Coronavirus, Fontana “smascherato”. Nicotri: Ti conosco mascherina

di Pino Nicotri
Pubblicato il 27 Febbraio 2020 15:57 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2020 12:10
Coronavirus, Fontana "smascherato". Nicotri: Ti conosco mascherina

Coronavirus, Fontana “smascherato” (Nella foto Ansa il governatore annuncia l’auto-isolamento)

Il bue che dice cornuto all’asino: è il popolare proverbio che fa venire in mente il governatore della Lombardia Attilio Fontana quando, a causa della coda di paglia rappresentata dall’ospedale di Codogno, accusa di ignoranza il premier Giuseppe Conte.

Fontana farebbe meglio a spiegare come mai nelle toilette dei treni della Trenord, società posseduta al 50% dalla Regione Lombardia, che rinnova le concessioni senza bando e nomina ai vertici chi gli pare e piace, spesso manca l’acqua per lavarsi le mani perfino nella navetta che parte da Milano per l’aeroporto internazionale di Malpensa, da dove poi torna a Milano. 
Chi va alla toilette e si insapona le mani per lavarsele con l’apposito dispenser resta insaponato a secco: le mani non può lavarsele con l’acqua e il sapone incautamente maneggiato deve toglierselo con la carta igienica o con un fazzoletto proprio. Con grande gioia di virus, batteri e germi di ogni tipo contenti di poter volare anche loro all’estero con chi parte e di poter andare a Milano con chi dall’estero invece arriva.

Ma andiamo per ordine, tralasciando l’ironia della sorte che vede lo stesso Fontana mettersi in quarantena perché una sua collaboratrice è risultata affetta proprio dal coronavirus. Può darsi che come ha detto Fontana il primo ministro Giuseppe Conte sia “una persona ignorante”, ma affermare che quella di Conte è “un’affermazione inaccettabile” quando parla di “gestione poco prudente” da parte di “un ospedale che non ha osservato determinati protocolli” è, per usare il linguaggio di Fontana, francamente inaccettabile.

Inaccettabile alla luce del fatto che in Italia gran parte delle infezioni da coronavirus Covid-19 oltre che da Vò Euganeo hanno avuto origine a Codogno e oltre a essere sbarcate da lì nel nostro Meridione si teme siano sbarcate, sempre da lì, anche oltralpe. Senza contare che Conte non ha nominato Codogno: “Abbiamo due focolai del virus uno dei quali è nato complice un ospedale che non ha osservato determinati protocolli favorendo la nascita di uno dei due focolai che cerchiamo di contenere con misure draconiane”.

L’ospedale “poco prudente” potrebbe essere quello di Vò, in provincia di Padova. Il primo morto per coronavirus è stato infatti il 77enne Adriano Trevisan: giovedì 13 aveva la febbre e respirava con fatica, ma il medico di base avvisato per telefono si è rifiutato di andare a casa sua per visitarlo dicendo che era una banale influenza, motivo per cui i familiari domenica 16 lo hanno portato in ospedale a Schiavonia, dove solo giovedì 20 i medici si sono decisi a fargli il prelievo col tampone e le analisi specifiche. Più imprudenti di così…

E purtroppo non solo imprudenti. Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a proposito della strategia della Regione Veneto per contenere il nuovo virus il 27 febbraio, quando si parlava di 450 contagiati, ha accusato senza peli sulla lingua: “Non è stata corretta perché ha derogato all’evidenza scientifica. I casi verificati sono circa 190, confermati dall’Istituto superiore di sanità che ha il compito di validare l’eventuale positività dei test condotti nei laboratori locali”.

Quindi molto meno della metà dei 450 casi sparati al 27 febbraio, che invece includevano anche quelli in attesa di conferma. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: confusione e allarme sociale, dato che casi di contagio accertati al 27 erano circa 190 e NON 450 come invece fatto credere.

Per quanto riguarda nello specifico l’ospedale di Codogno, Conte nelle sue dichiarazioni del 24 febbraio si è basato su quanto ha provocato anche le dichiarazioni di Massimo Galli, professore di Malattie infettive all’Università di Milano e primario del reparto di Malattie infettive III dell’Ospedale Sacco, il più attrezzato per i casi infettivi in Lombardia.

Galli infatti lo stesso 24 febbraio al Corriere della Sera ha dichiarato, qualche ora prima delle dichiarazioni di Conte, che la situazione del focolaio di Codogno è stata aggravata dalla diffusione del virus nell’ospedale locale: “Si è verificata la situazione più sfortunata possibile, cioè l’innescarsi di un’epidemia nel contesto di un ospedale, come accadde per la Mers a Seul nel 2015. Purtroppo, in questi casi, un ospedale si può trasformare in uno spaventoso amplificatore del contagio se la malattia viene portata da un paziente per il quale non appare un rischio correlato: il contatto con altri pazienti con la medesima patologia oppure la provenienza da un paese significativamente interessato dall’infezione. […] Il primo caso clinicamente impegnativo di Covid-19 [quello del 38enne di Codogno, ndr] è stato trattato senza le precauzioni del caso perché interpretato come altra patologia”.

Forse che interpretare come altra patologia un caso è indice di prudenza? O di professionalità? Chi è quindi l’ignorante tra Conte e Fontana? L’ignorante e il non informato. 

Fontana forse ignora anche che per infezioni contratte DENTRO gli ospedali dai malcapitati ricoverati muoiono in Italia ben 49.000 persone l’anno! Una cifra semplicemente pazzesca, da Paese molto poco civile. Ecco perché le dichiarazioni di Galli non sorprendono troppo e non sono comunque da ignorare. Conte non le ha ignorate.

A Conte si potrebbe semmai rimproverare l’avere dichiarato che negli aeroporti sono stati installati termorilevatori, da utilizzare per controllare se ci fossero viaggiatori in arrivo o in partenza con temperatura corporea superiore a 37,5 gradi. 
Martedì 25 sono partito in aereo da Malpensa e, oltre a non avere visto acqua nelle toilette della navetta Milano/Malpensa di Trenord, non ho visto nessun termorilevatore da nessuna parte, neppure al gate d’imbarco.

Idem miei amici e colleghi arrivati e partiti da altri aeroporti italiani. In compenso abbondanza di mascherine di tutti i tipi, tutte assolutamente inutili e sottratte alla disponibilità per chi ne avesse davvero bisogno. Curioso vedere respirare a bocca aperta, e spesso russare, viaggiatori addormentati con la mascherina che copre a malapena il naso.

Mascherine scomparse comunque tutte come d’incanto una volta sbarcati a destinazione all’estero. Viene da sorridere. E dato che è carnevale viene in mente il detto “Ti conosco, mascherina!”.