Autostrada A6 come Ponte Morandi? Automobilisti impauriti postano FOTO dei viadotti…

di Pino Nicotri
Pubblicato il 19 agosto 2018 14:28 | Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2018 15:13

ROMA – Il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha fatto prudentemente chiudere nella sua città il ponte di 121 metri progettato nel 1955 dallo  stesso Riccardo Morandi progettista di quello crollato a Genova. “Meglio disagi che disgrazie”, ha dichiarato Mastella dopo avere letto la relazione dei tecnici sullo stato del manufatto morandiano [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Stando così le cose, siamo curiosi di sapere cosa ne pensano i tecnici e le autorità competenti del ponte in zona Stura dell’autostrada A6 Torino-Savona, visti i punti critici segnalati dalle foto che pubblichiamo. Foto che stanno girando sul web, condivise dagli automobilisti che guidano su quelle strade, preoccupati che possa succedere quanto già accaduto sul Ponte Morandi. Ne parlano tanti siti, soprattutto quelli locali (questo è il Secolo XIX), ma anche il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/politica/torino-savona-fa-paura-i-viadotti-cadono-pezzi-1565889.html?mobile_detect=false). Foto di viadotti e ponti che apparentemente necessitano di manutenzione.

Riguardo i Benetton, titolari della società Autostrade cui fa capo anche l’autostrada del ponte crollato, non sappiamo ancora se loro o la loro società siano o no almeno civilmente responsabili dell’accaduto. Sappiamo però che in Argentina per far pascolare i milioni di pecore dalle quali proviene la lana dei capi d’abbigliamento, diventati famosi con la allegra e coloratissima campagna pubblicitaria United Colors,  i Benetton possiedono enormi appezzamenti di terra prese a suo tempo agli indigeni Mapuche dagli invasori spagnoli.

E anche se nessuno lo scrive sappiano che i Mapuche per poter riavere le loro terre – ancestrali, ma anche storiche – qualche anno fa si sono rivolti alla magistratura argentina. Che però ha dato loro torto: a loro infatti non ha riconosciuto nessun “diritto al ritorno”. Questione chiaramente di principio: ma il principio in questione è che se si dà ragione ai Mapuche poi si deve dare ragione alle centinaia di popoli delle Americhe del sud, del centro e del nord fino al Canada che sono stati cacciati dalle loro terre dalle successive ondate di invasori europei.