Nazisti ancora ad Auschwitz. Son tornati pesci nell’acqua

di Lucio Fero
Pubblicato il 28 gennaio 2019 10:20 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2019 10:20
Nazisti ancora ad Auschwitz. Son tornati pesci nell'acqua

Nazisti ancora ad Auschwitz. Son tornati pesci nell’acqua (Foto Ansa)

ROMA – Nazisti ancora ad Auschwitz, davanti al campo di sterminio a lamentarsi di tutto questo parlare e commemorare ebrei morti. Nazisti ancora ad Auschwitz, nel giorno in cui il pianeta cerca di ricordare a se stesso cosa fu neanche 80 anni fa l’eliminazione sistematica di una parte dell’umanità dichiarata inferiore e nociva da un’altra parte dell’umanità che si sentiva superiore e destinata a governare e a purificare il pianeta. Nazisti ancora ad Auschwitz, nazisti polacchi. Perché il nazismo fu tedesco ma non solo tedesco. Nazisti furono molti francesi e olandesi e belgi e polacchi e italiani e tantissimi ucraini e croati e bosniaci e austriaci e spagnoli e scandinavi. Perfino pochi inglesi e americani. E ancora oggi nazisti in ogni paese.

Sono tornati davanti ad Auschwitz, erano una cinquantina. Bastavano per lo sfregio ai milioni di massacrati in quel campo. Ma non sono solo quei cinquanta e quei cinquanta sono la spuma nera di qualcosa che è tornata a nuotare. Nazisti e razzisti sono tornati a nuotare nell’acqua. E l’acqua è il nostro tempo, qui e adesso.

Cosa, chi è il razzista? Nasce in un campo di emozioni, sentimenti, passioni: il campo dell’orgoglio appassionato dei mediocri. Il razzista è uno che non vuole meritare nulla e pensa gli sia tutto dovuto per nascita. E se questo tutto non gli arriva, allora cerca e trova un colpevole, un infame, un sotto uomo che quel tutto che gli spetta glielo sottrae. Cerca e trova uno da punire, cacciare, annichilire. Il razzismo è la rabbia degli ultimi che cercano qualcuno da abbassare sotto di sé. Il razzismo è consustanziale al nazismo e viceversa. Su questo punto la Storia non fa eccezioni.

Ed oggi, in un tempo e in un luogo in cui negli Usa i millennial due su tre nulla o poco sanno dell’Olocausto, in cui in Francia il 20 per cento dei giovani fra i 18 e i 34 anni non sanno cosa sia…In questo tempo e in questo luogo le parole per definire il razzismo le traiamo dai libri, dagli epistolari, dalla letteratura, dalla filosofia. Ma dell’orgoglio appassionato dei mediocri, del non voler meritare nulla, del pensare sia tutto dovuto per nascita, del cercare il sub umano che te lo sottrae e nega ne troviamo quotidiani esempi per ogni dove: un autista di bus a Padova, un arbitro che zittisce il negro, un sindaco che tglia la mensa ai bambini scuri, il vicino di casa, noi stessi.

Ma che razza di uomini è questa? Quale patria permette un costume così barbaro che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia e ci vieta di posarci sulla vicina terra?” Chi parla così è Enea nei testi di Virgilio. Enea cui viene vietato l’approdo. Non sono solo quei cinquanta davanti ad Auschwitz ad esser tornati e non sono soli quei cinquanta.