Corea, hockey e sci dopo il ping pong? Trump farà il guerrafondaio o imiterà Nixon?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 7 gennaio 2018 8:10 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2018 8:10
TRUMP

Corea, hockey e sci dopo il ping pong? Trump farà il guerrafondaio o imiterà Nixon?

ROMA – La Casa Bianca affonderà anche questa volta il riavvicinamento tra le due Coree reso possibile dall’inattesa partecipazione di due pattinatori nordcoreani ai XXIII Giochi Olimpici Invernali, che si svolgeranno nella Corea del Sud dal 9 febbraio al 25 febbraio? Partecipazione proposta a sorpresa dal presidente nordcoreano Kim Jong-un e accolta al volo con entusiasmo dal presidente sudcoreano Moon Jae-in, che ha rilanciato proponendo un “incontro al vertice” il 9 gennaio.

L’affondamento è purtroppo già avvenuto una volta nel 2001 ed è possibile, se non probabile, che avvenga di nuovo anche per l’esigenza di Donald Trump di trovare un diversivo che distragga l’opinione pubblica Usa e quella mondiale dagli effetti per lui rovinosi della pubblicazione del libro Fire and fury, per le cui rivelazioni, fatte dal suo ex stratega Steve Bannon,  Trump rischia l’impeachment anche se il titolo del libro è ripreso ironicamente da una canzone d’amore degli Skillet.

Se fosse intelligente – e davvero amante della pace – Trump seguirebbe l’esempio della “diplomazia del ping pong” del 1971 del presidente Richard Nixon: nata dal casuale incontro su un autobus tra il 19enne americano Glenn Cowan, promessa del tennis da tavolo USA, e il campionissimo cinese Zhuang Zedong durante il campionato mondiale del 1971 tenuto in Giappone a Nagoya, portò alla normalizzazione dei rapporti con la Cina evitando così possibili catastrofi. Invece non si può escludere che seguirà l’esempio sciagurato di Bush, che ha avuto come ovvia conseguenza la corsa della Corea del Nord a dotarsi di armi nucleari e gli odierni pericoli attizzati dalla pretesa di Trump di permettere il possesso di armi atomiche solo ai Paesi amici degli Usa. Ma andiamo per ordine.

Ha fatto molto scalpore la disponibilità della Corea del Sud ad accogliere la proposta del presidente dell’altra Corea di ammettere una coppia di virtuosi nordcoreani del pattinaggio artistico – Ryom Tae-ok, 18 anni, e Kim Ju-sik, 25 – alle prossime Olimpiadi invernali, che si terranno nella località di Pyeongchang, pochi chilometri a sud del confine che divide da troppo tempo i due Stati. Nessuno però ricorda che nel marzo 2001 l’allora presidente della Corea del Sud, Kim Dae Jung, fresco Premio Nobel per la pace, corse per primo a Washington dopo l’insediamento alla Casa Bianca di George Bush junior  per scongiurarlo di ratificare gli accordi preparati da Bill Clinton pochi mesi prima della fine del suo secondo mandato.

Accordi che avrebbero normalizzato i rapporti tra la Corea del Nord e gli Usa e di conseguenza anche tra le due Coree, aprendo così la porta a una possibile loro riunificazione, per la quale lavora – finora invano – un apposito ministero, che non a caso si chiama  ministero per la Riunificazione. Bush però, che alle elezioni aveva sconfitto per un controverso pugno di voti il democratico Al Gore,  oppose un netto rifiuto alle suppliche di Kim Dae Jung dopo avere sconfessato pesantemente il generale Colin Powell, neo Segretario di Stato, che aveva dichiarato di essere sicuro della firma da parte della nuova amministrazione degli accordi con la Corea del Nord raggiunti  dal precedente Segretario di Stato, Madeleine Albright.

Gli accordi prevedevano la fine delle ricerche nucleari militari nordcoreane  e la vendita agli Stati Uniti di TUTTI i missili nordcoreani a media e lunga gittata. Al punto che per il lancio dei propri satelliti artificiali per le telecomunicazioni il governo di Pyongyang si sarebbe servito di razzi acquistati dalla Russia. Avere silurato l’accordo pacificatore ha portato all’attuale situazione di pericolose frizioni tra la Corea del Nord  e gli Usa, con uscite demenziali da parte dei rispettivi presidenti: “Il bottone nucleare è sempre sulla mia scrivania”, ha chiarito Kim Jong-un; “Il mio bottone è più grande del tuo”, ha risposto Trump come se fosse una gara di bambini all’asilo.

Agli Stati Uniti la frizione con la Corea del Nord – e in generale l’esistenza di focolai di tensione nel mondo – conviene perché permette la vendita di grandi quantitativi di armi, alleggerendo così il deficit commerciale e dando lavoro al massiccio apparato militar-industriale, che con l’indotto occupa una notevole fetta della produzione Usa, traina la ricerca scientifica e tecnologica ed è un non trascurabile serbatoio di voti. Già nel 1961 il presidente uscente Eisenhower nel suo discorso  di commiato dalla Casa Bianca mise in guardia gli americani dal pericolo di quello che lui per primo ha definito appunto “l’apparato militar-industriale”.

E lo stesso Trump nella sua visita in Corea del Sud dello scorso novembre ha detto chiaro e tondo che vendere armi (anche) al governo di Seul, deciso a comprare anche sottomarini a propulsione nucleare, serve ad alleggerisce il deficit commerciale. Nei fatti, dunque, Trump contraddice a mo’ di Re Tentenna quanto da lui stesso detto in più occasioni nel  2016 contro il potente apparato militar-industriale USA. Ed è per questo che c’è da temere che anziché prendere esempio da Nixon lo prenda a Bush junior. Così stando le cose, riusciranno i pattinatori sul ghiaccio Ryom Tae-ok e Kim Ju-sik a far ripetere il miracolo avvenuto nel ’71 grazie ai tennisti da tavolo Glenn Cowan e  Zhuang Zedong? C’è solo da sperarlo! Intanto ricordiamo cosa avvenne nel ’71 durante i campionati del mondo di ping pong nella città giapponese di Nagoya.

Capelli lunghi da “figlio dei fiori”, hippy e pacifista convinto nonché fresco vincitore del titolo di campione USA, Cowan aveva  perso l’autobus col quale rientrare in albergo a fine allenamento e – nonostante la Cina fosse da tempo sotto l’embargo decretato da Washington – venne invitato a salire sul pullman della delegazione cinese, dove chiacchierò in inglese con Zhuang, già vincitore di 7 medaglie d’oro,  che gli regalò  un fazzoletto di seta con il disegno dei monti Huangshan. Cowan non potè ricambiare il regalo subito perché nel proprio borsone non trovò altro che un pettine, ma in seguito, da bravo pacifista e “figlio dei fiori”, regalò al cinese una maglietta con stampato il simbolo della pace con a fianco la scritta “Let It Be”. L’incontro provocò dichiarazioni di grande amicizia reciproca da entrambe le parti, al punto che  il presidente cinese Mao Tzedong invitò la delegazione USA di tennis tavolo a una serie di tornei amichevoli in Cina, nonostante fossero ben 22 anni che in quel Paese non metteva piede una delegazione ufficiale USA di qualunque tipo.

L’invito venne accettato e l’anno dopo era ricambiato con l’arrivo a Detroit di una delegazione cinese. Lo scambio delle visite delle squadre di ping pong era un evidente segnale di distensione tra i due Grandi Paesi, che si guardavano in cagnesco fin da quando in Cina avevano preso il potere i comunisti di Mao Tzedong. Si arriva così nell’ultima settimana di febbraio del ’72 alla storica visita in Cina del presidente Nixon, la prima in assoluto di un inquilino della Casa Bianca. Gli USA revocarono finalmente l’embargo verso la Cina e l’allora esistente sua alleata comunista Unione Sovietica, compreso che l’alleanza con la Cina era destinata a indebolirsi, firmò il primo trattato per la limitazione delle armi atomiche.

Non resta che sperare che i pattinatori sul ghiaccio nordcoreani riescano a “rompere il ghiaccio” tra le due Coree e tra quella del Nord e gli USA. E che Trump si dimostri lungimirante come Nixon e non di corte vedute come Bush junior.