Covid-19 noto fin da giugno? Colpa di un copia-incolla sbagliato in Svizzera

di Pino Nicotri
Pubblicato il 20 Aprile 2020 11:35 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2020 14:31
Covid-19 noto fin da giugno? Colpa di un copia-incolla sbagliato in Svizzera

Covid-19 noto fin da giugno? Colpa di un copia-incolla sbagliato in Svizzera (Foto Ansa)

La CIA rilancia il sospetto che il maledetto virus responsabile del Covid-19 sia stato creato in laboratorio dai cinesi? Ed ecco che a questo sospetto si vuole affiancare una certezza ancora più grave:

“In Cina dell’esistenza del nuovo coronavirus e del dilagare del Covid-19 sapevano già tutto fin dal 19 giugno dell’anno scorso. La strage dunque poteva essere evitata o comunque tenuta sotto controllo”.

Parola del ministero degli Esteri della Svizzera! E parola messa per iscritto, nero su bianco, su un suo documento. Per l’esattezza, tra i consigli che quel ministero fornisce periodicamente su un apposito sito, a chi intende iniziare un viaggio all’estero. Ma andiamo per ordine.

Tutto ha origine il 7 aprile da un’intervista del perito chimico biologico nonché fotoreporter Alessandro Lisci, socio del Circolo Svizzero di Roma.

Per avere creato il giorno prima sul sito www.romaoggi.eu la rubrica fotografica “Tutti i vip uniti contro il Covid-19”, Lisci viene intervistato da RadioRadio.

Ma non si limita a parlare solo della sua rubrica, anzi. A corredo del video della sua intervista rintracciabile su Youtube si legge infatti:

“Il fotoreporter Alessandro Lisci, già noto alle cronache per il reportage sulla Chiesa Cattolica clandestina perseguitata dal regime, realizzato in Cina nel 2005 assieme alla giornalista Angela Camuso e apparso sulle pagine de ”L’Espresso” nell’ottobre del 2005, ha dichiarato.

“Già il 19 giugno dello scorso anno il Dipartimento federale degli affari esteri DFAE, segreteria di Stato SES, centro di gestione delle crisi KMZ della Confederazione Svizzera, diramava ai propri connazionali nella sezione Consigli di viaggio – Cina-

“L’ esistenza del nuovo coronavirus (COVID-19) sconsigliando i viaggi all’estero non urgenti fino a nuovo avviso…”.

Grazie al reportage sulla “Chiesa Cattolica clandestina perseguitata dal regime” Lisci si è guadagnato qualche simpatia in Vaticano e tra i vaticanisti.

E’ così che già il giorno dopo lo scoop a RadioRadio il famoso vaticanista Giuseppe Rusconi, che oltretutto è nato in Svizzera, rilancia il botto.

E lo rilancia in modo molto suggestivo dal suo blog Rossoporpora, erede della omonima “rubrica cardinalizia”.

Per dargli maggiore risalto, lo scoop è affiancato dall’intrigante riflessione prepasquale “Giuda: una figura controversa”, basata a sua volta sulle riflessioni del cardinale Gianfranco Ravasi e di un altro paio di bei nomi.

Ecco cosa scrive Rusconi:

“CORONAVIRUS: UN’INFORMAZIONE SORPRENDENTE

“Nella pagina principale della newsletter dell’Ambasciata di Svizzera in Italia appare sempre un richiamo alla Helpline del Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE – Ministero degli esteri in senso italiano.

Si clicca  su website  e appaiono i servizi resi dall’unità che ha sede a Berna; tra i servizi i “Consigli di viaggio”.

Ebbene, nella newsletter dell’Ambasciata relativa allo scorso giugno, ecco che tra i “Consigli di viaggio” per la Cina, aggiornati al 19 giugno 2019 ore 18:11, si legge alla quinta riga (in neretto) “Coronavirus (COVID-19),

IL CONSIGLIO FEDERALE SCONSIGLIA I VIAGGI ALL’ESTERO NON URGENTI FINO A NUOVO AVVISO. Verificare presso l’ambasciata del Paese di destinazione in Svizzera se ci sono restrizioni d’ingresso o se ci sono restrizioni all’interno del Paese”.

“Con il che si palesa indubitabilmente (“scripta manent”) che l’allarme per il COVID-19 era già alto nel mese di giugno dell’anno scorso, tanto che il governo svizzero sconsigliava i viaggi non urgenti. Le annotazioni erano riportate sotto “Consigli di viaggio-Cina”.

Ognuno tratta le considerazioni appropriate sulla vicenda, che è stata resa pubblica ieri, martedì 7 aprile 2020, dal fotoreporter Alessandro Lisci (socio del Circolo svizzero di Roma) durante un’intervista rilasciata a RadioRadio.

Noi ci chiediamo comunque: ricordate le grandi discussioni su quando il coronavirus è scoppiato in Cina? A gennaio, no… forse già a dicembre, prima ancora… a novembre, però già a ottobre….? E ora è attestato che il 19 giugno 2019 già si sapeva”.

Passata la Pasqua, autorevolmente avallato da Rusconi e surrettiziamente fatto avallare anche da Ravasi accoppiandolo alla sua pensosa riflessione su Giuda, il documento svizzero è stato fatto avere ai piani alti della Lega.

Pronta a spararlo alla prima grande occasione nel parlamento europeo, snobbando Roma, per mettere in grande difficoltà il nostro “filocinese” ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Ma anche per ingraziarsi meglio la già amica Russia, che vede la confinante Cina certo non di buon occhio, e per ingraziarsi un po’ anche gli USA, la cui CIA è fissata con il “laboratorio cinese”. Insomma, tre piccioni con una fava.

Peccato però che la fava sia frutto di un banale errore di un impiegato dell’”unità svizzera che ha sede a Berna”.

Unità che prima di Pasqua ho tampinato via mail per avere conferma scritta dello scoop, visto che Rusconi alle mail non rispondeva e che Lisci faceva il prezioso e il misterioso:

“Io il documento lo mostro solo in tv se mi invitano. Mi pare ovvio”.

Ovvio, certo. Finché dall’ufficio di Berna del ministero degli Esteri svizzero è arrivata la risposta dell’addetto stampa Georg Farago:

“Egregio Signor Nicotri, La ringraziamo della Sua richiesta e ci scusiamo per il ritardo di questa risposta.

In effetti, il 24 marzo 2020 abbiamo fornito ad un interlocutore italiano una copia dei consigli di viaggio per la Cina validi dal 19.6.2019 all’8.8.2019 e quelli validi dall’8.8.2019 al 14.11.2019.

Consigli nei quali a causa di un errore tecnico appariva il testo in neretto che Lei ha menzionato nella Sua mail. Il testo in neretto è stato introdotto nei consigli di viaggio per la Cina il 18 marzo 2020”.

Chi ha inviato le copie all’interlocutore italiano ha pensato bene, essendo tra loro eguali, di inviare quella più recente, aggiornata e completa, che parla del Covid-19.

Il portavoce Farago prosegue:

“E’ possibile che si trattasse del giornalista che ha poi affermato nel corso di un’intervista ad una piccola emittente che il DFAE svizzero già il 19 giugno 2019 sconsigliava i viaggi all’estero a causa del virus.

Teniamo dunque a smentire questa informazione, che a causa di un infelice errore tecnico nonché di una svista da parte nostra era stata inavvertitamente fornita al giornalista. Speriamo che questi chiarimenti Le saranno utili.

Cordiali saluti.

Georg Farago”. 

In realtà l’interlocutore italiano non era Lisci, ma il presidente del Circolo Svizzero di Roma, dottor Fabio Trebbi.

A RadioRadio Lisci ha detto di avere chiesto a Trebbi già a dicembre la cortesia di rivolgersi lui a Berna per avere copia dei consigli di viaggio della scorsa estate.

Consigli che lui non riusciva a trovare nell’apposito sito nonostante la facilità con la quale chiunque può chiedere e ottenere anche quelli arretrati per telefono, fax, helpline e modulo di contatto.