“Coronavirus ne uccide 2 su 100, influenza normale 0,012”. Aldo Ferrara: “Ma forse forse molto di più”

di Pino Nicotri
Pubblicato il 3 Marzo 2020 5:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2020 14:42
Coronavirus ne uccide 2 su 100, influenza normale 0,01 (o forse più)

Coronavirus ne uccide 2 su 100, influenza normale 0,01 (o forse più)

La Borsa sprofonda, i turisti disdicono in massa le prenotazioni tanto da temere “un’estate da piangere”, negli esercizi commerciali si rischia di perdere almeno 60 mila posti di lavoro, il PIL ne risente negativamente e l’Italia chiederà alla UE di permetterle una maggiore elasticità in fatto di debito pubblico.

Sembra che l’arrivo del nuovo virus Covid-19 sia una sorta di anticamera dell’Apocalisse o almeno una  porta aperta sull’inferno.

Sono giustificati tutto questo panico e allarme, dagli effetti disastrosi, o si tratta in buona parte di sensazionalismo per fare a gara a vendere più copie di giornali e ad aumentare l’audience televisiva?

Chiediamo questo ed altro al professor Aldo Ferrara, non perché sia mio amico e abbia scritto con lui due libri, ma perché ha tutti i titoli per spiegare e dare risposte dalle basi solide: docente f.r. di Malattie respiratorie all’ Università di Milano e Siena, specialista in malattie respiratorie, tisiologia e fisiopatologia respiratoria, executive manager dell’European Research Automotive Medicine, componente del Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia Controllo, nonché editorialista di giornali e TV in tema di salute e sicurezza stradale. 
 

DOMANDA – Secondo recenti dichiarazioni di studiosi italiani, l’epidemia del nuovo virus Covid-19 sarebbe iniziata in Cina già a ottobre dell’anno scorso. E in Italia già attorno a Natale stando alle dichiarazioni di Maria Rita Sigismondo, professoressa che dirige il laboratorio di microbiologia, virologia e bio-emergenze all’ospedale Sacco di Milano. Si può escludere che il virus non sia nato in Europa, Italia compresa, e arrivato da qui in Cina anziché viceversa?

RISPOSTA – In effetti sull’epidemia si sono espressi alcuni studi scientifici, specie di Nashan Chen, accreditato epidemiologo cinese. Un suo studio è stato pubblicato ai primi di gennaio 2020 (Epidemiological and clinical characteristics of 99 cases of 2019 novel coronavirus pneumonia in Wuhan, China: a descriptive study).

Poiché occorrono alcune settimane, se non mesi, per le autorizzazioni alla pubblicazioni, si desume che la diffusione del virus sia avvenuta tra ottobre e novembre. Va tenuto presente che nei paesi asiatici esiste un’endemia virale (diffusione su larga scala ma con bassa infeziosità a permanenza temporale, da noi un esempio è la TBC) costante e permanente di Virus HnNn (H1N1 fu la cosiddetta spagnola) che periodicamente con triste ciclicità si diffondono fino ad raggiungere larghi strati di popolazione in breve tempo (epidemia).

Avvenne nel 1914-18 con la cosidetta spagnola ( 100 milioni di decessi in tutto il mondo, 500 milioni di ammalati), nel 1958 con l’Asiatica, nel 1968 con la Filippina e più recentemente con la SARS ( 2003), la MERS (2006), la Suina e la Aviaria ( H5N1) nel 2009. Tuttavia il Covid19 ha bassissima letalità ed alta diffusione come tutte le influenze. Fu la MERS a causare il 30% dei decessi che per il Covid è attestato al 2%.

D – I contatti con la Cina e i cinesi ci sono in tutta Europa: come mai solo nel Lombardo Veneto il boom delle infezioni?

R – Si potrebbe invocare la maggiore dinamicità delle relazione con la Cina da parte di imprenditori del Nord Est. Quel che è certo che il virus dilaga e se non si trova è perché i test non sono stati fatti. Va anche detto che in Italia si ammalano ogni anno 4 milioni per influenza A e nessuno fa controlli, indicando solo la giustissima vaccinazione influenzale nei soggetti a rischio. Per le complicazioni polmonari certo non aiuta il fatto che la Val Padana sia la regione con l’aria più inquinata d’Europa, con conseguente smog molto elevato. 

D – Cosa significa che “è stato isolato il ceppo italiano” di questo nuovo virus? I virus si suddividono per nazionalità?

R – Il ceppo identificato sugli italiani, certo i virus non hanno passaporto se non il loro RNA. Ogni virus, trasmigrando da ospite a ospite, si adatta alla risposta immunitaria dell’ospite stesso. Come tutti i virus, anche il coronavirus CoVid-19 muta in continuazione e cerca di cambiare aspetto per essere in equilibrio con il sistema immunitario ospite.

Infatti è stata anche individuata, sembrerebbe proprio da italiani, la proteina di superficie chiamata ‘spike’ (punta, spina), quella che per prima viene a contatto con le cellule del sistema immunitario. A seconda della tipologia d’ospite, la mutazione della spike determina una maggiore penetrabilità.

D – Ma tale tipologia muta di nazione in nazione o di persona in persona? E come può essere efficace un vaccino se il virus si “adatta” a ogni singolo ospite?

R – Per sopravvivere modificandosi i virus tendono ad adattarsi a chi li ospita, ma ovviamente non a singole persone o  a gruppi nazionali, bensì intere comunità umane più o meno vaste. E’ per questo che bisogna cercare ogni vota un vaccino nuovo: per potersi cautelare nei confronti del nuovo virus, nato da una mutazione di quello precedente. 

D – A Hong Kong il Covid-19 ha contagiato un cane. Il virus può colpire anche i nostri animali domestici?

R – Gli animali domestici sono portatori di virus e molti altri batteri e comunque si ammalano anche loro.

D – A proposito di quel cane, si tranquillizza l’opinione pubblica dicendo che il Covid-19 non si propaga dagli animali all’uomo: ma questa affermazione non contrasta con quella secondo la quale il Covid-19 è stato propagato da pipistrelli o altri animali vivi nell’ormai tristemente famoso mercato di Wuhan?

R – Non sembra che la trasmissione sia avvenuta con queste modalità, tuttavia è il contesto socio-economico che va chiamato in causa. Wuhan ha 11 milioni di abitanti, più di Londra, e la densità popolativa molto alta favorisce la diffusione virale. Inoltre gioca anche il degrado ambientale.

Basti pensare che l’aspettativa di vita in Cina è di 72 anni mentre in Italia è di di 86 per le donne e 82 per gli uomini. Le megalopoli sono un pabulum perfetto per la diffusione di malattie infettive ( la SARS nacque in Cambogia, la Suina e l’Aviaria nel Vietnam) per le condizioni igienico-sanitarie scadenti). I residenti sono avvezzi e naturalmente vaccinati quando il virus è endemico, se la sua diffusione diventa esorbitante anche loro si ammalano.  Tutto ciò spiega perché vari virus influenzali nascono in Oriente. Ovviamente non si tratta di mangiare “topi vivi” o pipistrelli, come qualche improvvido buonempone ha dichiarato.

D – Il fatto che i virus influenzali man mano che vengono combattuti coi vaccini si modificano e se ne propaggini quindi di nuovi significa che la guerra contro le epidemie influenzali sarà una infinita serie di battaglie man mano vinte, ma poi sempre nuove?

R – I virus, ed in parte anche i batteri che si trasformano in resistenti, hanno la capacità di mutare nelle loro migrazione interumane e quindi ne avremo sempre nuovi. Uno dei motivi per cui la vaccinazione antiinfluenzale può fallire è che il vaccino è preparato su un virus antecedente di un anno.

D – Intanto però l’influenza diciamo normale ha fatto registrare nel silenzio generale altri 795 mila casi in una settimana. Dall’inizio della sorveglianza, fissata al 14 ottobre 2019, fino alla settima settimana del 2020 sono stati stimati in Italia circa 5.632.000 casi di sindrome simil-influenzale. E a differenza del Covid-19 la fascia di età con maggiore incidenza è stata quella pediatrica, in particolare i bambini sotto i 5 anni. Perché di tutto ciò non se ne parla?

R-  Ogni anno si ammalano dai 5 ai 7 milioni di individui in Italia, cifra-iceberg perché molti sfuggono al controllo sanitario con le autocure. Ne muoiono circa 6.000 ma molto spesso per comorbidità. Il problema è che nessuno si chiede, in questi giorni , di controllare o proteggere i soggetti a rischio, ossia i trapiantati, i diabetici, gli immunosoppressi, immunodepressi e trattati con cortisonici per altre patologie. E’ su questi che si dovrebbe focalizzare l’attenzione essendo ad alto rischio.

D – E perché non si parla delle vittime che la normale influenza, quella cioè in essere prima dell’arrivo del Covid-19, miete ogni anno? Si parla di alcune centinaia di vittime, ma si aggiunge che a conti totali fatti, anche in base ai dati ISTAT, si arriva a 8 mila e anche a ben 12 mila morti l’anno. Cifre che si direbbero spaventose, ben più grandi di quelle provocate dal Covid-19. Eppure non se ne parla: si parla solo del coronavirus, e in un modo che ormai pare avere travalicato i limiti della paranoia. 

R- La mia risposta precedente vale anche per questa sua domanda.

D – Come mai le precedenti influenze non hanno suscitato un allarme di vaste proporzioni e un panico come per il Covid-19?

R – Be’, non è proprio come dice lei. Anche le più note influenze dovute ai virus SARS, VERS, ecc., hanno suscitato vasto allarme, oggi però la situazione geopolitica è mutata e c’è più interesse ad andare addosso alla Cina esagerando a dismisura le paure. 

D – Chi prende l’influenza da Covid-19 quanti giorni resta ammalato, eventuali complicazioni a parte?

R – A seconda del soggetto in cui attecchisce, dai 4 ai 10 giorni.

D – I bollettini parlano di un totale di 2.263 infettati, 79 morti e 160 guariti. Che succede a chi non figura né tra i morti né tra i guariti?

R – Chi non figura tra i deceduti o i guariti è semplicemente un portatore sano. Ciò dimostra che il virus Covid-19 ha una capacità penetrativa  e infettante  alta, ma non tale da provocare in molti casi malattia.

D – Può il coronavirus provocare più vittime di quelle della “normale” influenza stagionale? 

R – La letalità da Covid-19 è assestata sul 2% mentre per l’influenza è assai più bassa (circa 0,01%) ma va sempre considerato la sottostima perché molti malati muoiono per altre patologie associate e l’influenza fa da trigger, cioè da azionatore.

D – Stando a certe pubblicazioni, in Italia muoiono ogni anni 49 mila persone per le infezioni contratte in ospedale. Una strage di grandi proporzioni a danno di chi entra in ospedale per essere curato e ne viene invece ucciso. Perché se ne parla poco e niente, senza nessun allarme e senza nessun provvedimento?

R – Ogni Ospedale purtroppo risente della Sindrome dell’Edificio malato per l’alto numero di infezioni ospedaliere che i pazienti contraggono. A ciò si aggiunga che le principali cause di morte in Italia sono per Cancro ( 100 per 100 mila abitanti, ossia 60 mila) e Malattie vascolari, le dominanti cause, sono accompagnate da 4000 decessi sulla strada, 30 mila per smog (le statistiche sono controllabili su ISTAT). Basti pensare che in Umbria ci sono ogni anno 3000 morti per cancro.

D – Per il Covid-19 si prevedono danni economici enormi, una perdita di posti di lavoro anche fino a quota 60 mila, con possibile chiusura fino a 15 mila piccole imprese commerciali. Ma si tratta di danni dovuti al reale propagarsi dell’epidemia o all’isteria che ormai pare abbia preso piede in modo permanente?

R I fattori cha hanno squilibrato questa situazione sono molteplici: rallentamenti degli scambi commerciali, minore mobilità aerea, chiusura delle linee, ma tutti susseguenti al panico pandemico che si è creato.

D – Le Borse hanno ogni giorno pesanti tonfi, specie quella di Milano. E’ legittimo il sospetto che l’epidemia dell’allarmismo e del panico sia propagata da chi ha interesse – in Italia e nel mondo – a deprimere le Borse per poter poi comprare a mani bassa approfittando dei costi azionari bassi?   

R  Certo le azioni dei Farmaceutici volano, ma la Borsa risente anche della minore produzione industriale e dei minori scambi. La produttività reale c’è sempre e quella finanziaria consegue

D – E’ ragionevole il sospetto che i pericoli siano stati gonfiati ad arte anche per colpire economicamente la Cina? Se il nuovo virus fosse nato negli USA o in Germania o in Israele ci sarebbe stata questa reazione tipo tsunami?

R – Si un reale sospetto anche perché nessuno dice che il Governo Cinese ha contenuto benissimo la diffusione del Virus, limitata solo alla Regione di Wuhan, mentre le altre 30 Province Cinesi hanno ricevuto un impatto simile a quello europeo

D – Che effetto le fa sapere che negli USA una linea aerea ha sospeso i voli con Milano perché “i piloti hanno paura”? E che in vari Paesi chi viene dall’Italia o viene respinto o messo in quarantena?

R – Scena da panico, spesso esagitato o qualche volta accentuato da media. 

D – Si teme il contagio in Africa perché lo si ritiene potenzialmente esplosivo. Cosa potrebbe succedere, realisticamente?

R – Non lo sappiamo, ma è possibile ipotizzare che la mortalità, date le condizioni di compromissione clinica della popolazione, possa accrescere dal 2% al massimo al 4-5%. 

D – Nei Paesi sottoposti a embargo non solo economico, come Cuba, l’Iran e la Corea del Nord, la possibilità di reagire a un’eventuale epidemia di Covid-19 non è indebolita dalle minori possibilità di tempestivi e massicci interventi sanitari a causa proprio dell’embargo? Detto in altre parole: il blocco economico imposto a questi Paesi non aumenterebbe il numero delle eventuali vittime?

R – Certamente, si ipotizza che l’ONU debba rivedere le regole dell’embargo. Le limitazioni di derrate alimentari, di merci di sussistenza primaria come i farmaci potrebbero creare condizioni avverse per la popolazione. L’ONU esiste anche per evitare queste discrasie tra le varie Nazioni.

D – In conclusione e sintetizzando: in cosa consiste il tampone prelevato ai casi sospetti e cosa rischia in realtà chi oggi viene infettato dal Covid-19? 

R – Attraverso il tampone si catturano frammenti di secrezioni o mucosa faringea o del cavo orale per accertare la presenza del virus attraverso vari passaggi di coltura in laboratorio. Il test va fatto a chi anamnesticamente è o è stato a rischio di contagio diretto con ammalati certi.

In molti casi si è adottato il criterio del rischio medio ossia un contatto indiretto o mediato da persona a vero rischio diretto. Che tuttavia si vada al PS per un raffreddore crea non solo panico disinformativo ma una spesa inappropriata che in questo momento il nostro Sistema Sanitario non può permettersi.

D – Precauzioni?

R – Evitare, se possibile, gli ambienti confinati e affollati ( bar, cinema, teatri) e limitare gli spostamenti sui mezzi di trasporto. Cautela richieda anche l’automobile privata, se con uno o due passeggeri: ricambiare l’aria periodicamente con la ventilazione forzata e non con l’apertura di finestrini (l’aria entra ma non esce e il ricambio è più lento). 

D – In questa situazione, di due influenze che si sovrappongono, quella che ha già colpito milioni di italiani e quella dal nuovo coronavirus, ha senso vaccinarsi per evitare quella che già colpisce milioni di persone?

R – Non solo ha senso, ma direi che è proprio consigliabile perché può accelerare la diagnosi del pericolo nuovo. Mi spiego: se una persona vaccinata contro l’influenza di massa stagionale presenta comunque sintomi influenzali è allora probabile che si tratti di sintomi dovuti al Covid-19. Motivo per cui i medici sapranno subito che fare.