Emanuela Orlandi, il mistero del dente del giudizio e quel fake della Stasi

di Pino Nicotri
Pubblicato il 4 novembre 2018 10:04 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2018 10:04
Emanuela Orlandi, il mistero del dente del giudizio e quel fake della Stasi

Emanuela Orlandi, il mistero del dente del giudizio e quel fake della Stasi

Emanuela Orlandi, il mistero della sua scomparsa resterà un mistero anche questa volta. Per tentare  di risolverlo sono  all’opera sulle ossa umane trovate a Villa Giorgina, in via Po 27, dove ha sede la Nunziatura vaticana a Roma la polizia scientifica e il professor Giovanni Arcudi, direttore di Medicina Legale all’Università di Tor Vergata.

La polizia scientifica italiana interviene perché la Nunziatura, contrariamente all’opinione comune, pur essendo di fatto l’ambasciata del Vaticano a Roma non è propriamente extraterritoriale. L’extraterritorialità infatti ha cinque diversi gradi e solo nel primo si può parlare di vera e propria totale extraterritorialità, negli altri casi si tratta solo di immunità. Ho appurato che Villa Giorgina ha “solo l’extraterritorialità di grado 3”: ciò significa che gode di alcune immunità, per esempio non paga l’ICI e gode di altre esenzioni, ma si tratta comunque di territorio italiano. Ecco perché il Vaticano ha DOVUTO avvisare le autorità italiane, senza avere mai pensato neppure da lontano che potesse trattarsi dei resti della sua cittadina Emanuela Orlandi. 

Le ricerche di laboratorio sono affidate interamente alla polizia scientifica (italiana) e il professor Arcudi è stato nominato come suo consulente dal Vaticano. Il professore ha già dichiarato che il DNA di quelle ossa lo si può anche estrarre e confrontare rapidamente, “nel giro di 8-10 giorni”, con quelli già noti di Emanuela e Mirella, ma a patto che “le ossa non siano state alterate dall’umidità e da altri fattori”. Le speranze sono affidate allo studio dell’arcata dentaria dello scheletro, soprattutto ai denti del giudizio, pare ce ne sia almeno uno, e ai molari.  

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Vediamo ora il perché, anzi i perché, al plurale, il mistero Orlandi resterà un mistero anche questa volta.

1) – Lo scheletro e le ossa rinvenute in via Po 27 durante lavori di ristrutturazione della portineria dell’ambasciata del Vaticano sono state trovate SOTTO il massetto di cemento del pavimento, il che significa che sono state trovate non nel cemento, ma nella terra. Smossa per i lavori di coibentazione del massetto decisi per evitare infiltrazioni eccessive di umidità, la terra ha mostrato quelli che sono molto probabilmente i resti di una sepoltura di quando non esistevano i cimiteri e quella zona era ancora campagna, terreno disabitato. In ogni caso, si tratta di una sepoltura avvenuta PRIMA della costruzione della portineria. Ora si  sospetta che sia stato il portiere ad avervi seppellito la moglie con la quale litigava spesso e violentemente e che alla fine potrebbe avere ucciso. Poiché però il portiere per quanto se ne sa è stato assunto nel ’65, e per giunta prima di lui ce n’era un altro, se ne dovrebbe dedurre che la sua abitazione, con annessi pavimento e massetto,  sia stata costruita prima del ’65: ma Emanuela Orlandi è scomparsa nell’83, vale a dire molti anni DOPO.  Idem per Mirella Gregori, sparita qualche settimana prima di Emanuela.

 2) – Se è vero che i lavori in corso sono per coibentare il massetto e il pavimento, ciò significa che il terreno che c’è sotto è molto umido. E l’umidità, come ha già dichiarato il professor  Arcudi mettendo le mani avanti, potrebbe avere compromesso la possibilità di estrarre un DNA attendibile.

 3) – Secondo indiscrezioni alcune di quelle ossa, se non proprio lo scheletro, potrebbero essere “di un bambino”. Se ad essere di un bambino fosse lo scheletro è evidente che non può essere di Emanuela, che quando è sparita aveva quasi 16 anni, e tanto meno di Mirella, un po’ più grande. Se invece ad essere di un bambino sono le ossa non dello scheletro, potrebbe trattarsi della sepoltura di una madre o di un padre col proprio figlio. O comunque di tumulazioni di quando era disabitata l’intera zona,  compresa via Po, esterna alle antiche mura aureliane, in serivizio fno alla presa (20 settembre 1870) della vicina Porta Pia, e comprendente la grande area di Villa Borghese. Se si potesse scavare sotto l’intera area della Nunziatura, che comprende una non minuscola area verde, e nella zona circostante, non è improbabile che si trovino altri scheletri e ossa umane.

 4) – Nel 2000 e nel 2001, per scrivere il primo dei miei tre libri dedicati alla scomparsa di Emanuela, ho incontrato più volte suo padre Ercole. Nel parlare dei “komunicati” del cosiddetto Fronte Turkesh, che  rivendicava il “rapimento” (in realtà, come mi disse il colonnello Gunter Bohnsak, il fantomatico Fronte e i “komunicati” erano frutto del suo X Dipartimento della STASI, i servizi segreti di Berlino Est),  il discorso cadde su quello del 22 novembre 1984. Vi si fornivano una decina di particolari asseritamente su Emanuela, compresa la scritta “Frattina 1982”. Ercole era convinto che il riferimento fosse al fatto che Emanuela nell’82 era stata da un dentista  in via Frattina. E mi disse che sua figlia non aveva ancora i denti del giudizio, che in effetti di norma compaiono dopo i 17-18 anni di età.