Giornalisti pensionati vs Inpgi: ecco cosa vogliono fare

di Pino Nicotri
Pubblicato il 13 Ottobre 2015 20:07 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2015 20:07
Giornalisti pensionati vs Inpgi: ecco cosa vogliono fare

Giornalisti pensionati vs Inpgi: ecco cosa vogliono fare

MILANO – Non “eran trecento giovani e forti” come nella Spigolatrice di Sapri, ma una cinquantina di giornalisti pensionati. Combattivi e riuniti in assemblea oggi pomeriggio (martedì 13 ottobre) nei locali dell’Associazione Stampa Lombarda, tanto combattivi da avere in programma tre iniziative, tutte di non piccolo calibro:

  • una diffida di massa al governo Renzi perché si guardi bene dall’approvare la riforma pensionistica stilata dall’Istituto Previdenziale dei Giornalisti Italiani (INPGI);
  • l’impugnazione della stessa riforma davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, visto che l’INPGI ha sede a Roma;
  • – una raccomandata all’INPGI per chiedere:
  • le dimissioni del presidente Andrea Camporese, per il quale la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa e corruzione ai danni della stessa INPGI;
  • e il rinvio delle elezioni per il rinnovo dei suoi vertici, previste per febbraio dell’anno prossimo;
    le dimissioni dell’intero consiglio d’amministrazione dell’INPGI;
  • l’avvio della procedura per il commissariamento dell’Istituto, con conseguente nomina di un commissario “che faccia finalmente chiarezza sul reale stato di salute del nostro Istituto previdenziale e pensionistico”

L’assemblea è stata presieduta dal sempreverde Franco Abruzzo, storico ex presidente di lungo corso dell’Ordine dei Giornalisti Lombardi e attuale presidente dell’Unione Pensionati per l’Italia (UNPIT), che ha contribuito a fondare tre anni fa (anche con me) e della quale è la colonna portante. Abruzzo ha spiegato tra l’altro che

“la nomina di un commissario è necessaria perché nessuno spiega davvero come stanno i conti dell’Inpgi, nessuno risponde alle richieste di chiarimento fatte anche da giornalisti che si occupano di economia come Nicola Borzi de Il Sole 24 Ore. Camporese, che consideriamo innocente fino a sentenza definitiva, deve dimettersi perché le accuse giudiziarie contro di lui sono andate in crescendo e non in diminuendo. Prima c’era l’accusa di corruzione, ora siamo arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio anche per il reato di corruzione. Il tutto ai danni, si noti bene, dell’INPGI da lui presieduta e che appartiene a tutti noi”.

Ma perché il commissariamento invece che il rinnovo dei vertici tramite le elezioni ormai all’orizzonte, magari anticipandole in caso di dimissioni di Camporese?
“Perché le elezioni scatenerebbero le solite lotte tra le varie correnti sindacali, come sempre assetate di poltrone e poltroncine. E in queste condizioni l’Istituto non può permettersi lotte al coltello più feroci del solito. Inoltre i giochi sono già stati fatti fin da ora”.

In che senso?
“Nel senso che Camporese e i suoi hanno già deciso che dal cilindro delle prossime elezioni dovrà uscire come suo successore Marina Macelloni. Le donazioni annuali dell’INPGI alla Federazione della Stampa Italiana (FNSI), cioè al sindacato dei giornalisti, sono arrivate alla bella cifra di 2,5 milioni. Ecco perché l’Inpgi di Camporese ha potuto decidere che all’ultimo congresso della FNSI, tenuto a Chianciano Terme a fine dello scorso gennaio, venisse eletto un amico, Raffaele Lorusso, di non eccelsa esperienza sindacale, con il risultato che dopo ben 9 mesi non si riesce ancora a eleggere il presidente della stessa Fnsi. Beppe Giulietti nei giorni scorso ha rifiutato la candidatura, cioè di fatto la nomina perché sarebbe stato eletto a larga maggioranza. Ed ecco perché la FNSI è l’unico sindacato italiano che si è detto d’accordo con la tosatura delle pensioni decisa illegalmente dall’INPGI con la riforma al vaglio dei due ministeri vigilanti e di fatto al vaglio del governo”.

Perché illegalmente?
“Perché l’INPGI ha il compito di pagare le pensioni delle quali è maturato il diritto e non il compito di ridurle. L’INPGI non può sostituirsi al parlamento della Repubblica varando le riforme che le fanno comodo”.

Tutti argomenti che hanno infiammato l’assemblea. Nel cui mirino è finita anche la procedura seguita dall’Istituto per convocare le prossime elezioni: lettere raccomandate a tutti i giornalisti, con un costo di ben 500 mila euro, anziché invio di posta elettronica certificata, dal costo nullo.
Il dibattito più acceso che mai si è concluso con l’approvazione all’unanimità della lunga e molto puntigliosa mozione proposta dallo stesso Abruzzo.