Alì Agca colpì Papa Wojtyla armato da Khomeini: Vittorio Messori ci crede

di Pino Nicotri
Pubblicato il 11 Febbraio 2013 19:37 | Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2013 19:39
Messori vittorio

Vittorio Messori

E’ francamente sconcertante come si dia ancora retta alle sparate del signor Alì Mehmet Agca, l’uomo venuto dal caldo della Turchia per far fuoco contro Papa Giovanni Paolo IIWojtyla il 13 maggio 1981. Che prima o poi sarebbe stato tirato in ballo l’ Iran per l’attentato al Papa e annessi e connessi era scontato.

Ai bei tempi la bestia nera era l’ Unione sovietica, e infatti Agca l’aveva prontamente accusata di essere il mandante, tramite la Bulgaria allora comunista, dei suoi colpi di pistola al Pontefice. Oggi la bestia nera è l’ Iran, ed eccoti scodellate nel libro che racconta la propria vita appena pubblicato in Italia le accuse di Agca contro l’Iran: “A dirmi di uccidere papa Wojtyla è stato l’ayatollah Khomeini!”. In attesa di accusare magari la Siria o Cuba o, chissà, la Cina perfida e cattiva.

Dopo l’ Unione sovietica e prima dell’Iran, Agca ha avuto tempo e modo di accusare a lungo anche “il governo del Vaticano“, oltre che di dichiarare e ribadire fino a tempi recenti che lui è “l’unico Gesù Cristo in terra” e che in tale veste vuole “riscrivere la Bibbia”, che evidentemente il turco confonde con i Vangeli.

Insomma, basta e avanza per gettare Alì Agcà e i suoi deliri nel bidone della spazzatura della Storia. E invece no! Ecco che ad accorrere in suo aiuto arriva il cattolicissimo professor Vittorio Messori, da più d’uno definito forse il più noto scrittore cattolico del mondo”, sicuramente noto patito dell’ineluttabilità dello “scontro di civiltà”, vale a dire di una nuova crociata contro l’ Islam. E dire che in quanto cattolico Messori dovrebbe semmai inorridire di fronte alle blasfemie cristologiche del killer graziato nel 2000 dal presidente della Repubblica italiana, su parere favorevole dello stesso Wojtyla, e quindi estradato in Turchia per trascorrervi vari anni di galera. Finiti nel 2011.

“Nel fiume di ipotesi e di interpretazioni sull’attentato la pista religiosa, quella che nessuno ha mai valutato adeguatamente, è l’unica a mio avviso che merita di essere presa sul serio. Certo, non so se tutto ciò che riferisce Agca oggi sia vero, ma la pista religiosa resta l’unica verosimile”,

esordisce Messori con chi lo ha intervistato sulle nuove “rivelazioni” di Agca. Per pista religiosa Messori intende l’ Islam sciita, quello appunto tipico dell’Iran, e non quello sunnita, tipico di Paese come l’ Iraq, e neppure quello wahabita, il più reazionario e pericoloso, che domina l’ Arabia Saudita e ha dato vita a un terrorista della stazza di Bin Laden. Per Messori la chiave di volta sta nel fatto che l’attentato contro il papa è stato consumato nel giorno dedicato alla Madonna di Fatima, quella del famoso santuario portoghese oltre che dei famosi e fumosi “misteri”. Afferma infatti Messori:

“Il santuario portoghese è sacro per ogni musulmano. È, infatti, il nome della figlia prediletta di Maometto che andata sposa ad Alì gli assicurò quella posterità alla quale si richiama soprattutto l’islamismo sciita, prevalente non a caso in Iran. Non si può sottovalutare che la più importante apparizione della Madonna nel ventesimo secolo sia avvenuta nel solo luogo dell’Occidente che porti il nome di colei che, per gli islamici, ha un ruolo mariano.

Fra l’altro, lo stesso Corano ha per Maria espressioni di altissima lode e devozione. A Fatima, insomma, si sarebbe operata una sorta di congiunzione tra le due donne più venerate dal mondo musulmano: la madre di Gesù e la figlia di Maometto. Da qui, una lunga serie di rivendicazioni islamiche, davanti alle quali il mondo occidentale è stato sempre distratto. Ma basterebbe vagliare cosa esce ogni giorno sulla tv iraniana per capire. Mensilmente vengono proiettati servizi che denunciano il “furto” che si sarebbe consumato a Fatima. Per gli sciiti ad apparire ai tre pastorelli non fu la Madonna ma appunto la figlia del profeta Maometto, Fatima.

Inoltre, sentire per voce dei responsabili dello stesso santuario di Fatima che fra i visitatori sono sempre di più in crescita i musulmani fa capire quanto davvero per questo mondo Fatima sia un luogo importante. Per l’ islam sciita, non è un mistero per nessuno, è intollerabile che Fatima appartenga ai cattolici. In questo senso la famosa coincidenza, il 13 maggio, tra l’attentato a Roma e l’apparizione in Portogallo potrebbe avere il valore di un segno: che paghi con la vita, per il suo sacrilegio, il capo di un chiesa che occupa ciò che Allah ha voluto per i veri credenti, appunto i musulmani. Insomma, anche da questo punto di vista sembra che non sia casuale l’intreccio tra il turco Ali Agca e la Madonna”.

Peccato solo che Messori non sia nuovo ad affermazioni un po’ spinte. Il 28 agosto 2009 sulle pagine del Corriere della Sera corse in soccorso delle accuse di Vittorio Feltri su Il Giornale contro Dino Boffo, all’epoca direttore del quotidiano “L’Avvenire”, proprietà della Conferenza Episcopale Italiana. Per zittire Boffo, che criticava Silvio Berlusconi, Feltri la fece fuori dal vaso: tirò fuori vecchie carte che facevano apparire Boffo un pedofilo “attenzionato” dalla polizia. Carte che si rivelarono essere fuffa. Ma la bastonata di Messori sul Corsera ormai era stata sferrata e contribuì a delegittimare comunque Boffo e a costringerlo alle dimissioni. Nel frattempo il buon cattolico Messori aveva anche trovato il modo di scrivere che il merito del rilancio dell’Avvenire non era solo di Boffo, ma anche della sua prestigiosa presenza.

Un giorno papa Wojtyla decise di eliminare dal Padre Nostro le parole “e non ci indurre in tentazione” modificandole in”e non ci abbandonare alla tentazione”. In seguito Messori ci tenne a scrivere che il papa polacco “era un attento lettore dei miei libri e dei miei articoli sui quotidiani italiani. Un giorno mi fece telefonare per invitarmi a colazione nella sua residenza estiva di Castelgandolfo”.

E ci tenne anche a scrivere di essere stato l’unico a intervistare don Carmìgnac, “il maggiore specialista al mondo dei manoscritti del Mar Morto” e fondatore, direttore nonché unico redattore della Revue de Qumran, un semestrale di rigore nelle più prestigiose biblioteche religiose del pianeta.

Messori specificò che Carmìgnac riguardo quelle parole del Padre Nostro “basandosi sull’originale semitico nascosto sotto il testo greco proponeva come davvero fedele alte parole di Gesù un “non permettere che soggiaciamo alla tentazione (del Maligno)”. E aggiunse che quel religioso soffriva molto perché in Vaticano non gli davano retta. Un modo apparentemente modesto di far capire che l’innovazione decisa da Wojtyla gli era stata suggerita a cena a Castelgandolfo dal suo ospite bene al corrente dei desiderata di Carmìgnac.

Che Agca l’attentato a Wojtyla se lo sia fatto da solo e senza mandanti di sorta appare abbastanza evidente se si analizzano i fatti, soprattutto uno in particolare. Cosa che faremo nei prossimi giorni per evitare di rubare spazio a Messori, che oggi merita l’intera scena tutta per lui. Tanto più che il suo atteggiamento forse un pochino razzista nei confronti dell’islam e degli islamici è storia consolidata. Già nel luglio 2006 si pregiava di dichiarare al quotidiano Libero due punti molto edificanti, laddove i “credenti” sono ovviamente i cattolici, i cristiani, mentre “quelle parti” sono il Medio Oriente arabo:

– “I credenti lo pensano per sensus fidei, i non credenti per semplice fiuto della realtà: ma tutti pensano che la guerra in quei posti sia una non-notizia. Da quelle parti non è patologica la guerra: sarebbe patologica la pace”;

– “allora finirà che a un certo punto diventerà soverchiante la disparità numerica: un miliardo di musulmani contro cinque milioni di israeliani. E Israele, quando sarà con le spalle al mare, sarà costretto a usare la bomba atomica”.