Emanuela Orlandi. Can can sulle ossa…in vista una Commissione d’inchiesta a 5 stelle

di Pino Nicotri
Pubblicato il 2 Novembre 2018 11:52 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2018 12:55
Emanuela Orlandi (nella foto). Can can sulle ossa...in vista una Commissione d'inchiesta a 5 stelle

Emanuela Orlandi. Can can sulle ossa…in vista una Commissione d’inchiesta a 5 stelle

Emanuela Orlandi. Con annesso mistero di scorta Mirella Gregori. Di chi sono le ossa? Non è ancora chiaro se lo scheletro trovato nell’ambasciata del Vaticano in via Po 37, detta anche Nunziatura Apostolica, e subito sospettato di essere quello di Emanuela Orlandi o di Mirella Gregori, è stato trovato nel massello di cemento del pavimento al piano terra dell’appartamento del guardiano o nel terreno sotto il massello. Difficile che sia stato trovato nel massello, cioè nella base di cemento sulla quale poggia il pavimento, perché lo spessore del cemento non può essere tanto grande da poter contenere un corpo. E se fosse invece tanto grande da poter contenere il corpo di una persona è impossibile che di questo ne resti solo lo scheletro perché è impossibile si formino i vermi e quant’altro “divora” la carne in putrefazione.

Più probabile quindi che lo scheletro sia stato trovato sotto il massello, cioè nel terreno. Nel qual caso potrebbe essere di un corpo tumulato nel terreno quando si usava seppellire i morti non nei cimiteri perché questi non esistevano ancora, a istituirli è stato infatti Napoleone, che però nella Roma papalina non era affatto ben visto. 

 Come che sia,  tutto lascia pensare a un nuovo caso come quello di Stefania Bini, la ragazza sequestrata e uccisa nel 1984 da suo zio Mario Squillaro e sotterrata nel pavimento di una stanza del suo appartamento dalle parti di Porta Maggiore. In questo caso della Nunziatura la persona uccisa e tumulata nel pavimento, o meglio in una buca scavata sotto e poi ricoperta,  potrebbe essere collegata con una misteriosa scomparsa risalente a mezzo secolo fa. La moglie ddi un dipendente che prese servizio nel 1965, di cui non si conosce il nome, ma si sa che litigava spesso e volentieri con la moglie anche in modo molto rumoroso, in modo quindi molto energico se non anche violento. La moglie a un certo punto non la vide più nessuno tra quanti lavoravano alla Nunziatura. Nessuna sorpresa e nessun sospetto quindi quando il marito spiegò che la moglie: “Se ne è andata all’improvviso, mi ha lasciato, non andavamo d’accordo”.

Resta da spiegare come mai il ritrovamento dello scheletro abbia incendiato fulmineamente la prateria dell’erba ormai secca del mistero Orlandi/Gregori rivitalizzandolo di colpo. Tanto che mi sono arrivate richieste urgenti di informazioni anche da giornaliste russe e spagnole in grande affanno.

L’incendio pare però proprio destinato a spegnersi rapidamente, anzi si può dire già spento dopo la grande fiammata, come del resto era prevedibile. Il portiere e la moglie per quanto se ne sa erano cittadini italiani e non vaticani, motivo per cui trovato lo scheletro il Vaticano questa volta ha avvertito le autorità italiane. E anche se fossero stati cittadini vaticani trattandosi di un possibile o probabile delitto il Vaticano ha comunque deciso di rivolgersi alle autorità italiane perché non è in grado di condurre le indagini e le perizie del caso. Massima apertura quindi anziché la chiusura totale e clamorosa riguardo la strage delle guardie svizzere del 14 maggio 1998. E anziché la grande prudenza, se non chiusura, sul mistero Orlandi.

L’incendio si spegne nonostante sia stato alimentato rilanciando in pista perfino il fotografo romano Marco Fassoni Accetti definito ancora “supertestimone” del caso Orlandi quando invece la Procura lo ha accusato di mentire per mitomania. C’è infatti chi s’è ricordato di una delle tante balle rifilate da Accetti, e cioè che Mirella Gregori quando è scomparsa “si è rifugiata” in un palazzo vicino via Po,  e per quanto impossibile ha voluto darle una apparenza di credibilità.

Non è mancato neppure chi ha ritirato in ballo l’immancabile e ubiquitaria Banda della Magliana, da Bruno Vespa a Porta a Porta al Fatto Quotidiano. E anche a costo di inventarsi che nella Nunziatura ci ha lavorato il solito don Piero Vergari, il famoso ex rettore della basilica di S. Apollinare sempre tirato in ballo a vanvera per tirare in ballo a vanvera nel mistero Orlandi la famosa banda e il suo asserito boss Enrico De Pedis. La prima a sostenere che lo strapazzato don Vergari ha lavorato nella Nunziatura è stata la giornalista Angela Camuso nel suo libro Mai ci fu pietà, scritto ottimamente. 

Ora chissà cosa si inventeranno coloro che hanno “soffiato” alla stampa il ghiotto scoop fasullo  delle ossa umane nella Nunziatura, scoop fasullo ma utile per il clamore finalizzato a ottenere ciò che vogliono: la commissione d’inchiesta parlamentare sul mistero Orlandi promessa prima delle elezioni dal senatore grillino Vincenzo Santangelo. 

Il mistero Orlandi continua. Anche le sempre più incredibili cantonate, se non speculazioni tra il cinico e lo sciacallesco.