11.09.2001, gaffe di Biden: via i segreti all’Fbi, ma il nome del saudita che aiutò i terroristi era già noto

di Pino Nicotri
Pubblicato il 19 Settembre 2021 10:54 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2021 12:14
11.09.2001, gaffe di Biden: via i segreti all'Fbi, ma il nome del saudita che aiutò i terroristi era già noto

11.09.2001, gaffe di Biden: via i segreti all’Fbi, ma il nome del saudita che aiutò i terroristi era già noto

11.09.2001. 11 settembre 2001, la desecretazione è iniziata male. Molto male. La prima mossa sembra proprio una truffa o una presa in giro, perché si tratta della rivelazione del segreto di Pulcinella. Ma andiamo per ordine.

Il presidente USA Joe Biden per farsi pubblicità ha strumentalizzato di nuovo la data dell’11 settembre. Data universalmente famosissima. In quel giorno del 2001 furono abbattute le Twin Towers di New York.

Furono due aerei di linea dirottati da equipaggi suicidi composti da terroristi islamisti di Al Qaeda. Più o meno 3mila morti e 10mila feriti in un sol colpo. Per gli USA,  un trauma nazionale.

La prima volta Biden ha strumentalizzato quella data nei mesi scorsi spostando all’11 settembre l’ultimo giorno dello sgombero totale e finale dall’Afghanistan fissato. Invece che per l’aprile di quest’anno, come fissato dagli accordi firmati a Doha il 29 febbraio dell’anno scoro tra i talebani e il Segretario di Stato USA Mike Pompeo. Poi sotto l’imprevisto velocissimo dilagare dei talebani fino a Kabul la data dello sgombero finale Biden ha dovuto accorciarla di 11 giorni, anticipandola al 31 agosto.

La seconda strumentalizzazione è avvenuta proprio a ridosso dell’11 settembre appena passato. Biden il 3 settembre ha infatti firmato con clamore quanto chiesto inutilmente per 20 anni a tutti i presidenti USA dalle famiglie delle vittime e dai superstiti di quella tragica giornata del settembre 2001. Ha firmato cioè l’ordine esecutivo di desecretazione di tutti i documenti relativi agli attentati.

11.09.2001: oltre alle Twin Towers distrutta anche la convinzione di inviolabilità del suolo statunitense da parte di nemici esterni

L’ordine di Biden lascia all’FBI il potere discrezionale di decidere quali documenti desecretare e quali invece continuare a tenere segreti, non divulgabili. Il problema però è che il primo documento desecretato è un documento già pubblicato per intero l’anno scorso nella rassegna stampa di Yahoo. Pubblicato, per l’esattezza, il 12 maggio 2020.

Il documento contiene il nome di un funzionario di medio livello dell’ambasciata saudita a Washington – Mussaed Ahmed al-Jarrah – rivelato per errore dall’FBI nell’aprile dell’anno scorso. Il funzionario è sospettato di avere favorito in vari modi almeno due degli attentatori suicidi, Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi. La divulgazione del nome è arrivata in una dichiarazione presentata al tribunale federale dal vicedirettore della divisione antiterrorismo dell’FBI, Jill Sanborn. Era in risposta a una causa intentata dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre. Esse accusano il governo saudita di complicità negli attacchi terroristici dell’11 settembre.

Il lato comico dell’errore dell’Fbi

 Sanborn la sua dichiarazione, di ben 40 pagine, l’aveva presentata ai magistrati per supportare quanto affermato dal Procuratore generale William Barr e dal Direttore ad interim dell’intelligence nazionale Richard Grenell. E cioè che il rilascio pubblico del nome del funzionario saudita e di tutti i documenti correlati erano “segreti di Stato”. E che divulgarli avrebbe potuto causare “danni significativi alla sicurezza nazionale”. Sanborn però non si è accorto che il nome di al-Jarrah lo aveva cancellato da tutte le pagine del suo voluminoso documento eccetto una. Se n’è invece accorto un giornalista di Yahoo News.

Non è chiaro quanto siano forti le prove contro al Jarrah. L’FBI si è accorto in ritardo che il suo nome era stato reso noto oltre che al magistrato anche alle famiglie impegnate nella causa contro il governo saudita. Allora ha ordinato a quest’ultime di tacere il nome con chiunque. Ormai però la frittata era stata fatta Il giornalista di Yahoo News infatti appena scoperto il “buco” lo ha sparato in un articolo con annessi e connessi.

I documenti ai quali l’FBI toglierà il timbro del segreto di Stato saranno man mano divulgati tutti nei prossimi sei mesi. Durante i quali vedremo se il semaforo verde verrà dato anche a documenti eclatanti e risolutivi. O se anche Biden s’è ispirato al motto gattopardesco del “cambiare tutto per non cambiare niente”.