandito dagli stadi , ma a Marassi non si è visto. Il verdetto del campo non è ingiusto, il Genoa grazie agli innesti e alla mano di Balardini è tornato ad essere squadra. Mentre da un mese a questa parte la Lazio (salvo l’exploit di Coppa Italia sulla Juve) ha perso smalto e convinzione. E anche un po? Di condizione atletica. Ora le toccherà difendere il terzo posto (che vale i preliminari di Champions) dall’assalto delle milanesi e della Fiorentina. I tifosi sbuffano, un solo acquisto (il portoghese Pereirinha) e il talentino brasiliano Anderson sfumato in extremis. Lotito si difende dalle critcihe ricordando di avere prenotato per giugno Perea, attaccante colombiano dell’Under 20. Il problema è che l’organico denuncia evidenti lacune e la corsa all’Europa si fa adesso, non in estate.

Salvezza a rischio per Palermo e Pescara

L’impresa nei bassifondi l’hanno realizzata il Siena, che ha battuto l’Inter (3-1), l’Atalanta che ha battuto il Palermo a domicilio (2-1) e il Bologna, vittorioso a Pescara (3-2) in una gara contrassegnata da tre calci di rigore, tutti legittimi peraltro. Senza la penalizzazione per il calcio scommesse (6 punti) il Siena sarebbe nel gruppone delle sofferenti.. Invece chiude la classifica assieme al Palermo (a quota 17 punti), che non riesce a ritrovarsi, nonostante gli innesti del mercato di gennaio, in campo c’erano sei giocatori nuovi. Il ds Antonelli ha regalato a Iachini, tra gli altri, tale Emeghara, attaccante di colore e nazionale svizzero, che ha aperto le marcature bucando Handanovic. Il Siena ha ceduto Calaiò, D’Agostino e Neto, Larrondo, Contini, dei pezzi da novanta, eppure sembra essersi rinforzato con gli arrivi di Emeghara, Della Rocca, Uvini, Pozzi, Grillo. La panchina di Gasperini è bollente, mentre scrivo il presidente Zamparini e l’ad Lo Monaco stanno valutando i possibili sostituti. La rosa è ristretta a due nomi, Pasquale Marino, che ha già lavorato con lo Monaco a Catania, e Sannino, tuttora sotto contratto con il Palermo. Difficile l’ipotesi Reja. Curiosità: nel contratto di Gasperini compare una clausola che gli assicura 300mila euro extra in caso di esonero. Domenica prossima il calendario comanda al Palermo la partita casalinga contro il Pescara, 17 punti contro 20. Quale delle due disperazioni la spunterà? Nonostante la scivolata contro il Bologna, Bergodi non rischia il posto. Fatto sta che la difesa del Pescara (48 gol subìti) è la peggiore del torneo, peggiore persino della difesa della Roma zemaniana, che di gol ne ha beccati 42. Interessante in chiave salvezza domenica prossima anche la sfida tra Bologna e Siena, due squadre in buona salute. L’Atalanta vincendo a Palermo ha dimostrato di aver assorbito con disinvoltura gli addii di Schelotto, Peluso e Manfredini. Finirà che si salverà anche perché Colantuono è un esperto dell’inferno della corsa-salvezza. La Sampdoria di Delio Rossi (otto punti in sei partite) riceverà la Roma e viaggerà poi alla volta di Napoli. Il Genoa farà visita al Parma ospiterà l’Udinese. Neppure Genova dorme sonni tranquilli.