Grillo “ruba” voti a destra e sinistra: politica dallo spettacolo. E poi?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 19 Febbraio 2013 10:34 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2013 20:19
grillo beppe

Beppe Grillo

Beppe Grillo ruberà voti a destra o a sinistra? Premesso che non ruberà voti a nessuno, per il semplice motivo che il voto è libero e nessuno, neppure Grillo, è costretto a votare in un modo o in un altro, la mia opinione e che porterà via voti, e non pochi, sia alla destra che alla cosiddetta sinistra.

Alla destra porterà via voti della politica spettacolo inventata dallo stesso Berlusconi, politica spettacolo che Grillo ha capovolto in spettacolo politica. Il Cavaliere e il suo partito, a prescindere dal nome, hanno saputo lucrare dalla degradazione della politica in spettacolo condotta anche a grandi manciate di “circenses” elargite dalle tv private e dal sostituzione della figura del leader politico con quella del personaggio di successo comunque accattivante. Politica strada facendo adottata anche da Veltroni nei vari partiti dei quali ha fatto parte infilandoci ogni volta fosse possibile vedove, orfani, familiari di eroi civili che come unico merito hanno quello di essere congiunti di vittime della criminalità organizzata o del terrorismo.

L’ultimo acquisto di questo tipo a sinistra è l’avvocato Umberto Ambrosoli, che però, esattamente come Grillo, ha capovolto le procedure: anziché dire lui sì all’offerta del Pd ha fatto in modo che fosse il Pd a dover dire sì a lui, ma la sostanza non cambia. Politicamente Umberto Ambrosoli, candidato a guidare la Regione Lombardia, non ha storia. Figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, ucciso nel 1979 da un killer agli ordini del banchiere mafioso siciliano Michele Sindona, sulle cui imprese Ambrosoli stava indagando come commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, l’avvocato Umberto ha invece una discrata carriera di tecnico: è o è stato in due organismi, uno in Rcs e l’altro in Kairos partners Sgr, e come amministratore indipendente nel consiglio di amministrazione di Rcs, ed è stato nominato dalla Banca d’Italia in tre comitati di sorveglianza in procedure di controllo riguardante istituti e società lombarde.

Non si può considerare attività politica neppure il suo far parte del comitato antimafia milanese voluto dal sindaco Giuliano Pisapia e presieduto da Nando Dalla Chiesa, comitato che oltre a dar lustro ai suoi componenti non è ben chiaro a cosa serva in pratica.

Ormai la politica spettacolo portata avanti per anni da Berlusconi, sapientemente condita con il calcio, l’ostentazione del lusso, la saga di famiglia, gossip ghiotti, l’incenso dei giornali posseduti più o meno direttamente e dei programmi televisivi di amici ben retribuiti, il mito del tombeur des femmes, e annessi e connessi, non fa più molta presa. Lo spettacolo infatti si è rivelato per quello che era: un altro circo animato da nani e ballerine con l’aggiunta di non pochi avvocati e dosi massicce di escort e olgettine oltre che di ricche poltrone istituzionali alle più volenterose. Un circo che ha continuato a godersi la vita anche quando il Belpaese cominciava ad andare di male in peggio.

L’idea geniale di Grillo è la scelta dell’itinerario inverso: cominciare dallo spettacolo e convertirlo in politica. Spettacolo, si badi bene, messo in scena di persona piazza per piazza anziché nei salotti e pollai televisivi e neppure in regge private con gossip patinati. Spettacolo quindi a diretto contatto del “popolo” e della “ggente”, che attirata dalla novità e dalle indubbie capacità affabulatorie di Grillo ha infatti riempito le piazze con le sue esibizioni comizio sempre vuote invece quando si presentava a parlare un qualche altro candidato anche se politico più o meno famoso con curriculum alle spalle.

Grillo ha evitato anche l’errore di Dario Fo, che quando ha tentato di diventare sindaco di Milano, anziché dare spettacolo piazza per piazza meneghina da quel grande maestro e istrione geniale che è, si è piegato alla logica classica, quelle dei “dibbattiti” televisivi e dei comizi nei luoghi deputati. Avesse fatto come Grillo, probabilmente Fo sarebbe diventato sindaco di Milano e lo sarebbe ancora oggi.

I voti che invece Grillo “ruberà a sinistra” sono quelli del web, cioè del “popolo della Rete”, come si autodefiniscono spesso coloro che animano i social network come fossero comitati di base di una volta o i centri sociali di oggi e tentano di usare politicamente e organizzativamente internet, soprattutto Facebook, senza riuscirci davvero. Grillo è riuscito laddove hanno fatto cilecca i vari Popolo Viola che, in concorrenza tra loro, hanno tentato di diventare il partito di massa della Rete promuovendo proprie pagine su Facebook con annessa collezione di amici virtuali e organizzando anche qualche manifestazione di piazza dove ritrovarsi fisicamente.

Ultima loro trovata i flash mob. Un mondo, quello della Rete, composto soprattutto di giovani, una sorta di edizione aggiornata di quelle che una volta erano le federazioni giovanili dei partiti. Un mondo, quello della Rete, che si affianca a quello composto invece da non giovani svegliatosi dal lungo sonno della ragione, cioè dalla politica spettacolo del Ventennio berluscone.

Forse sbaglio, ma credo che con il grillismo il mondo politico dovrà fare i conti. Sperando non sia l’edizione aggiornata del berlusconismo in salsa a-televisiva e stracciona anziché sempre luccicante.