Emanuela Orlandi sepolta in Vaticano? I dubbi di Nicotri 

di Pino Nicotri
Pubblicato il 6 Luglio 2019 17:38 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2019 9:41

L’ombra di Marco Fassoni Accetti (anche) sulla nuova puntata del mistero Orlandi ambientata questa volta nel cimitero teutonico del Vaticano? Gli  indizi non mancano. E molto probabilmente sono il motivo a causa del quale il Vaticano ha deciso di aprire non solo la tomba indicata dal Pietro Orlandi e dal suo legale Laura Sgrò, ma anche quella accanto. Vediamo come stanno le cose.

Nella fiumana di dichiarazioni e accuse lanciate a ruota libera da Pietro Orlandi riguardo (anche) la faccenda del cimitero teutonico, ce n’è una molto interessante fatta in una intervista al giornale Open, ed è la seguente: “Hanno cominciato ad arrivarmi delle voci in merito a questa tomba e al fatto che c’era una persona che portava lì fiori per Emanuela”.

Balza subito all’occhio un particolare: contrariamente a quanto dichiarato e fatto credere anche dall’avvocato Laura Sgrò, a portare i fiori alla famosa tomba del cimitero teutonico  NON erano “varie persone”, bensì UNA SOLA persona. L’avvocato ha infatti sempre dichiarato di avere appreso da sue fonti “che già da qualche anno diverse persone sono solite portare dei fiori su quella tomba proprio per commemorare la giovane Orlandi che sarebbe seppellita in quel luogo”.

Tralasciamo che sono spariti i ceri e i lumini che pure si sosteneva fossero portati “a Emanuela”. Tralasciamo. Quello che però non si può tralasciare è che anche questa UNA persona di cui parla Pietro Orlandi potrebbe essere una persona intenzionata col suo comportamento a suscitare prima o poi sospetti utili a far nascere una nuova pista, ancor più clamorosa delle altre ma altrettanto vacua. Buona però per altro chiasso al cardiopalma e conseguente  altra raffica di ricche puntate televisive. E chissà, magari anche di un nuovo film oppure di un altro filmetto artistico del noto personaggio del quale parliamo nelle righe a seguire.   

UN mitomane? Per carità non sia mai. Anche se di mitomani si può serenamente parlare in molte della clamorose svolte che hanno segnato quasi 40 anni di mistero Orlandi.

E’ sicuramente solo un caso, ma è un caso conturbante: dell’esistenza del piccolo cimitero all’interno del Vaticano era sicuramente al corrente il fotografo e regista amatoriale Marco Fassoni Accetti, che – avvalorato da Pietro e Natalina Orlandi – ha tenuto banco per un bel pezzo portando in dono a “Chi l’ha visto?” quello che lui sosteneva essere “il flauto di Emanuela” e facendo “rivelazioni” strabilianti:  è stato lui il rapitore di Emanuela! Di Emanuela definita consenziente assieme ai suoi genitori perché sarebbe stato spiegato loro che si sarebbe trattato solo di una messinscena di pochi giorni, realizzata per conto di “una fazione vaticana”. Tante “rivelazioni” chockanti, però senza mai fare neppure un nome dei membri della “fazione”. Esattamente come Pietro Orlandi e il suo avvocato non fanno neppure un nome delle “varie persone” che hanno loro indicato quella UNA persona che portava i fiori “a Emanuela”.

Accantonato dai magistrati, Accetti ha fatto di tutto, ma invano, perché i magistrati riaprissero la bara di Ketty Skerl al cimitero del Verano: voleva riaccreditarsi dimostrando a tutti i costi che era vero anche quanto da lui “rivelato” sull’uccisione di quella ragazza. 

Fallito il tentativo di fare aprire la tomba della Skerl, ora guarda caso siamo in presenza della pretesa di fare aprire un’altra tomba in un altro cimitero… Quello interno al Vaticano. La cui esistenza è da tempo ben nota ad Accetti come DIMOSTRA una delle sue foto artistiche intitolata Cimitero anniscosto in Vaticano pubblicata nella serie di foto intitolata Stato della Chiesa nel sito Opere di Marco Fassoni Accetti.

La lapide di sinistra nella foto di Accetti benché un po’ mossa e sfocata si vede bene che è sorprendentemente simile alla facciata visibile nelle foto del monumentale sarcofago che il Vaticano ha deciso a sorpresa di aprire assieme all’altro. Si tratta del sarcofago che si vede a sinistra nella foto delle due sepolture sistemate ognuna ai piedi di un angelo poggiato al muro.

La lettera anonima diceva infatti di guardare “dove indica l’angelo poggiato al muro”, ma di angeli poggiati al muro ce ne sono due, non uno solo. La lapide di marmo bianco della foto di Accetti benché mossa e sfocata appare  identica alla facciata visibile nelle foto del sarcofago in questione.

Ha infatti gli stessi due corni laterali stondati sul loro lato interno e lo stesso rilievo a triangolo racchiuso dai due corni. Il profilo del rilievo è triangolare perché è a rilievo triangolare l’intero coperchio di marmo del sarcofago. 

Stando così le cose, è difficile che sia solo un caso che il Vaticano anziché aprire solo una sepoltura, quella indicata da Pietro Orlandi e dal suo legale, con grande sorpresa anche loro abbia deciso di aprire anche quella accanto.

La passione di andare per cimiteri anche per prenderne qualche oggetto da utilizzare nelle sue foto funebri è documentata dalla stessa produzione artistica di Accetti, ed è confermata da almeno un testimone.

In linea puramente teorica nulla vieta che sia stato lui o un suo collaboratore l’UNA persona che insisteva a portare i fiori “a Emanuela” nel cimitero teutonico. Insistenza utile a destare man mano curiosità, sospetti e sussurri. Che ovviamente sarebbero arrivati prima o poi a Pietro Orlandi. Che li ha trasformati sapientemente in (ennesime) grida. Ancora una volta, dunque, aspettiamo. Con la solita pazienza. Stavolta aspettiamo l’11 luglio.