Coronavirus, medaglia d’oro a medici e infermieri. Brunetta: Ecco perché aderisco a Nicotri

di Pino Nicotri
Pubblicato il 19 Maggio 2020 11:34 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2020 14:45
Coronavirus, medaglia d'oro a medici e infermieri. Brunetta: Ecco perché aderisco a Nicotri

Coronavirus, medaglia d’oro a medici e infermieri. Brunetta: Ecco perché aderisco a Nicotri (foto ANSA)

 Coronavirus e caduti sul dovere. Il 24 aprile Blitz ha lanciato la proposta di conferire la medaglia d’oro al valore civile a tutti i medici e il personale sociosanitario che ha dovuto affrontare il Covid-19. Negli ospedali, case di cura e case di riposo per anziani. Senza protezioni adeguate e spesso senza nessuna protezione tout court.

In silenzio il deputato, economista ed ex ministro della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta ha raccolto la proposta e l’ha fatta sua rivolgendosi direttamente al presidente della Repubblica. Ne ha dato notizia solo nella sua pagina Instagram, senza tweet né altra pubblicità. Ecco il perché di questa intervista. 

Conosco Brunetta fin dagli anni ’70, quando ero giornalista a Padova, e nel ’94 ho scritto anche con lui un libro profetico oggi introvabile intitolato Fratelli d’Italie, dove Italie è il plurale di Italia e non la parola francese per dire Italia.

1) Ho visto che su Instagram anche lei ha chiesto al presidente della Repubblica la medaglia d’oro al valore civile a tutti i medici caduti sul fronte del loro lavoro contro il Covid-19, uccisi dal virus anche perché mandati allo sbaraglio senza adeguata protezione. Medaglia solo per i medici o anche per gli infermieri e gli operatori sociosanitari che pure ci hanno rimesso la vita?

“I nostri medici, gli infermieri, gli operatori sanitari tutti sono i veri eroi di questa emergenza. Per primi hanno affrontato, senza tirarsi mai indietro, questo virus e per primi hanno messo a repentaglio la propria vita per salvare o tentare di salvare quella altrui. Meritano tutti la medaglia d’oro al valore civile, e meriterebbero di essere ricordati con l’istituzione di una giornata nella quale commemorare tutti coloro che non hanno superato questa tragica malattia”.

2) La richiesta al presidente della Repubblica la formalizzerà con un atto parlamentare? Per esempio, con una proposta di legge presentata da Forza Italia.

“Forza Italia ha presentato numerosi emendamenti ai decreti del governo per attuare quanto le ho appena raccontato. Fino a questo momento, e lo dico con rammarico, le nostre proposte non sono state accolte. Ma noi abbiamo la testa dura, continueremo con il nostro lavoro parlamentare per operare nell’esclusivo interesse degli italiani e di coloro che in prima linea hanno combattuto e combattono quotidianamente il Coronavirus”.

3) La medaglia d’oro comporta anche un riconoscimento economico alle famiglie dei caduti, che restano prive della persona amata e del suo reddito, tragedia nella tragedia. Lo Stato e la società pare che questo problema non se lo pongano, pare si limitino invece a nuotare nella retorica. 

“Non dobbiamo dimenticare le famiglie di questi ‘caduti’: nessuno può essere abbandonato. Per questo Forza Italia ha chiesto che medici e infermieri deceduti durante il loro lavoro siano equiparati alle vittime del dovere, con il relativo sostegno anche economico per i congiunti e soprattutto per i figli. La maggioranza non può sottrarsi a questa misura di civiltà”.

4) Tutti definiscono eroi questi caduti. Ma oltre alle molte parole da parte di tutti un po’, dal mondo della politica a quello dei mass-media, dal mondo dello spettacolo a quello della cultura, ci sono stati anche riconoscimenti concreti? Eroi sì, ma senza medaglia e senza assunzione di responsabilità verso le loro famiglie? 

“Come le ho appena detto, Forza Italia è impegnata in prima linea per dare riconoscimenti concreti a questi eroi e alle loro famiglie. Un’altra proposta che abbiamo avanzato nelle scorse settimane è quella di riconoscere ad ogni operatore sanitario una mensilità in più nel 2020. Un premio reale e sostanzioso, non i 100 euro di bonus che finora hanno avuto dal governo”. 

5) Non c’è pericolo che la retorica, compresa l’esibizione del dolore altrui come fosse il proprio, l’esibizione dell’”orgoglio italiano”, degli “italiani che resistono”, di “Bergamo che non molla”, della “Lombardia che non si arrende”, ecc., diventino il tappeto sotto il quale nascondere precise responsabilità politiche e amministrative locali e forse anche nazionali?

“Questo è il momento dell’unità e della presa di coscienza di una tragedia immane che si è abbattuta sulla nostra società. Poi, a emergenza superata, si analizzeranno i comportamenti e le eventuali responsabilità. Stiamo combattendo una guerra e abbiamo a che fare con un nemico invisibile e difficilissimo da fronteggiare. Certamente nelle prime settimane sono stati commessi degli errori da Conte e dai suoi consiglieri. Adesso gli errori si stanno perpetrando nella cosiddetta ‘fase 2’, quella della ripartenza. Il Paese supererà l’emergenza sanitaria, ma senza una strategia precisa e senza coraggio rischia di non superare quella economica. Ci aspettano mesi molto difficili”.

6) Molti continuano a ripetere “Siamo in guerra, siamo in guerra!”, più che altro per evitare il “disfattismo” delle critiche. Non crede che se fossimo davvero in guerra più d’uno sarebbe già davanti alla corte marziale? E qualcuno magari anche davanti al plotone d’esecuzione?

“Non semplificherei in questo modo. Lo ripeto, verranno accertate, a tempo debito, le responsabilità, magari anche con l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta ad hoc. Ma non ci saranno né corti marziali né plotoni d’esecuzione. Ci saranno fatti e la relativa verità, e chi ha eventualmente sbagliato ne risponderà politicamente e dal punto di vista giudiziario. Senza caccia alle streghe e senza giustizialismo”.

7) Il Veneto può guardare avanti e iniziare ad ammorbidire le restrizioni, la Lombardia invece no. Il presidente della Regione e i sindaci del Veneto sono stati più pronti dei loro colleghi lombardi a reagire, e a dar retta agli scienziati. In sostanza, si può dire che il Veneto s’è anche dimostrato meno interessato della Lombardia a fare polemiche col governo Conte preferendo invece badare al sodo?

“Il presidente Zaia ha fatto un grande lavoro, supportato dagli amministratori locali che hanno affrontato questa emergenza con grande senso di comunità. In Veneto sono stati identificati i focolai di contagio, sono state prese misure straordinarie, sono stati fatti tantissimi tamponi e in questo modo si è riusciti ad arginare il propagarsi del virus. Ma non darei addosso alla Lombardia, lì c’è stata veramente una situazione incontrollabile, una bomba atomica ha letteralmente colpito un’intera regione”.

8) Con la Deliberazione del Consiglio Regionale (DCR) VIII/216 del 2 ottobre 2006 la Regione Lombardia si è dotata di un piano per la risposta ad un eventuale nuovo evento di pandemia influenzale (PPR). Tre anni dopo, cioè nel 2009, il piano è stato anche aggiornato. Perché non è stato messo tempestivamente in opera? 

“La Lombardia, come ho già detto, è stata la Regione più colpita. Ogni territorio ha dei suoi piani di emergenza, ma qui siamo andati a scontrarci con qualcosa di ignoto. Il presidente Fontana e l’assessore Gallera hanno fatto un grande lavoro, hanno raddoppiato i posti in terapia intensiva, hanno costruito dal nulla e in pochissimo tempo nuovi ospedali, sono stati i primi ad andare in trincea. Più che altro, sia in Veneto che in Lombardia, a latitare è stato il governo nazionale. Conte e i suoi ministri hanno fatto ben poco e spesso hanno cercato scontri inspiegabili con i governatori. Un atteggiamento poco comprensibile”.

9) Cosa dovrebbe fare il governo per superare tutti i danni, anche economici e industriali, provocati dalla pandemia?

“Il governo è stato troppo timido, sin dalle prime settimane. Non dimentichiamo che in vista del primo decreto economico Conte e Gualtieri volevano stanziare 3,6 miliardi per contrastare gli effetti nefasti dell’epidemia sull’economia. Forza Italia ha incalzato con determinazione l’esecutivo e siamo arrivati alla cifra di 25 miliardi. Adesso, in vista del decreto rilancio, che doveva essere approvato entro metà aprile, abbiamo 55 miliardi. Noi ne avevamo chiesti 100. Ma quella che manca, purtroppo, è una strategia. La liquidità alle imprese non è mai arrivata, i commercianti sono abbandonati, i liberi professionisti tacitati con 600 euro, i lavoratori non hanno ancora avuto la cassa integrazione. Manca un piano straordinario per le infrastrutture, le tasse, i mutui e i pagamenti vengono rinviati di mese in mese, quando invece andrebbero sospesi per l’interno anno. Gli imprenditori devono avere la possibilità di pianificare. Il governo non sa che fare e procede per spot, senza dare una chiara prospettiva di futuro”.

10) E cosa dovrebbe fare in tema di MES, eurobond, ecc.? C’è chi propone di fare gli eurobond senza la Germania.

“Gli eurobond non verranno mai concessi dai Paesi del Nord, Germania in testa. Facciamocene una ragione, e se la faccia anche il premier. Il Recovery fund ha tempi biblici di istituzione e di applicazione, i soldi rischiano di arrivare troppo tardi, quando ormai le economie saranno in ginocchio. Il Mes, se senza condizioni, al momento è lo strumento più immediato e snello da usare. Sarebbe inspiegabile non usare 37 miliardi, prestati praticamente senza interessi, per un mero puntiglio ideologico. Noi, come Forza Italia, lo diciamo ai nostri alleati di Lega e Fratelli d’Italia. Conte, come presidente del Consiglio, lo dica al Movimento 5 Stelle. Non buttiamo a mare questa importante opportunità che abbiamo per investire risorse fresche per il nostro sistema sanitario, per i nostri ospedali, per i nostri medici. Non c’è tempo da perdere”.