Emanuela Orlandi: da Papa Francesco la verità sul mistero?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 18 Marzo 2013 - 06:37| Aggiornato il 21 Ottobre 2013 OLTRE 6 MESI FA
pietro orlandi con papa francesco

Papa Francesco parla con Pietro Orlandi

La dolorosa e anche un po’ tanto contorta storia che ruota attorno alla misteriosa scomparsa, 30 anni fa, di Emanuela Orlandi, si è arricchita di un nuovo episodio. Il neo Papa Francesco dopo la messa celebrata nella chiesa parrocchiale del Vaticano, vale a dire nella chiesetta di S. Anna, ha educatamente risposto al saluto e scambiato qualche parola con Pietro Orlandi. A quanto si dice, ha anche promesso di riceverlo. La notizia ha il sapore della novità assoluta che promette ribaltoni fino a ieri inimmaginabili.

Le foto mostrano il fratello di Emanuela Orlandi più felice del solito, chiaramente speranzoso. La Segreteria di Stato sarà finalmente costretta a rivelare tutto ciò che sa e che ha taciuto alla magistratura italiana, oltre che agli stessi Orlandi, sulla fine di Emanuela, sparita, come è noto, a quasi 16 anni di età nell’ormai lontano 22 giugno 1983? Lo speriamo vivamente.

Ma un invito a non peccare di eccessivo ottimismo, fino a illudersi per l’ennesima volta, non è superfluo. Vogliamo sperare che siano risparmiati, al Papa e a tutti noi comuni mortali, trionfalismi televisivi che sempre più hanno solo il sapore di speculazione pro audience: tutto sommato, l’incontro con scambio di qualche parola davanti S. Anna non è l’incontro di Teano né un prodigio miracoloso.

Che  Jorge Mario Bergoglio squaderni le carte chiuse in archivio, negli ultimi tempi per giunta spostate più al sicuro, ce lo auguriamo tutti di cuore. Ma qualunque cosa dovesse saltar fuori di diverso dal “non ne sappiamo nulla” sarebbe per il Vaticano semplicemente catastrofico.

Anzi, lo stesso dire “non ne sappiamo nulla”, come ha del resto dichiarato per iscritto l’anno scorso il responsabile della Sala Stanpa vaticana don Federico Lombardi, sarebbe di per sé rovinoso se non per l’intero Vaticano almeno per la buonanima di Papa Wojtyla, al punto da compromettere la santificazione invocata a tempo di record col famoso “Santo subito!”. E’ stato infatti Wojtyla a raccontare agli Orlandi che la scomparsa di Emanuela è “opera del terrorismo internazionale”.

Se dalle carte eventualmente rese note per ordine di Papa Bergoglio di “terrorismo internazionale” non saltasse fuori nulla, sarebbe chiaro che per la santità di Wojtyla si mette male. Anche se, a onor del vero, è ormai acclarato da tempo che il “rapimento politico” di Emanuela è stato solo una messinscena, e quindi il danno per Wojtyla sarebbe ormai svalutato. Resta però la sua dichiarazione che per la liberazione della ragazzina “stiamo facendo tutto quello che è umanamente possibile”: le carte processuali mostrano impietosamente che Oltretevere NON hanno fatto nulla. Come se sapessero che non c’era più nulla da fare… Se tale strana inazione venisse ora dimostrata anche dalle carte vaticane eventualmente dissepolte come la metteremmo?

Anche in questo caso non resta che aspettare e vedere cosa farà “la nuova Chiesa di Francesco”, che tutti danno entusiasticamente per cosa fatta e già acquisita. Nell’attesa, e visto che l’incontro immediatamente pubblicizzato s’è svolto davanti alla chiesa di S. Anna, possiamo intanto purgarci da alcuni veleni osservando che sotto quella chiesetta sono vengono sepolti tutt’oggi i defunti non sempre vaticani.

Tra questi, il padre, la zia e i nonni paterni di Pietro ed Emanuela. Facciamola quindi finita con il disinformato e ipocrita stracciarci le vesti e sospettare chissà che solo perché sotto la basilica romana di S. Apollinare è stato sepolto fino allo scorso giugno un altro comune mortale, anche se più ribaldo che vaticano. Facciamola anche finita con l’insistere a dire che sotto S. Apollinare sono sepolti “santi, papi e cardinali”, dei quali invece non c’è mai stata neppure l’ombra di una spoglia mortale.

Approfittiamo dell’arrivo del nuovo papa, e del bel nome che si è dato, per fare pulizia nei nostri cuori e riconciliarci francescanamente anche tra di noi. E con noi stessi.