Don Gallo: “Papa Francesco: gesuita. Renzi meglio di Bersani”. Ultima intervista

di Pino Nicotri
Pubblicato il 23 Maggio 2013 9:17 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2013 11:39
gallo andrea don

Don Gallo ai giovani: ribellatevi

Don Andrea Gallo, il prete da marciapiedi, come amava definirsi lui, morto ieri a Genova, commentava il titolo del libro che abbiamo fatto a quattro mani due anni fa e diceva: “Hai visto che il titolo che ho proposto io era purtroppo più indovinato del tuo? Io ho detto che il titolo del libro doveva essere “Non uccidete il futuro dei giovani”, tu preferivi “Non rubiamo il futuro ai giovani”. Vedi che il loro futuro glielo hanno non solo rubato, ma anche ucciso?”.

Dopo la pubblicazione, avvenuta a ottobre, del libro era appunto, come lui voleva, “Non uccidete il futuro dei giovani”, ci siamo visti più d’una volta, nella sua comunità a Genova, a Milano e a Roma a dibattiti sul libro, a Torino alla Fiera del Libro. Ci siamo anche sentiti un po’ per telefono e con qualche mail, sempre più rara perché mi diceva “non sto tanto bene”, e mi faceva arrivare qualche messaggio tramite amici. Mettendo assieme le cose dette, se ne ricava quella che può essere definita la sua ultima intervista.

Domanda – Andrea, ce la farà questo governo a raddrizzare la barca?

Risposta – Ma che dici! Per riparare ai danni, specie a quelli arrecati al futuro dei giovani, ci vorranno due o tre generazioni, cioè dai 40 ai 60 anni. Altro che un governo!

D – E cosa possono fare nel frattempo i giovani?

R – Agitarsi! Indignarsi! Ribellarsi! Ecco cosa possono e devono fare nel frattempo. Senza mai mollare. Vedi cosa è successo con la primavera araba? L’hanno trasformata in autunno, se non già in inverno.

D – Sì, ma in Italia ci sono oltre due milioni di giovani che non studiano e non solo non lavorano, ma il lavoro neppure lo cercano. Rassegnati, più che indignati e ribellati?

R – Guarda, la fase di stanca c’è sempre, ma prima o poi passa. Certo, la nostra generazione ha colpe enormi rispetto questa massa di giovani portati a starsene fermi. Le mamme sono troppo protettive. E i padri sono spariti. Che fine hanno fatto i padri? Sai quante donne mi dicono “Caro don Gallo, il problema è che sono spariti gli uomini, non solo i padri. Di fare sul serio e magari anche mettere su famiglia e far figli non ci pensano proprio, neppure da lontano. Almeno fino ai 30 anni. E noi donne quando diventiamo madri?”. Eh, sì, lo so, è dura. Troppa televisione, troppa moda, troppa pubblicità, troppi modelli e stili di vita sballati. Mica possono fare tutti le modelle e i calciatori.

Il mondo è malato, non solo l’Italia è malata, ma il mondo intero. E lo possono guarire solo i giovani. Noi vecchi abbiamo fallito. Abbiamo fatto la resistenza e dato la democrazia e il benessere all’Italia, poi però ci siamo lasciati fregare. Guarda i comunisti…. per non parlare dei piddini di D’Alema, Veltroni, Bersani.

D – E di Matteo Renzi?

R- Beh, ma lui almeno parla un linguaggio più vicino a quello dei giovani, meno burocratese, meno politichese, meno blateratore. Quando in tv nel confronto tra lui e Pierluigi Bersani ho sentito quest’ultimo dire che “è meglio un passero in mano che un tacchino sul tetto” mi sono cascate diciamo le orecchie a terra! Ma come si fa?! Un passero in mano?! E un tacchino sul tetto?! Ma non poteva dire “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”?

D – Per i giovani però sarà dura anche perché un po’ alla volta gli stanno svuotando la scuola.

R – Ehh, questo è un altro bel guaio. Non mi ricordo chi ha detto che quando si risparmia sulla scuola e la cultura non è mai solo perché mancano i soldi, ma in realtà perché non vogliono che i figli di chi lavora abbiano le stesse apportunità dei figli dei ricchi. Insomma, l’establishment, cioè le classi dominanti, si assicurano di poter restare dominanti. I modelli orribili di stile di vita e di comportamento vomitati in continuazione da televisioni, pubblicità e cinema sono i fiancheggiatori di questo debosciare le masse giovanili non rampolli privilegiati.

D – Un vicolo cieco per la agitazioni giovanili iniziate nel famoso ’68.

R – Guarda, la società italiana ha sempre respinto in blocco, a differenza di quella tedesca e francese, tutte le novità man mano emerse dal ’68 in poi dai movimenti giovanili, studenteschi e femministi. C’era l’assurda pretesa che si dovesse seguire la linea del Partito comunista, sempre più chiuso in se stesso e ridotto con Berlinguer a predicare l’austerità come fosse S. Francesco. L’austerità come prova della maggiore moralità dei lavoratori. Come se non si sapesse da che mondo e mondo che chi si guadagna il pane col sudore della fronte è moralmente migliore di chi lo sfrutta o campa di rendita.

Per le femministe è andata pure peggio. C’era la pretesa che si limitassero a seguire la linea dell’Unione Donne Italiana, il carrozzone femminile del partito comunista. E alla fine ecco che per le donne c’è stata la spinta violenta a fare le escort, le modelle, i bunga bunga, le vallette, le Veline, le Letterine, sempre più svestite e sempre più carne da consumo sui manifesti pubblicitari, nei programmi e negli spot televisivi, ecc. Per reclamizzare una cassa da morto o una pattumiera c’è sempre bisogno di una donna in mutande… Bei modelli, davvero, e soprattutto alla portata di qualunque donna. Che brutta truffa ai loro danni.

D – Beh, ma se si comincia col dire che Dio è Padre e non anche Madre….

R – Ovvio che Dio sia Padre e anche Madre, per il semplice motivo che è tutto. La teologa spagnola Isabel Gomez Acebo lo sostiene dagli anni ’90, e un suo libro è stato tradotto in Italia dalle edizioni S. Paolo. Due anni fa nella Messa che celebrai con altri preti a Genova dopo la grande manifestazione nell’anniversario delle violenze di Stato per il G8, mi ha sorpreso e fatto pensare il fatto che tu hai proposto ai presenti la preghiera dell’Ave Maria specificando che il Padre Nostro lo trovi troppo arcaico. In una società che non è più totalmente patriarcale e maschilista, e dove le donne vivono più degli uomini, quindi rappresentano meglio la saggezza, anche la teologia dovrà evolversi. Peccato non lo abbia fatto il Papa teologo Ratzinger.

D – Con Papa Francesco tutti dicono che c’è già la Nuova Chiesa.

R – Ah, belìn, a chiacchiere stiamo tutti bene. A rinnovare la Chiesa ha fatto fatica Papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, nonostante abbia convocato un bel concilio, del quale però non è rimasto quasi niente, e dopo un paio di saluti ai romani e un po’ più di modestia da parte di papa Francesco ecco che tutti già parlano della sua “nuova Chiesa”. Se pensiamo di cavarcela così stiamo proprio freschi. Sai, Francesco è un gesuita. E in Argentina, quella dei tempi bui, non mi pare abbia fatto cose memorabili. Insomma, vedremo. Meglio: vedrete, perché il mio tempo stata scadendo. Sai qual è il mio sogno per la Chiesa? Per il suo rinnovamento e la sua salvezza?

D- No. Qual è?

R – Che finisca la chiesa costantiniana! L’imperatore Costantino non solo ha sdoganato il cristianesimo, e in questo ha fatto bene, ma lo ha troppo privilegiato fino a farne instrumentum regni, cioè uno strumento di potere politico. Ecco, tutto questo, che ha portati a pagine di storia molto brutte, deve finire. Siamo arrivati al punto che per Chiesa si intende la costruzione in muratura anziché l’ ecclesia, cioè la comunità dei fedeli. E no! I muri sono solo muri, anche se si tratta di belle cattedrali e bellissime basiliche, e la comunità dei fedeli è invece la chiesa. Così come la Chiesa non è il Vaticano, ma la comunità globale dei fedeli.