Emanuela Orlandi, cimitero archiviato ‎fra le polemiche

di Pino Nicotri
Pubblicato il 2 Maggio 2020 16:43 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2020 16:43
Emanuela Orlandi, Ansa

Emanuela Orlandi, cimitero archiviato ‎fra le polemiche (foto Ansa)

ROMA – “Ma come? Il Vaticano archivia l’inchiesta sulla nuova solfa delle “ossa di Emanuela”, ambientata questa volta nel Camposanto Teutonico, e lei Nicotri non scrive nulla? E’ la seconda volta che batte la fiacca”.

Sa, eminenza, a dire il vero sono preso da un pezzo a tempo quasi pieno dalla tragedia della pandemia del Covid-19, che francamente mi sembra cosa assai più seria del correre dietro alle periodiche fantasie non sempre disinteressate.

Confesso che dell’archiviazione ho saputo all’alba del 30, con una telefonata che mi ha svegliato.

Ma non avevo intenzione né di alzarmi né di rimettermi al lavoro né tanto meno di dare a questa ovvia ennesima archiviazione la precedenza sulla nuova inchiesta che avevo appena terminato di scrivere, come al solito nottetempo.

E che riguardava le molto strane vicende della sanità lombarda in tema di tamponi e statistiche sul nuovo coronavirus.

“La capisco. Fantasie oltretutto sempre più macabre e cimiteriali a partire dal 2005: prima s’è fantasticato, anzi farneticato per anni e anni, a partire dal settembre 2005, su Emanuela Orlandi sepolta, per giunta assieme alla coetanea Mirella Gregori, nella bara del cosiddetto boss Enrico De Pedis nei sotterranei della basilica di S. Apollinare.

Poi la gazzarra di un paio di anni fa sulle ossa, attribuite chissà perché sempre alla povera Emanuela, sotto il pavimento della Nunziatura Apostolica di via Po, quando invece si trattava di ossa più che millenarie dei cimiteri, o meglio sepolcreti, detti salari perché ai lati della via Salaria.

A loro volta parte dell’enorme area di sepolture esterna alle mura di Roma antica perché l’Urbe vietava le inumazioni dei defunti all’interno del suo perimetro”.

Pietro Orlandi però solleva alcuni problemi degni di nota.

Lui aveva chiesto di aprire solo una tomba del cimitero Teutonico, invece il Vaticano ha deciso di aprirne due, quella indicata da lui e quella vicina.

E così Pietro Orlandi su Facebook ha scritto che per l’apertura anche dell’altra tomba si è stupito, ma “di più per l’avere tirato fuori dal cilindro , nello stesso pomeriggio dopo avere aperto le tombe (ma l’avvocato lo hanno avvisato tre giorni dopo), una botola e aprendola hanno trovato all’interno 26 sacchi di ossa.

Perché decidere di aprire una botola? E ora chiedono a noi se privatamente vogliamo analizzare quelle ossa? Quelle ossa sono il risultato di una loro indagine, non riguarda la nostra richiesta di aprire una tomba, risultata vuota”.

“A parte quel “cilindro”, che sottintende chissà quali giochi di prestigio del Vaticano, non capisco la meraviglia e la lamentela del signor Orlandi.

Dovrebbe essere invece contento se abbiamo aperto anche l’altra tomba, visto inoltre che non era chiarissimo quale fosse quella di cui parlava lui, o meglio il finto anonimo che gliel’ha indicata.

Gli è stata indicata perché qualcuno su quella sepoltura di una principessa lasciava ogni tanto dei fiori, ma quel qualcuno evidentemente ignorava che i fiori venivano portati anche per l’altra sepoltura, di un’altra principessa.

E ignorava soprattutto che il personale del camposanto quei fiori li portava per espresso desiderio degli eredi delle due defunte, come lei stesso ha scritto.

Ma poi, una volta trovata la botola che dovevamo fare? Finta di niente? Per essere ovviamente poi accusati di chissà quale altra soperchieria?”.

Scusi, perché parla di finto anonimo?

“Perché, come lei ha scritto, è stato lo stesso Orlandi a rivelare che la sua fonte vaticana era don Carlo Maria Viganò.

L’arcinemico di Papa Francesco, del quale ha chiesto e fatto chiedere le dimissioni. Accusandolo di avere commesso “atti pagani”!

Evito i commenti.

Tutto è nato perché “l’anonimo”, anonimo tra virgolette, aveva notato la faccenda dei fiori e anziché informarsi ha preferito giocarsela per cercare di mettere in imbarazzo il Papa.

L’altra sua fonte, come egli stesso ha detto, era la signora Immacolata Chaoqui: Orlandi ha infatti dichiarato pubblicamente che è stata lei ad avvertirlo che le tombe sarebbero state trovate vuote. Belle fonti…”.

Il recente decreto di archiviazione lascia alla famiglia Orlandi la possibilità “di procedere, privatamente, ad eventuali ulteriori accertamenti su alcuni frammenti già repertati e custoditi, in contenitori sigillati, presso la Gendarmeria”.

A parte il fatto che si sussurra che tra quei “frammenti già repertati” ci sia un cranio, difficilmente definibile frammento, sembra quasi che il Vaticano, con una disinvoltura che francamente appare eccessiva, al limite del disinteresse, di quei reperti se ne lavi le mani e lasci che se ne occupino eventualmente gli Orlandi.

Mi viene in mente la risposta della segreteria di Pio XII alla supplica della signora Dorina Corso, che gli aveva chiesto altre indagini negli ambienti ecclesiastici per capire dove fosse finito suo figlio, il famoso fisico Ettore Majorana scomparso nel marzo del 1938.

“E cosa venne risposto alla signora Majorana?” Nella bozza del 5 marzo 40, venuta alla luce con la pubblicazione dell’archivio ex segreto di Pio XII, si legge: “Quanto a ciò che si è suggerito per ulteriori ricerche nel settore ecclesiastico, il Santo Padre non vede la cosa di pratica utilità dopo il già fatto”.

Cosa possono fare ora gli Orlandi dopo “il già fatto”?

“Domanda da rivolgere a loro, non crede?”.

Giusto.

E infatti lo chiediamo a Pietro Orlandi. Che premette:

“Fare noi gli “eventuali ulteriori accertamenti”? Dipenderà se potrò permettermelo. Infatti costano.

Per quanto riguarda “il già fatto” nel cimitero teutonico, il problema è che loro su quelle ossa non hanno mai fatto analisi”.

Come sarebbe a dire?

“Sarebbe a dire che io non considero analisi quando il loro perito Giovanni Arcudi, un medico legale che non è un antropologo forense, referta a vista 26 sacchi di ossa in un giorno e mezzo.

Noi oltre al perito Giorgio Portera, omologo di Arcudi, abbiamo messo in campo anche la perita Laura Donati, che a differenza di Arcudi ha anche la qualifica di antropologa forense.

Merito suo se insistendo è riuscita a far separare 70 ossa perché riteneva impossibile analizzarle a vista. Tutto repertato in un giorno e mezzo a luglio.

Hanno messo le 70 ossa da parte per decidere e hanno impiegato dieci per prendere la decisione. Per loro tutto era finito a luglio, tant’è che Arcudi la sua relazione l’ha fatta subito ed era irremovibile.

Inoltre on questi mesi Milano non ha mai voluto incontrare la Sgrò, non hanno mai risposto a nessuna nostra domanda”.

Cos’è questa storia del cranio di cui si vocifera?

“E’ una storia vera. Che ha dell’incredibile. Arcudi infatti guardando un cranio ha sentenziato: “Al massimo è del 1970, non di anni successivi”.

A parte lo sbalordimento della nostra Donati e le ricerche riguardanti Emanuela, io credo sia anche interesse del Vaticano chiarire cosa ci facesse tra quelle ossa un cranio di un’epoca comunque successiva a tutte le sepolture del teutonico.

Ripeto: al di là della questione Emanuela. E’ come se in Italia si indaga su un omicidio, la Procura trova delle ossa che potrebbero appartenere alla vittima e chiama i parenti e gli dice “fatele analizzare privatamente”.

Sembra un modo di fare normale? A me no”.

Sono state fatte le datazioni col metodo del carbonio 14 che avete chiesto?

“No, assolutamente. Le loro analisi si sono fermate a luglio, basate solo sull’analisi visiva di Arcudi anche sulle 70 ossa che Donati, chiedendo fossero datate con metodo del carbonio-14, era riuscita a far tenere separate contro l’arroganza di Arcudi, convinto che l’utilizzo del carbonio 14 sia roba per i dilettanti. Noi non chiedevamo quel tipo di datazione per tutte le ossa dei 26 sacchi, ma solo per quelle 70. Niente da fare”.

Dei due metodi di datazione col carbonio quello dai risultati più precisi ha comunque un margine di errore tra i 2 e il 5%.

Un po’ troppi per accertare una data non antica, ma relativa ai passati anni ’80 del 1900.

Però, visto che il metodo era stato utilizzato dalla magistratura italiana per tutte le migliaia di ossa di S. Apollinare, era meglio concederlo anche per quelle sole 70 ossa.

Anche si inutile o da dilettanti, si sarebbero evitate le inevitabili polemiche.

“Invece, tutto in un giorno e mezzo, lo scorso luglio. Hanno messo quelle 70 ossa da parte per decidere. E hanno impiegato ben 10 mesi per prendere la decisione.

Ma per loro tutto era finito già a luglio, tant’è che Arcudi la sua relazione l’ha fatta subito. Era ed è rimasto irremovibile In questi mesi il Promotore di Giustizia vaticano Gian Piero Milano e il suo aggiunto Alessandro Diddi non hanno mai voluto incontrare il nostro avvocato Laura Sgrò e non hanno mai risposto a nessuna nostra domanda”.

Dopo 37 anni di piste fasulle, falsi allarmi, “supertestimoni” uno più mendace o mitomane dell’altro, si sperava che con la faccenda del Teutonico, per quanto chiaramente improponibile, si chiudessero almeno le polemiche e il balletto delle periodiche accuse riguardanti il Vaticano.

A quanto pare invece non sarà cosi. Ma per Emanuela non c’è pace su nessun fronte.