Emanuela Orlandi, ossa nel cimitero teutonico? Vaticano: “Pietro paghi analisi Dna”

di Pino Nicotri
Pubblicato il 23 Luglio 2019 7:15 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2019 11:15
Emanuela Orlandi

Emanuela Orlandi (foto Ansa)

ROMA – Verranno fatti anche gli esami del DNA per tutte le migliaia di ossa dell’ossario del cimitero teutonico che pare infittiscano il mistero Orlandi?

La mia fonte vaticana risponde di getto:

“Credo proprio che non ci sarà nessun bisogno di esami del DNA perché anche un cieco si renderà conto che si tratta di ossa che hanno più di un secolo viste le date di sepoltura nel camposanto teutonico. E forse anche di ossa vecchie di più secoli perché si tratta di un’area che sorge su quello che era il circo di Nerone e più in generale di una grande area cimiteriale. Che arriva anche oltre la famosa via Po della nostra Nunziatura, area enorme perché vi venivano sepolti i defunti fin dal tempo degli antichi romani perché farlo in città era vietato. Stiamo perciò parlando di milioni e milioni di defunti sepolti alla bell’e meglio nel terreno spoglio”.

Però, mi scusi, gli Orlandi hanno dichiarato che tra quelle migliaia di ossa “potrebbero esserci quelle di Emanuela”. Su che basi lo sostegono?

“Le consiglio di chiederlo a loro”. Dopo il consiglio, riprende il discorso sulle aree cimiteriali di Roma: “Per esempio, era adibita a esecuzioni di pene capitali l’area oggi tra via Merulana e i binari ferroviari della stazione Termini, area che Mecenate comprò spendendo poco e guadagnandoci molto. Anche li scavando è possibile trovare resti umani. E allora? Sono di Emanuela Orlandi? Magari perché lo afferma l’ennesimo burlone o mitomane anonimo?”.

Ma nel caso le ricerche dei DNA si debbano fare, chi ne pagherà il costo totale, sicuramente grande?

“A rigor di logica dovrebbe essere chi ha insistito per scatenare anche questo nuovo putiferio, per giunta sulla base di una lettera anonima, che peraltro finora nessuno ha mai visto. Dovrebbe essere come quando si perde una causa: le spese le paga il soccombente. Ma, ripeto, non credo proprio ci sia bisogno dei DNA”.

Anche le migliaia di ossa dell’ossario cimiteriale della basilica di S. Apollinare erano evidentemente secolari, eppure la magistratura italiana ordinò se ne ricavassero i DNA, utilizzando perfino un famoso e costoso laboratorio d’Oltreoceano. E il conto lo pagò lo Stato italiano.

“Si vede che qualcuno voleva assecondare la sete di spettacolo, che nulla ha a che vedere con la sete di verità, e che lo Stato italiano aveva soldi da buttar via nonostante l’enorme debito pubblico. Anche quella lunga farsa nacque su input anonimo, una telefonata anonima a un programma televisivo della Rai. Non dimentichiamo che un’altra lettera anonima, debitamente pubblicata con risalto su un libro di Pietro Orlandi, indicava a sua madre il cimitero di Prima Porta come sepoltura segreta della povera Emanuela, ma a nessuno venne in mente la follia di aprirne tutte le tombe. Come mai? Perché in quell’occasione nessuno ha gridato “il caso resta aperto” come invece succede oggi? Questo uso di due pesi e due misure la dice lunga sul desiderio più di clamore che di verità”.

Ma se è una follia, perché il Vaticano l’ha assecondata? L’impressione è che ci siate cascati come novellini ingenui, mi scusi il paragone.

“Anche fosse, sarebbe segno che non c’è nulla da nascondere. Ma passato pure questo nuovo tomentone estivo sarà assolutamente chiaro, almeno alle persone oneste e raziocinanti, che il Vaticano con la scomparsa di Emanuela Orlandi nonostante le chiacchiere sempre più assurde e violente non c’entra assolutamente niente. Continuare a insistere col tirare in ballo il Vaticano sarà solo e chiarissimamente strumentale. Sarà chiaro anche chi è credibile e chi invece proprio no, chi è in buona fede e chi invece proprio no. Cosa peraltro chiara da un bel pezzo vista la cinica disinvoltura con la quale si è passati dai Lupi Grigi alle tante altre piste urlate sempre con convinzione nonostante il loro vuoto. E’ scontato che ci sarà sempre un pugno di irriducibili bisognosi di calunniare, specie in questo periodo che – guarda caso – vede Papa Francesco sotto attacco sia per la sua posizione sui migranti che per il dialogo con l’Islam.

Attacco politico e attacco religioso. C’è chi rema contro. E chi, per un motivo o per un’altro, vi si presta volentieri. Tuttà pubblicità. Che come è noto è l’anima del commercio”.

Scusi, ma che mi dice delle lettere che l’avvocato di Pietro Orlandi sostiene di avere ricevuto anche dall’interno del Vaticano e che non sono anonime?

“Come ovvio e previsto, la loro credibilità s’è rivelata nulla dato che i resti di Emanuela non sono stati trovati dove si usa dire che venisse indicato da tutti costoro. E sì che di tombe ne sono state aperte due anziché una sola. Ma anziché prenderne atto e scusarsi c’è chi insiste strologando di “cripta utilizzata in passato per nascondere qualcosa, un ‘tesoro’ o qualcosa di scottante, di compromettente” e chi sproloquia di “sbocco alle fogne sotterranee per buttarci i resti di Emanuela”. E devo farle notare, Nicotri, che il primo a ventilare che Emanuela potesse essere stata sepolta in Vaticano è stato proprio lei in un suo libro. Per giunta, ha anche affermato che esiste un dossier su Emanuela nell’archivio della Segreteria di Stato. Mea culpa?”.

Solo in piccola parte. Intanto non parlavo certo del cimitero teutonico, ma di semplice terra, visto che ipotizzavo anche un’eventuale sepoltura nella tenuta pontificia di Castelgandolfo. Inoltre non avevo ancora potuto studiare molti atti giudiziari e non c’era stata la stupefacente lunga sequela di falsi sempre più assurdi messi in scena successivamente, che mi hanno aperto di più gli occhi. Riguardo l’eventuale dossier, mi sono limitato a citare un articolo su L’Espresso del mio collega Roberto Chiodi che riportava l’intercettazione di una telefonata all’ingegner Raul Bonarelli, soprastante dell’allora Vigilanza Vaticana, partita non da un bar o da un ufficio o casa qualunque, ma dal Vaticano. Che forse ha sottovalutato l’esigenza di chiarire subito.

“Lei ha seminato incautamente e altri raccolgono… Faccio comunque notare che c’è chi ha insinuato che il Vaticano aveva montato la faccenda delle ossa della Nunziatura per ostacolare le verifiche sul campo santo teutonico e avere così tempo per mettere in atto chissà quali diavolerie per nascondere chissà cosa.

Le telecamere e le molte persone qualificate presenti l’11 luglio hanno dimostrato e constatato che si trattava di insinuazioni campate diciamo per aria. Come del resto la stessa faccenda della sepoltura di Emanuela nel teutonico e tutto ciò che ne è seguito e ne sta seguendo”. Telecamere e controlli capillari, tutti debitamente registrati, anche sabato prossimo, 27 luglio?

“Certo. Tutto alla massima luce del sole. E tutto massimamente controllato, occhi bene aperti e vigilanza, e tutto controllabile anche in seguito”.

Pietro Orlandi afferma che “La vicenda farsa delle tombe vuote al Cimitero Teutonico della Santa Sede, conferma che all’interno del Vaticano c’è qualcuno che a tutt’oggi dopo 36 anni vuole tenere vivo il caso della scomparsa di mia sorella per ricattare qualcun altro”. Tradotto in italiano significa affermare che il colpevole della scomparsa di Emanuela è in Vaticano o è il Vaticano. E che comunque il Vaticano la verità la sa.

“Se lo dice lui… Riguardo la farsa, anzi le farse…. preferisco non raccogliere, non mi provochi. Mi limito a far notare che siamo alla riedizione in versione macabra delle “fazioni vaticane” inventate dal signor Marco Accetti. Per chiarezza, desidero però aggiungere: sa quante lettere anonime e non anonime riceviamo noi anche riguardanti certe persone note che così tanto si agitano? Alcune fanno notare l’inopportunità e l’incongruenza del continuare ad abitare in case del Vaticano da parte di chi lo accusa ormai di ogni nefandezza. Come si suol dire, e mi scusi il linguaggio, non si sputa nel piatto dove si mangia. Si può cambiare piatto. Noi pratichiamo la virtù del perdono: motivo per cui non verrà restituito pan per focaccia, si farà cioè tutto il possibile per evitare che chi di anonimo ferisce di anonimo perisce”.